Sport
sabato 3 Ottobre, 2026
Alex Schwazer: «Non voglio più tornare alle Olimpiadi». E sulla nuova positività: «Voglio capire la verità»
di Luca Galoppini
Al Festival dello Sport il marciatore altoatesino torna sul nuovo caso di positività: «Chiediamo di provare una nuova tecnologia». Sul palco anche Gianna Nannini
Un campione fuori e dentro dalla pista di marcia, disciplina nella quale si è contraddistinto e che lo ha portato a vincere la medaglia d’oro ai giochi di Pechino del 2008 nei 50 chilometri, diventando un simbolo per la sua Vipiteno e per l’Italia intera. Poi la perdita dell’identità, perché il suo nome viene associato al caso Schwazer. Alex passa in secondo piano e la cronaca sembra essere diventata più importante di tutti i traguardi e i successi che il marciatore ha raccolto in tutta la sua carriera di atleta e sportivo. Infine, c’è l’uomo che reclama la sua innocenza e che sta in qualche modo perseguendo un’idea di giustizia e verità, per riconquistare la più grande delle medaglie: tutto ciò che questi anni feroci gli hanno portato via.
Come sta oggi Alex Schwazer? Ne ha parlato direttamente al Festival dello Sport, nell’appuntamento di ieri pomeriggio in piazza Duomo: «Sono giorni difficili perché c’è anche una nuova positività alla quale devo rispondere. È un po’ diversa da quella del 2016 perché ho l’esperienza di quella volta, quindi so cosa vuol dire lottare nelle varie sedi giudiziarie per ottenere giustizia. Io pensavo che in due anni si potesse risolvere la questione, ma in realtà il tutto si è protratto per ben cinque anni e io questo non lo posso e non lo voglio più fare — afferma Schwazer — All’inizio c’è la necessità di capire come si è arrivati a questo risultato perché il test sull’Epo prodotto non è diretto, non si riesce a distinguere l’Epo esogena, che arriva da fuori, dall’Epo endogena, che produciamo noi. Quindi in questa prima fase c’è la volontà di capire il motivo, ma non ho più questo desiderio di tornare alle Olimpiadi. A Rio dovevo tornare a casa, a Tokyo c’erano tutti gli elementi per chiedere la revisione, ma la squalifica non è stata revocata e non ho potuto partecipare. Così come a Parigi, che sarebbe stata la mia ultima occasione».
È invece di pochi giorni fa la notizia che l’atleta, insieme al proprio avvocato Gerhard Brandstaetter, ha deciso di cambiare strategia nel nuovo caso che l’ha coinvolto in questa terza positività della sua carriera, risalente ad aprile di quest’anno. Rinunciando alla terza provetta. Lo stesso Schwazer ha spiegato i dettagli di questo cambio di marcia: «Inizialmente avevo chiesto la controanalisi del campione B a patto che venisse analizzata anche l’urina residua, che possiamo definire come campione C conservata da Sandro Donati, ma non è stata accettata. Ci è stato poi proposto di analizzare B con il metodo alternativo successivamente, che sarebbe a livello scientifico più importante per capire meglio la verità», aggiunge il campione olimpico. «Questo esame però non distingue l’Epo esogena da quella endogena, ma ci sono varie metodologie che riescono a dividerle. Sull’esame B io non credo che cambierà qualcosa con lo stesso metodo, devono essere separate le due forme di Epo, altrimenti non si avrà mai un risultato esatto. Finora, sia l’iniziale analisi A sia l’analisi B sono state effettuate in questo modo, quello che chiediamo noi è di provare questa nuova tecnologia». Nell’appuntamento di ieri, oltre a Schwazer, sul palco del Duomo era presente anche un altro volto piuttosto celebre in Italia ma che con lo sport, almeno fino ad ora, ha ben poco a che fare. Il passaggio da microfono e chitarra a nuoto, ciclismo e corsa deve essere breve per chi ha cantato l’«America» come Gianna Nannini, che ha reso nota la sua passione per il triathlon e com’è nato il rapporto col marciatore altoatesino: «Non avrei mai pensato che io e Alex potessero creare una coppia così vincente. Io vengo dalla musica, lui dalla marcia, eppure ci siamo trovati a metà strada. Ci siamo conosciuti a Merano e io non l’avevo mai visto prima, ma mi serviva qualcuno che mi aiutasse nel triathlon. Inizialmente lo vedevo poco convinto, tuttavia ha deciso egualmente di farmi da allenatore. Io sono l’atleta del rock, ma in fatto di sport lui è un numero uno assoluto».
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