Hair stylist

domenica 4 Gennaio, 2026

Andrea Alessi, il parrucchiere dei red carpet e i segreti di Lady Gaga. «La semplicità è il nuovo lusso»

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Il 31enne da Venezia a Cannes. «Ho lasciato l'Università e ho seguito i miei sogni: nei capelli ho sempre visto arte e bellezza. Le celebrità? Indossatrici di tendenza»

«La moda non la fa la celebrità, ma la squadra che c’è dietro: stilisti, parrucchieri e make-up artist. È lì che nasce un’immagine: quando abiti, capelli e trucco dialogano tra loro. Le star sono indossatrici di tendenza». Andrea Alessi, 31enne titolare del salone Diciannove Hair Lab a Trento, racconta i retroscena del mondo dorato dei vip, «effervescente, inebriante e travolgente». Lui ha realizzato il sogno più grande per un operatore della bellezza: acconciare le star dei Festival del Cinema di Cannes e Venezia, senza mai interrompere l’attività in città. Il percorso professionale di Andrea è iniziato quasi per caso e diventato un mestiere, poi vocazione, fino a trasformarsi in una carriera che lo ha portato a lavorare con personaggi internazionali come Hell Raton e Emma Tillinger, produttrice di film come Joker e The Irishman, e a incontrare star come Lady Gaga, Angelina Jolie, George Clooney, Patty Bravo e molti altri. Lui ce l’ha fatta seguendo una filosofia precisa: la testa tra le nuvole e i piedi per terra. Non è mancato poi il duro lavoro, le esperienze formative e i tanti sacrifici. Il tutto condito da una miscela di determinazione e un’umiltà vincente.
Andrea, ci tolga subito una curiosità sulle nuove tendenze beauty per il 2026, gli «in» e gli «out»?
«La parola d’ordine è semplicità. Confermo il ritorno dei capelli lunghi, sciolti e lisci, naturali ma curati. Bocciati i tagli medi classici, long bob e caschetti; sì ai cortissimi e agli scalati. Le texture puntano alla lucentezza, all’effetto gloss, capelli corposi ma morbidi, mai finti. Per i colori, si va verso toni naturali e trasparenti: il biondo platino è passato. Anche il trucco, meglio se leggero».
Facciamo un passo indietro, come è iniziata la sua carriera?
«Ho frequentato il liceo delle scienze sociali e poi ho fatto due anni di Giurisprudenza. Il diritto mi piaceva, ma non era la mia strada. Mia mamma è parrucchiera e sono cresciuto in quell’ambiente. Il sabato andavo da lei in salone e lì stavo bene. Ho un ricordo molto forte dei profumi: quando tornava a casa, le sue mani sapevano di prodotti. Ancora oggi, quando li sento, mi colpiscono e ricordo la mia infanzia. A un certo punto ho lasciato l’università, mia mamma non era d’accordo».
C’è stato un momento preciso in cui ha capito che sarebbe diventato il suo lavoro?
«In realtà l’ho sempre sentito. Ho seguito il consiglio di mia madre di studiare per non precludermi nulla, ma nei capelli ho sempre visto arte e bellezza. Valorizzare una donna, renderla più sicura, per me è questo il senso del mestiere. Con determinazione ho semplicemente seguito la mia indole e i miei sogni: così ho fatto un anno da apprendista nel salone di mia mamma e poi la scuola serale di parrucchieri a Trento».
Come è arrivato a lavorare con i personaggi famosi?
«Durante la pandemia ho iniziato a condividere sui social video tutorial: spiegavo come asciugare i capelli, come usare i prodotti, come ritoccare il colore. Usavo prodotti di un grande brand internazionale Kerastase, la linea per capelli creata dalla L’Oreal. Mi hanno notato così. La prima chiamata è arrivata per Cannes nel 2020. Subito dopo è arrivata Venezia. Ho detto sì senza sapere davvero cosa mi aspettasse. Mia madre mi ha sempre insegnato che non bisogna fermarsi per paura di fare errori, perché dagli sbagli possiamo apprendere».
L’impatto del primo Festival di Venezia?
«Spiazzante. Programmi serrati, spostamenti continui, camere d’albergo extra lusso che diventano backstage. È un mondo che corre molto veloce, inebriate e travolgente. Il ritmo è intenso, in mano almeno due valige. Avanti e indietro per la laguna in bicicletta o con i taxi boat per raggiungere i personaggi assegnati e contribuire a creare la magia delle immagini che faranno il giro del mondo. Lavoriamo tantissimo e dormiamo poco, alcuni party durano fino le quattro del mattino e dobbiamo rimanere a disposizione per eventuali ritocchi».
Com’è lavorare dietro le quinte con le star?
«È stimolante, ma ripeto, molto faticoso: creare il look perfetto ha bisogno di molte ore di lavoro. Ho impiegato quattro ore e mezzo per fare un semplice liscio a Marina Valdemoro Maiano. Comunque, vedi gioielli da centinaia di migliaia di euro, abiti incredibili, ma anche tanta tensione. Spesso le persone più importanti sono le più semplici. Le attrici di fama, in genere, sono rispettose del nostro lavoro. Spesso, invece, è più difficile il rapporto con chi ha grande visibilità sui social».
Le celebrità dettano davvero la moda o seguono anche loro le tendenze?
«La moda non la fa la celebrità, ma la squadra che c’è dietro tra stilisti parrucchieri e make up artist. Ci sono abiti che richiamano naturalmente certi capelli e trucchi. Ad esempio la pelle vuole il capello effetto bagnato e make up rigorosamente nero. Le star sono indossatrici di tendenza. Poi, quando lavoro per i red carpet la mia idea è quella di creare look copiabili e replicabili nella vita di tutti i giorni, valorizzando la personalità di chi li porta».
Quale è stata la richiesta più insolita che le hanno fatto?
«È successo a Venezia. La produttrice con cui lavoravo era nella sua camera in accappatoio, senza aver ancora scelto cosa indossare per il red carpet. Mi ha aperto il guardaroba: era pieno di abiti e accessori di Chanel, lei mi fa “cosa metto?” Ne avrei parecchi di aneddoti»
Tipo?
«A una star le si era strappato l’abito, un Armani costosissimo: mi ha chiesto di cucirlo e io non lo sapevo fare. Mi sono arrangiato in qualche modo. Un’altra volta ho usato dei tronchesini per tagliare il laccetto delle scarpe e ancora ho aiutato a indossare collane tempestate di diamanti».
La prima persona famosa di cui si è occupato?
«Hell Raton, a quell’epoca giudice di X Factor. Ero molto agitato: nessuno ti prepara a entrare in una stanza d’albergo extra lusso con qualcuno che sei abituato a vedere solo in televisione. Arrivato in hotel la receptionist mi ha detto che non c’era nessuno con quel nome. Panico, poi ho pensato che potesse essere un nome d’arte così l’ho cercato online. Mi tremavano le gambe, lui si è rivelato gentile e tutto andato bene».
Al Festival del Cinema di Venezia l’hanno vista scendere sul molo insieme a grandi star internazionali. Che effetto fa?
«Sono personaggi inarrivabili, resti colpito: per prepararli servono mesi di lavoro e studio. Lady Gaga ha un carisma fortissimo, Angelina Jolie un’eleganza naturale. Poi, ho avuto il piacere di fare aperitivo nel tavolo vicino a quello di George Clooney, al cast de “La casa di carta”. Li sentivo chiacchierare, in fondo sono persone normali, ma hanno un’aurea di bellezza particolare. Patty Bravo è quella che mi ha colpito più di tutti, una diva. L’ho incontrata in ascensore, sembrava fluttuare. In quei momenti tutta la fatica viene ripagata».
C’è differenza tra una star e una cliente del salone?
«No. Il mio obiettivo è sempre lo stesso: valorizzare. Cambia il contesto. Con una star lavori a casa sua, con la cliente è lei che viene da te, quindi sei più tranquillo. Ma il rispetto e la cura sono identici».
Nel 2018 ha inaugurato il suo salone a Trento. Cosa rappresenta oggi?
«È il mio punto fermo. Lavorare ai grandi eventi è emozionante, ma la soddisfazione più grande è aver creato un team unito, affiatato, che condivide gli stessi valori».
Un sogno ancora nel cassetto?
«Ho imparato a non tenerli chiusi. I sogni vanno messi in vista. Continuare a crescere, formarmi anche all’estero, senza perdere autenticità. E non avere mai paura di sognare».