Italia
sabato 31 Gennaio, 2026
Il caso dell’angelo restaurato con la faccia di Giorgia Meloni. L’artista: «Un caso, ho seguito le linee originali»
di Redazione
Parla Bruno Valentinetti, già autore del busto di Umberto II nella chiesa: «Identica alla figura di 25 anni fa
C’era il rischio che si gridasse al miracolo quando quello che sembra a tutti gli effetti il volto di Giorgia Meloni è comparso su uno dei cherubini dell’affresco che adorna la cappella del Crocifisso nella basilica di San Lorenzo in Lucina, nel centro di Roma. Una vicenda ai limiti del giallo, che ha portato le opposizioni a chiedere chiarimenti al ministero della Cultura e la premier a ironizzare sull’accaduto: «No, decisamente non somiglio a un angelo», ha scritto sui social, con tanto di emoticon sorridente.
Il caso è frutto del recente restauro dell’opera chiesto dal parroco della basilica, monsignor Daniele Micheletti, a Bruno Valentinetti, autore dell’affresco con motivi floreali e angelici voluto nel 2000 dalle stesse associazioni monarchiche che a metà degli anni Ottanta avevano chiesto la collocazione di un busto di Umberto II in una nicchia della cappella, con lapide nella quale veniva espresso l’auspicio di una ricollocazione al Pantheon delle salme degli ex reali morti in esilio.
«Quando sono arrivato nel 2020 le decorazioni erano rovinate, a causa delle infiltrazioni di acqua piovana e anche di acqua di risalita. Quindi ho chiesto, sempre a Valentinetti, di ripristinarle», ha spiegato monsignor Micheletti. Il prelato ha riconosciuto che il volto del cherubino somiglia molto a quello di Meloni («è innegabile»), ma ha riferito che «Valentinetti assicura non fosse sua intenzione mettercelo, né nell’opera originale del 2000, né nel restauro».
L’artista ha sostenuto di aver replicato le linee originali del cherubino: «Somiglia a Meloni? Ve lo inventate voi. Io non noto nessuna somiglianza, ho fatto solamente quello che c’era prima e basta», ha chiarito, «ho restaurato un’opera di 25 anni fa. Sapete cosa vuol dire restaurare? Significa rifare quello che c’era prima, quindi 25 anni fa c’era quello che vedete oggi».
Sul posto, su indicazione del ministro Giuli, sono arrivati i funzionari tecnici del ministero della Cultura per un primo sopralluogo, ma la soprintendente speciale per Roma Daniela Porro ha avvisato che «si tratta di un’opera del 2000, dunque non è un bene culturale e non è sottoposto a tutela. Già da lunedì ho dato incarico ai miei funzionari di fare una ricerca in archivio per capire attraverso le fotografie se vi sia stata una trasformazione rispetto al dipinto del 2000».
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