La fisarmonica verde
sabato 22 Luglio, 2023
A Norimberga con Marcello Osler nel cuore
di Andrea Satta *
Il viaggio di Andrea Satta sulle orme di papà Gavino: dal lager di Langenfeld a Roma
All’arrivo a Norimberga sembrava di essere in Paradiso. Saranno state le ombre lunghe dell’ora che guarda al tramonto, sarà stata la temperatura da ottobre che c’è qui in Germania, ma in bici si stava proprio bene. Se fossi morto, ma forse sono vivo, mi sarei sentito dire: «Andrea, è il Paradiso che ti avevo promesso». In effetti nei chilometri di parco che hanno caratterizzato l’esordio della città, tutti andavano in bicicletta, i bambini, i nonni, gli uomini di affari, le ragazze con gli amanti e con le amanti, gli uomini con i loro mariti e le loro mogli, gli studenti, gli immigrati, i figli, i ladri, i padri. A destra e sinistra, vie ciclabili si intersecavano come tutto fosse ovvio e normale e sicuri le imboccavano i ciclisti, come fosse tutto logico e naturale, come fosse un diritto consolidato. Un Paradiso mi è parato dinnanzi, ma non era certo per me, che non lo merito. Per chi è questo Paradiso, mi son chiesto. Per qualche tedesco ambientalista e benestante? No, per chi fosse apparecchiato quel mondo magico e onirico di biciclette l’ho saputo stamattina dalla mia amica Luciana Chini. In Paradiso è volato, stanotte, Marcello Osler. Non mi dilungherò qui con retoriche frasi del tipo «Marcello pedala fra le nuvole». No, Marcello mi mancherà e basta. Io gli ho sempre voluto bene fin da quando ero bambino e non lo conoscevo e lo avevo immortalato su di un pezzetto di carta a quadretti: «Marcello Osler» e sotto «Brooklyn». Lui, titolare di un pezzetto di carta a quadretti come tanti altri ciclisti degli anni ‘70 su cui soffiavo per simulare la tappa e lo facevo perdere perché lui era un gregario e i gregari vanno in fuga, ma poi vengono ripresi quando manca poco al traguardo. Luciana me lo ha fatto conoscere e lì siamo diventati amici, anche se gli ho dovuto spiegare, a Marcello, che io gli soffiavo contro per farlo perdere. E poi ho conosciuto tutta la sua bella famiglia che sa cantare, suonare e far cultura. Marcello Osler, pensa un po’, che aveva corso per Roger De Wlaemink e Patrick Sercù, ma anche con Moser e negli anni prima con Gimondi e Merckx, non so se mi spiego.
Marcello che quella volta da Vietri di Potenza a Sorrento fece una fuga di una settimana e diede tre pomeriggi di distacco a Gimondi, Allah, Buddah e Gesù Cristo. Perché se Marcello se ne andava non lo riprendevi facile.
Questa fuga di stanotte però è la fuga definitiva. Non lo rivedremo per le interviste, né per sapere come è andata. Però me lo terrò nel cuore, come faccio da anni con Alfredo Martini. Due grandi.
Me lo porto in questo viaggio, Marcello, ho talmente tanti chilometri da fare che qualche cambio controvento glielo chiederò. Voi fate finta di averci visti pedalare.
* Cantante dei Têtes de Bois
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