La manifestazione
martedì 20 Gennaio, 2026
Accordo Ue – Mercosur, anche gli agricoltori trentini sfilano a Strasburgo: «Una deriva autocratica e ideologica imposta da von der Leyen»
di Redazione
I manifestanti di Coldiretti e di Confagricoltura partiti alle 2 di notte per essere presenti alla manifestazione
«Fermare le importazioni sleali di prodotti alimentari che non rispettano gli standard europei, mettendo a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori». Anche le associazioni trentine hanno sfilato a Strasburgo, davanti al parlamento europeo, contro l’accordo tra Ue e Mercosur: presenti Coldiretti e Confragricoltura.
Il timore principale riguarda l’ingresso nel mercato europeo di prodotti alimentari realizzati con standard sanitari, ambientali e sociali inferiori rispetto a quelli imposti agli agricoltori comunitari. Un sistema che, secondo le organizzazioni agricole, rischia di generare concorrenza sleale e di penalizzare le produzioni locali.
Pochi controlli e regole non rispettate
«Le stesse regole seguite dalle imprese agricole europee devono essere rispettate da chiunque voglia vendere nel nostro mercato, da qualunque Paese provenga», sottolinea Coldiretti. L’associazione chiede anche controlli più stringenti, ricordando che oggi «solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere».
Alla manifestazione hanno preso parte, per Coldiretti Trentino Alto Adige, il presidente Gianluca Barbacovi e il direttore Enzo Bottos, insieme al presidente nazionale Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea.
In un comunicato Coldiretti denuncia quella che definisce una «deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula von der Leyen, che sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente».
Il nodo Mercosur e la posizione del Trentino
Secondo Coldiretti, il negoziato Mercosur rappresenta «l’emblema delle follie della Commissione europea»: un accordo che «consente di importare prodotti senza reciprocità e senza adeguati controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada a trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo».
Sul tema interviene anche Diego Coller, presidente di Confagricoltura del Trentino, che evidenzia luci e ombre dell’accordo:
«Sicuramente ci possono essere delle buone opportunità per alcune produzioni della nostra Provincia, si pensi per esempio al vino, al formaggio e alle mele. Preoccupa però una categoria di prodotti, in particolare le carni bovine e avicole, che possono rappresentare una potenziale concorrenza».
Senza garanzie sul principio di reciprocità, definito «non negoziabile», il settore agricolo europeo rischia di confrontarsi con produzioni soggette a standard qualitativi e ambientali molto meno rigorosi rispetto a quelli europei. Un principio che, secondo le organizzazioni agricole, dovrebbe essere esteso a tutti i prodotti agroalimentari che già oggi entrano nel mercato Ue.
«Chi vuole esportare verso l’Unione europea deve rispettare le stesse identiche regole produttive e ambientali dei nostri agricoltori», ribadisce Barbacovi, concludendo: «Abbiamo documentato nel porto di Rotterdam quella che possiamo definire una vera e propria porta degli inferi, da cui passano prodotti destinati ad arrivare anche sulle tavole italiane».
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