orrore sul k2
domenica 13 Agosto, 2023
Alpinista norvegese sott’accusa: «Lasciò morire uno sherpa sul K2 per battere il record»
di Sara Alouani
Avviata in Pakistan un'indagine. Harila si difende: «Nessuno ha colpa per ciò che è successo»
È stata avviata in Pakistan un’indagine sulla morte dello sherpa Mohammed Hassan vicino alla vetta del K2, dopo le accuse secondo cui decine di scalatori desiderosi di raggiungere la vetta sarebbero passati accanto all’uomo ferito in una caduta senza prestagli soccorso, lasciandolo così morire.
Le accuse relative agli eventi del 27 luglio hanno oscurato il record stabilito dall’alpinista norvegese Kristin Harila e dalla sua guida Tenjin. Scalando il K2 quel giorno, sono diventate le alpiniste più veloci del mondo, scalando le 14 montagne più alte del mondo in 92 giorni. Harila ha respinto ogni responsabilità per la morte del portatore 27enne padre di tre figli, che è scivolato e caduto da uno stretto sentiero in un’area particolarmente pericolosa, nota come “collo di bottiglia”. In un post su Instagram, venerdì, ha scritto di sentirsi «arrabbiata per il modo in cui molte persone hanno incolpato altri per questa tragica morte» e che nessuno aveva colpa.
Harila ha raccontato a Sky News che Hassan era rimasto appeso a una corda, a testa in giù, dopo la caduta nella strettoia, che ha descritto come «probabilmente la parte più pericolosa del K2». Ha detto che dopo circa un’ora la sua squadra è riuscita a riportarlo sul sentiero. A un certo punto, lei e un’altra persona della sua squadra hanno deciso di proseguire verso la cima, mentre un altro membro della squadra è rimasto con Hassan, dandogli acqua calda e ossigeno dalla sua maschera. Harila ha detto di aver deciso di proseguire verso la vetta perché anche la sua squadra di fissaggio in avanti ha incontrato delle difficoltà.
Harila si sta difendendendo soprattutto dalle accuse di due scalatori che si trovavano sul K2 quel giorno, l’austriaco Wilhelm Steindl e il tedesco Philip Flaemig. I due avevano interrotto la scalata a causa delle difficili condizioni meteorologiche, ma hanno dichiarato di aver ricostruito gli eventi in un secondo momento rivedendo le riprese di un drone. Il filmato mostrava decine di scalatori che passavano accanto a Hassan gravemente ferito invece di soccorrerlo. I due hanno affermato che il portatore avrebbe potuto essere salvato se gli altri scalatori, tra cui Harila e la sua squadra, avessero rinunciato a raggiungere la vetta. «C’è un doppio standard qui. Se io o qualsiasi altro occidentale fossimo stati sdraiati lì, si sarebbe fatto di tutto per salvarli», ha detto Steindl, «tutti avrebbero dovuto tornare indietro per riportare il ferito a valle».
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