In tribunale

sabato 10 Gennaio, 2026

Accoltellato al centro commerciale. La vittima: «Mi sono estratto da solo la lama dal collo». Chiesta una perizia psichiatrica per l’aggressore

di

Il caso nel maggio 2024 a Civezzano. Un primo esame aveva dimostrato che l'aggredito era capace di intendere di volere

«Il 20 maggio di due anni fa ero in fila alla cassa del supermercato del centro commerciale di Civezzano quando qualcuno, senza dirmi niente, mi sferrò una coltellata da dietro, alla base del collo, sotto la nuca, andata in profondità per 12 centimetri. Solo abbassando di poco la testa vidi scappare quell’uomo che da settimane mi perseguitava nel mio bar della Valsugana, portando con sé anche un coltello tanto che avevo chiamato più volte i carabinieri. Eppure quell’uomo lo avevo anche aiutato e ospitato per un po’ quando non aveva lavoro. Ancora oggi non so spiegarmi perché abbia cercato di uccidermi».

Questo, in sintesi, quanto giovedì in tribunale ha raccontato il 54enne aggredito e finito al tempo in rianimazione, in gravissime condizioni, all’ospedale di Trento. «Non so come sono riuscito a sopravvivere — ha detto — In quegli istanti ho estratto da solo quella lama da 14 centimetri che mi aveva conficcato. Era a un centimetro da carotide e aorta. In ospedale mi chiamavano Lazzaro..» ancora la testimonianza della parte offesa, ferita anche a una spalla. Secondo il medico legale incaricato la vittima ha rischiato di morire. Ma avrebbe riportato anche danni permanenti.

Ad essere sentito sul banco dei testimoni anche il maresciallo dei carabinieri che aveva svolto indagini e proceduto all’arresto.

La premeditazione
In videocollegamento dal carcere di Spini di Gardolo c’era l’imputato: un 47enne di origini bresciane, in Trentino senza fissa dimora e da qualche tempo gravitante nel Perginese, arrestato quel 20 maggio 2024 mentre era in fuga, registrato durante la brutale aggressione dalle telecamere del supermercato. Per l’accusa un agguato pianificato, quello al 53enne che aveva già molestato nel suo locale, fino a qualche giorno prima.

Il 47enne, assistito dall’avvocato Francesco Moser, deve rispondere infatti di tentato omicidio premeditato aggravato, anche dallo stalking (atti persecutori), oltre a lesioni e porto di oggetti atti ad offendere per quel coltello che si era procurato in precedenza e che ha usato contro il barista ristoratore che aveva già minacciato.

Capacità da appurare
C’è però un passaggio, per i giudici, fondamentale: appurare la capacità di intendere e volere dell’imputato al momento dei fatti contestati, la sua capacità di stare in giudizio, quindi di affrontare il processo, ma anche la sua eventuale pericolosità sociale. Il collegio ha infatti disposto che l’aggressore venga sottoposto a perizia psichiatrica, che verrà discussa in aula nella prossima udienza di fine gennaio.

Una super perizia alla luce del fatto che lo stesso 47enne nel 2016, all’epoca dipendente di un locale, arrestato a Bolzano per un altro episodio (reati contro la persona), era risultato totalmente incapace dallo psichiatra incaricato. Tanto che era stato accolto anche in Rems e solo poco tre anni fa era venuta meno nei suoi confronti la misura di sicurezza della libertà vigilata.

Di esito diverso la più recente consulenza psichiatrica disposta dalla Procura di Trento, per un altro episodio però, un’ulteriore aggressione del 2024, avvenuta prima di maggio e inizialmente inquadrata come tentato omicidio: aveva concluso che il 47enne era invece capace di intendere e volere. Di qui la necessità del collegio di disporre una nuova perizia.