Il lutto

sabato 24 Gennaio, 2026

Centinaia di persone per l’ultimo saluto a Enrico Inama: «Eri la meglio gioventù»

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A Denno il funerale del 32enne scomparso mercoledì. Don Armani: «Una vita in ascolto nel rispetto degli altri, in un mondo che si basa su forza e intolleranza»

Due baci carichi di amore. Quell’amore che solo un padre può provare e che la perdita prematura di un figlio, incredibilmente, non riesce a scalfire: anzi, rafforza.

Fabrizio Inama è stato per tre mandati, ovvero una quindicina d’anni, sindaco di Denno, fino al 2020. Quando i necrofori gli hanno consegnato la foto del figlio Enrico, lui ha baciato l’immagine e la cornice argentata. Ancora più intenso, dolcissimo, il bacio al feretro già caricato sul carro funebre, fuori dalla Chiesa, dopo che gli amici hanno pronunciato, commossi, brevi discorsi in ricordo di Enrico. Oggi il paese, ma tutta la val di Non (e anche il consigliere provinciale Francesco Valduga e l’ex presidente del Trentino, Lorenzo Dellai), si sono stretti all’ex primo cittadino e all’altro figlio, Riccardo, per salutare con un abbraccio vero Enrico, scomparso mercoledì, dopo alcuni mesi di malattia, a soli 32 anni. Era tecnico ricercatore della Fondazione Mach.

L’ex sindaco Inama solo due anni fa aveva perso l’amatissima moglie Gabriella. La Chiesa parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio, riaperta con il vescovo Tisi poco meno di due mesi fa, dopo un profondo restauro, ha accolto solo una parte di chi ha voluto salutare Enrico. In tanti, in centinaia, sono stati costretti a restare fuori, sul sagrato e nella piazza vicina, raggiunti dall’altoparlante che ha irradiato l’omelia di don Daniele Armani, parroco di Denno, che ha concelebrato con don Riccardo, parroco di Taio.

«La morte non è l’ultima parola»

Impossibile stemperare il dolore di un padre, di un fratello, di nonna Imelda che hanno perso il loro Enrico a soli 32 anni. «La vita non si conta in giorni, ma in intensità» ha scandito don Armani: «La nostra vita non è il tempo che viviamo, ma come viviamo il tempo che ci è dato». Insomma, il tempo non come limite, ma come strumento. «La fede ci permette di vedere nella morte non una fine, ma un passaggio alla vita eterna. Non è l’ultima parola, ma un nuovo inizio».

Il valore del silenzio

Enrico Inama fin dalla nascita aveva un disturbo dell’udito piuttosto profondo che, grazie anche a un impianto cocleare, non gli ha impedito ottimi risultati nello studio e pieno appagamento nella vita di relazione. «La tua è stata una vita silenziosa, in ascolto. Hai custodito nel cuore le parole, perché frutto di una grande conquista, trasformate in valori, nel rispetto degli altri, in questo mondo che si basa sulla forza, sull’intolleranza» ha rimarcato il sacerdote.

Il tuo film preferito

In lacrime gli amici, sul sagrato, che prima della partenza del carro funebre per la cremazione, hanno preso il microfono per salutare Enrico. Lo sport, la montagna, i dragon boat, le partite dell’Aquila Basket viste insieme, i brindisi a Palazzo Roccabruna, amicizie vere e la grande passione per il cinema: «”La meglio gioventù” era il tuo film preferito. Lo guardavi e riguardavi. Lì conserviamo il ricordo di te. Eri tu la meglio gioventù». Sandra, amica di famiglia, in Chiesa poco prima aveva detto: «Ciao Enrico, ragazzo coraggioso, che non si lamentava mai, che non faceva mai pesare sugli altri nessun problema. I tuoi silenzi parlavano. Ci resta l’amarezza di averti perso, ma anche la gioia di aver visto il tuo sorriso»