Cooperazione
giovedì 23 Febbraio, 2023
Banca regionale, c’è chi dice no. Spuntano i primi soci contrari
di Margherita Montanari
Sabac, La Società di agricoltori del Consorzio Melinda, con 315 soci all’attivo, è preoccupata dalla fusione tra Cassa rurale Novella e Cassa di Trento. Cescolini: «Non tutela gli interessi degli agricoltori»
Il progetto di fusione tra Cassa rurale Novella Alta Anaunia e Cassa di Trento non è passato inosservato. Dopo le prime perplessità espresse da Federcoop e dalle Casse Rurali non coinvolte nel progetto, adesso è il turno dei soci dell’istituto bancario noneso. Tra loro, figurano molti agricoltori e melicoltori del consorzio Melinda. Se ne contano anche nella cooperativa Società Agricoltori Brez Arsio Cloz (Sabac), che guarda «con grande preoccupazione» al piano di aggregazione.
Nonostante un generale riserbo sulla prospettata operazione, cominciano a venire a galla le prime preoccupazioni del mondo della melicoltura. Una galassia di agricoltori (molti cooperatori) che hanno messo i propri risparmi nelle mani della Rurale e che per anni hanno beneficiato della prossimità con l’istituto di credito. Oggi, mentre si prospetta davanti a loro uno scenario di aggregazione, vedono vacillare un modello di credito cooperativo su cui hanno costruito la stabilità e l’attività professionale di una vita. «È inevitabile guardare con grande preoccupazione a quei progetti di riorganizzazione del mondo bancario che finiscono per mettere in discussione la natura stessa degli istituti locali e la missione del credito sul territorio», afferma Mario Cescolini presidente di Sabac (Società Agricoltori Brez Arsio Cloz), consigliere di Apot e del Consorzio Melinda.
Il progetto di fusione, comunicato l’8 febbraio dai consigli di amministrazione delle banche coinvolte, ha messo in subbuglio il mondo del credito cooperativo. Un fermento emerso dopo lo «schiaffo» riservato dal presidente di Federcoop Roberto Simoni al numero uno di Cassa Centrale, Giorgio Fracalossi, nel convegno nazionale organizzato sabato a Palazzo Geremia. Per Simoni, la «Banca regionale per il Trentino-Alto Adige», istituto che dovrebbe nascere dall’aggregazione, ha «ambizioni dimensionali apparentemente non giustificate da oggettive esigenze di stabilità e rafforzamento patrimoniale». Costituisce quindi una fuga in avanti che «preoccupa i soci e i territori limitrofi, con particolare riguardo al vicino Alto Adige». Un discorso che ha trovato la sponda delle Casse Rurali trentine. Ma tra chi misura i possibili effetti della fusione c’è soprattutto la base sociale. Composta da famiglie e imprese. In Valle di Non, territorio vocato alla coltivazione delle mele, le aziende e coop sono in gran parte agricole. Una massa che avrà un peso importante sugli equilibri dell’assemblea dei soci che voterà in autunno il progetto di fusione.
Il confronto sulla «Banca per il Trentino-Alto Adige» deve ancora iniziare. Di certo ci sono i numeri: si tratterebbe del primo istituto per dimensione e connotazione territoriale regionale e secondo del Gruppo bancario nazionale Ccb. Un istituto che raggrupperebbe 32.539 soci, un patrimonio netto di 321 milioni di euro, 406 dipendenti, 53 filiali e 7,37 miliardi di massa amministrata. Il timore di Sabac, coop agricola con sede a Novella e 315 soci, è che la prossimità vada a disperdersi nel mare magnum di un grande istituto di credito con sede nel capoluogo.
Le prime dichiarazioni non sono di conforto per il disegno prospettato dai cda di Trento e Novella. «L’iniziativa annunciata dalle due banche impatta pesantemente sull’intero ecosistema delle imprese, incluse ovviamente quelle del settore agricolo che, anche grazie alla sinergia tra credito e cooperazione, hanno saputo sperimentare fin qui un modello di sviluppo sostenibile a beneficio della comunità, dell’ambiente e della coesione sociale — commenta Cescolini — Di fronte a certe scelte, obiettivamente difficili da condividere, rischiamo ora di assistere a un evidente indebolimento della tutela degli interessi dei soci e alla progressiva dispersione del patrimonio che essi hanno contribuito ad accumulare nel tempo e che ha concorso alla crescita delle realtà valligiane». Il commento è tagliente e prospetta un sentiero in salita per la fusione. A cui i soci potrebbero ribellarsi. Chi prelevando le proprie risorse per spostarle altrove, chi allestendo argomentazioni in vista delle pre-assemblee e dell’assemblea dei soci decisiva.
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