L'evento

giovedì 29 Gennaio, 2026

Errore, fragilità e dubbio come motore di crescita e creatività: a Trento l’evento (per studenti) che insegna il valore dell’imperfezione

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Al Centro Studi Erickson di Trento, il progetto dell’associazione Ateleia che porta nelle scuole un messaggio ispirato a Rita Levi-Montalcini

«Ateleia» è una parola greca che significa «imperfezione», ma non nel senso di mancanza o difetto. Dentro di sé porta l’idea di qualcosa che non è concluso, che resta aperto, in movimento, capace di trasformarsi. È da questa parola antica e luminosa che nasce il progetto «Imperfezione Creativa», l’evento formativo e culturale a Trento ideato e promosso dall’associazione Ateleia, in arrivo a Trento il 13 febbraio, al Centro Studi Erickson, dedicato a studenti delle scuole superiori.

«Ateleia», infatti, non è solo un nome, ma una visione: accogliere l’imperfezione come valore, come spazio di possibilità, come luogo in cui può nascere il cambiamento. Una prospettiva che prende forma dalla storia di Rita Levi-Montalcini, scienziata e Premio Nobel, la cui vita, spesso raccontata come un percorso «perfetto», è stata in realtà, come ogni vita, attraversata da ostacoli, deviazioni, imprevisti.

«La sua vita, che noi vediamo così brillante, è stata in realtà un susseguirsi di imprevisti e ostacoli. Ed è affrontandoli con intelligenza e creatività che ha costruito la strada che oggi ammiriamo», racconta Giulia Comba, presidente di Ateleia e ideatrice del progetto.

Da questa consapevolezza nasce una domanda semplice e potente: perché inseguire modelli di perfezione che non ci appartengono, quando possiamo provare a costruire una vita autentica a partire da ciò che siamo, anche – e soprattutto – nelle nostre fragilità? «Imperfezione Creativa» parla proprio di questo: di come l’errore, il dubbio, la deviazione possano diventare occasioni per scoprire nuove strade.

«Viviamo spesso la vita di altri, alla ricerca di una perfezione che non esiste. Accogliere l’imperfezione, invece, ci permette di cambiare, di evolvere, di esplorare nuove possibilità», spiega Giulia Comba. Un messaggio che si rivolge in particolare ai e alle giovani, spesso schiacciati dalla pressione della performance, dai voti, dalle aspettative, dai modelli sociali che definiscono cosa significa «avere successo». Per questo Ateleia ha scelto di portare il progetto nelle scuole e di costruire un vero e proprio ponte tra generazioni.

A Trento, il programma della giornata sarà un viaggio collettivo tra parola, musica, dialogo e creatività. Dopo l’accoglienza, che si aprirà con un momento di improvvisazione corale, gli e le studenti incontreranno Matteo Porru, giovane scrittore e opinionista, che racconterà il suo percorso verso il successo partendo proprio dalle sue imperfezioni.

Uno dei momenti più intensi sarà il dialogo con Piera Levi-Montalcini, nipote della scienziata, che porterà contributi inediti dall’archivio di famiglia. Tra questi, la lettura di una lettera scritta da Rita Levi-Montalcini nel 1963 in cui riflette sul significato di «essere bravi» e sul peso delle aspettative. Parole di sessant’anni fa che parlano ancora al presente, smontando l’idea che il valore di una persona si misuri solo in risultati e traguardi.

«Vogliamo creare un ponte intergenerazionale, uno spazio in cui i ragazzi e le ragazze si sentano ascoltati e presi sul serio nei loro pensieri e desideri», sottolinea Giulia Comba. In questa direzione va anche l’incontro con i giovani rappresentanti della rete legata a Paranoia Festival, che porteranno al centro il tema della salute mentale, raccontandolo «da ragazzi per ragazzi», senza filtri e senza retorica.

La mattinata si concluderà con i Giochi di «Imperfezione Creativa» e un concerto collettivo finale, perché anche la musica, soprattutto quando nasce dall’improvvisazione, insegna che non esiste una nota «sbagliata», ma solo un suono che chiede di essere ascoltato. Nel pomeriggio, poi, i laboratori offriranno uno spazio concreto per «toccare con mano» cosa significa lavorare con l’imperfezione e trasformarla in risorsa.

In fondo Ateleia ci ricorda proprio questo: non siamo progetti da completare, ma storie in divenire. E forse, nel coraggio di non essere perfetti, possiamo trovare la forma più autentica di creatività e di libertà.