Cronaca

giovedì 21 Maggio, 2026

Appalti spezzatino all’università: il professor Mosè Ricci assolto in appello

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Era l'ultimo nome di un'inchiesta che coinvolse 17 persone e ora finita nel nulla

Dopo dieci anni di inchieste e sequestri il professor Mosè Ricci è stato assolto in appello. In primo grado era stato l’unico condannato, sia pure a sei mesi di pena per un reato minore, nel processo scaturito dall’indagine della Guardia di finanza per “appalti spezzatino” e doppio lavoro che ha interessato docenti e personale amministrativo del Dipartimento di ingegneria civile ambientale e meccanica (Dicam) dell’Università di Trento e alcuni liberi professionisti. Otto imputati erano stati assolti in primo grado nel 2024 dal tribunale presieduto dal giudice Marco Tamburrino mentre per Ricci rimase in piedi l’ipotesi di peculato d’uso.

L’inchiesta relativa a fatti risalenti a prima del 2016 aveva destato molto scalpore, all’epoca furono 17 le persone indagate. Nel 2024 il collegio presieduto dal giudice Marco Tamburrino ha assolto otto dei nove imputati, condannando unicamente il professore Mosé Ricci alla pena di sei mesi per il reato di peculato d’uso in relazione all’utilizzo dei lavoratori e delle apparecchiature del Dicam per la progettazione privata del nuovo polo sanitario trentino.

La pena era stata sospesa. I fatti sono molto risalenti nel tempo e secondo l’accusa, comprendevano bandi pilotati, scambi di favori tra privati e dipendenti dell’ateneo, esercizio di altre professioni di professori a contratto, utilizzo per fini privati di laboratori pubblici e di dottorandi.

La Procura della Repubblica di Trento aveva chiesto 20 anni di reclusione complessivi. Alcune ipotesi di reato erano già cadute in fase di udienza preliminare, mentre al termine del processo i giudici avevano stabilito che i reati di truffa, turbativa d’asta e falso non sussistevano, mentre per quanto riguarda l’abuso di ufficio era stata decisa l’assoluzione in quanto il fatto non costituisce più reato. Ieri in Corte d’appello è caduta anche il reato residuale per cui Ricci era stato condannato a sei mesi di reclusione.

Secondo i giudici di secondo grado, il professore e architetto non aveva commesso alcun reato. Lo stesso docente manifestando soddisfazione sottolinea che l’intero procedimento penalizza la possibilità formativa data dal poter impiegare ricercatori in attività professionali: «Sono felice che dopo dieci anni sia stata finalmente riconosciuta la dignità del lavoro dell’Università di Trento, dei suoi professori e mio personale. La giustizia ha trionfato ma 10 anni di processo hanno ripristinato uno status quo che penalizza le potenzialità formative e le economie circolari che le università possono sviluppare a Trento, come già accade in altre sedi italiane (Torino su tutte) ed estere». Assolto anche il professor Scaglione. L’inchiesta della Finanza aveva destato parecchio scalpore e aveva coinvolto anche dirigenti e personale dell’Università accusati di aver fatto ricorso ad appalti spezzatino per non dover fare gare d’appalto. L’esito del processo, però, ha dimostrato la loro totale buona fede.