Il report
lunedì 26 Gennaio, 2026
Unioni civili ai minimi storici e matrimoni in calo: in Trentino i dati Istat e Ispat fotografano una crisi delle nozze
di Ubaldo Cordellini
I dati statistici raccontano una provincia sempre meno incline alle scelte formali: cresce il rito civile, aumentano seconde nozze e divorzi, mentre le unioni restano marginali
Ai trentini piacciono poco le unioni civili. Lo dice l’Istat che ha rilevato come nel 2024, ultimi dati disponibili, vi siano state appena 16 unioni civili in provincia di Trento, ovvero 2,9 ogni centomila abitanti. Il dato più basso nel Nord Italia e uno dei più bassi del Paese, visto che più in basso di noi in classifica ci sono solo Calabria, Basilicata e Molise.
A Bolzano va un po’ meglio con 22 unioni civili, 4,1 ogni centomila abitanti. In tutta Italia le unioni civili sono state 2.936, il 56 per cento di uomini e il 43,9 per cento di donne. In media in tutta Italia ci sono 5 unioni civili ogni centomila abitanti, quasi il doppio del Trentino.
Del resto anche i matrimoni in Trentino non hanno un grande successo negli ultimi anni. Secondo l’Ispat, l’Istituto di statistica provinciale, in Trentino i matrimoni mostrano un calo del 15% negli ultimi vent’anni con 1.547 nozze nel 2023, mentre nel 2004 erano state 1.823, e una marcata preferenza per il rito civile. I matrimoni in Comune rappresentano la scelta prevalente rispetto a quelli religiosi, spesso celebrati da persone con un’età media superiore ai 35 anni, e le coppie miste sono in aumento.
Il rito civile è ormai di gran lunga in maggioranza. Secondo Ispat, nel 2023, su 1.547 unioni, ben 1.121 sono state civili contro solo 426 religiose. In alcune aree come l’Alto Garda, i matrimoni in chiesa sono quasi scomparsi: sono stati solo 13 in tutto tra Arco e Riva nel 2024.
E se le unioni civili in provincia sono appena 2,9 ogni centomila abitanti, i matrimoni sono 28,6 ogni 10 mila abitanti, un valore molto inferiore rispetto alla provincia di Bolzano (43,7) ma in linea con la media del Nordest. Il Comune di Trento è in controtendenza rispetto al resto della Provincia visto che nel 2023 si è registrato un leggero aumento delle celebrazioni rispetto agli anni della pandemia.
L’aumento dell’instabilità coniugale contribuisce alla diffusione delle seconde nozze: dal 2004 al 2019 in Trentino gli uomini risposati crescono dall’8,5% al 17,4%, mentre le donne risposate aumentano dal 9,1% al 17,9%. Questa dinamica è comune al resto del Paese.
Le separazioni coniugali nel 2022 sono 668 (-20,4% rispetto al 2021) e i divorzi 640 (-13,3%), leggermente al di sotto delle medie 2012-2019. Dal 2007 al 2022 i divorzi aumentano in termini relativi sia in Trentino, da 10,3 a 11,8 ogni 10 mila abitanti, sia soprattutto sul piano nazionale, da 8,7 a 14,0, mentre restano perlopiù stabili in Alto Adige (9,7). Nello stesso periodo le separazioni in Trentino diminuiscono, da 14,9 a 12,3 ogni 10 mila abitanti.
Dal 2015 la nuova legge sul divorzio ha reso più semplice e rapido il processo di scioglimento del matrimonio: nel 2022 le procedure extragiudiziali in Trentino corrispondono al 22,8% delle separazioni e al 33,0% dei divorzi, a fronte di percentuali nazionali simili.
L’avvio del processo di scioglimento del matrimonio crea due questioni fondamentali, ossia l’affido dei figli e l’assegnazione dell’abitazione. In Trentino nel 2021 la presenza di affidi riguarda il 61% delle separazioni e il 40,5% dei divorzi, quasi sempre definiti in procedimenti giudiziali. Dall’entrata in vigore della legge l’affido condiviso costituisce la modalità principale, con percentuali che superano il 90% sia in Trentino sia nei territori di riferimento. La parte residuale di affidi non condivisi è principalmente a carico della madre.
Se si osserva l’estensione dell’instabilità coniugale attraverso l’incidenza delle persone divorziate nella popolazione, si nota una concentrazione nelle fasce di mezza età: tra 55 e 59 anni quasi una persona su dieci è divorziata, mentre tra 50 e 64 anni le quote restano superiori all’8%.
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