L'intervista
domenica 11 Gennaio, 2026
Arlanch (Dolomiti energia): «Servono ingegneri elettrici, l’università attivi un corso»
di Ubaldo Cordellini
La presidente del gruppo in vista dell'assemblea pubblica di ateneo: «Ci vogliono competenze per puntare in maniera decisa sulle rinnovabili»
«Bernabè ha ragione, serve formare giovani esperti in materia di energia e serve puntare di più sulle rinnovabili, come Dolomiti Energia ha fatto ormai da molti anni. Noi chiediamo da tempo un corso all’università per ingegneri elettrici e speriamo che venga allestito quanto prima per andare incontro elle esigenze del territorio». La presidente della multiutility trentina Silvia Arlanch raccoglie la palla alzata dal presidente dell’ateneo trentino Franco Bernabé e la schiaccia per fare il punto su alcune questioni chiave in materia di energia che ancora per molti forse non sono chiari.
Presidente Arlanch, Bernabè nell’intervista al nostro giornale per presentare l’assemblea di ateneo ha puntato sul tema dell’energia che vede come uno snodo cruciale per molti motivi, non ultimo quello di mettere in condizioni il nostro paese di competere con altri. Ma affronta anche il tema delle rinnovabili che, in un paese come il nostro pieno di sole e di vento, non vengono sfruttate a dovere. Che fare?
«Intanto faccio osservare che Dolomiti Energia produce esclusivamente o quasi energia da fonti rinnovabili. Solo il 2 per cento della nostra produzione, destinata agli impianti di teleriscaldamento, attualmente viene prodotta con il gas. Noi alle rinnovabili ci crediamo e molto. Lo dimostra il fatto che ormai da più di dieci anni vendiamo esclusivamente energia green, ovvero prodotta con fonti rinnovabili. Crediamo fortemente alla sostenibilità ambientale».
Ma Bernabè osserva che servono persone con la preparazione e le competenze giuste proprio per sviluppare questo settore. Lei che ne dice?
«Dico che sono perfettamente d’accordo. L’abbiamo detto da molto tempo e continuiamo a chiederlo ancora adesso. Per puntare in maniera decisa sulle rinnovabili servono competenze. E queste competenze bisogna formarle. A noi servono ingegneri elettrici. Lo abbiamo detto all’Università, il rettore è a conoscenza di questa richiesta che viene il territorio e speriamo che si possa arrivare presto a una soluzione. Attualmente cerchiamo queste competenze fuori dalla nostra regione e non è sempre semplice. Talvolta c’è la competizione con altre multiutility come la nostra, altre volte i giovani non intendono trasferirsi qui in Trentino. Se ci fosse un corso specializzato qui da noi penso che sarebbe tutto più semplice. Ed è una questione di grande importanza perché queste competenze servono e molto. E il settore , come sottolineato da Bernabè, è strategico per l’economia. Sarebbe bello poter formare dei giovani in casa nostra per poter crescere».
Bernabè ha anche osservato che una famiglia italiana arriva a spendere 300 o 350 euro al mese in energia. Un costo spropositato che ci impedisce di reggere la concorrenza di paesi come Francia, Spagna o Germania che hanno un costo dell’energia di molto inferiore al nostro. Perché accade questo?
«Intanto si deve ricordare che il costo dell’energia è meno del 50% dell’importo totale della bolletta. Oltre al costo dell’energia ci sono accise, Iva e imposte varie che pesano, appunto, per oltre la metà della bolletta. Ma poi c’è un fattore ancora più importante».
Quale?
«È impensabile che per la produzione dell’energia elettrica dipendiamo dal costo del gas. Soprattutto in periodi come questi, con la guerra in Ucraina. Se il costo del gas è determinante nel calcolo del Pun, il prezzo unico nazionale, faremo sempre fatica a stare al passo».
Ma gli altri paesi come fanno a tenere i prezzi sensibilmente più bassi del nostri?
«Hanno un mix energetico diverso dal nostro. Ad esempio, la Francia ha le centrali nucleari e lo stato francese contribuisce economicamente alla gestione. Questo fa in modo che l’energia abbiamo un costo più basso. In Spagna, invece, c’è un’importanza maggiore delle energie rinnovabili e per questo riescono ad avere i prezzi più bassi».
Ma anche noi abbiamo il sole e il vento hanno in Spagna. Perché non facciamo la stessa cosa?
«Noi usiamo troppo il gas. Il fatto è che per sfruttare le rinnovabili bisogna seguire il clima e il territorio. Il sole è concentrato soprattutto al sud e il vento per i parchi eolici si trova in alcune zone determinate, mentre usando il gas si può produrre energia ovunque. Quindi i produttori preferiscono questa comodità».
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