La storia

sabato 24 Gennaio, 2026

Trento, il 27enne soccorso in ipotermia: «Cercavo una coperta, poi sono svenuto. Da 6 mesi in strada, voglio fare l’operaio»

di

Omar (il nome è di fantasia) è arrivato in Trentino circa 7 mesi fa, è un richiedente asilo originario del Marocco. «Studio per lavorare, voglio che i miei genitori siano orgogliosi di me»

«Mercoledì sera faceva davvero tanto freddo, troppo. Sono uscito dalla tenda per recuperare una coperta, ma mi sono reso conto che non riuscivo a muovermi, avevo la bocca impastata, a un certo punto sono caduto a terra». Omar (nome di fantasia) ci parla con una voce dolce e delicata che non è stata indurita dai tanti mesi di fatica e sofferenza che ha dovuto attraversare e che vive ancora oggi. Omar è il giovane richiedente asilo di 27 anni soccorso nella notte tra mercoledì e giovedì sotto il ponte San Nicolò di Trento per ipotermia. Quando è arrivato all’ospedale Santa Chiara gli hanno misurato una temperatura corporea di 35 gradi, prima era stata ancora più bassa. Sul suo foglio di dimissioni i medici avevano scritto «si consiglia dormitorio», ma ancora giovedì nelle strutture non c’era spazio per lui. Così sono stati gli attivisti dell’Assemblea Antirazzista e dello Sportello casa per tutti a prendere per Omar una stanza in ostello, da ieri invece è stato accolto nel dormitorio Bonomelli di Piedicastello. «Ora sto bene, meglio. Da questa sera dormirò in dormitorio e sono molto sollevato, è la prima volta che avrò un posto in cui dormire, sono 6 mesi che vivevo per strada» racconta Omar.

L’arrivo
Omar è arrivato in Trentino circa 7 mesi fa, è un richiedente asilo originario del Marocco. «I primi 10 giorni sono stato in una struttura a Rovereto poi sono arrivato a Trento» dove ha formalizzato la sua richiesta di asilo. «Dicevano che mi avrebbero chiamato per entrare in accoglienza, ma non mi hanno mai chiamato perché non ci sono posti». I giorni di attesa sono diventati settimane, poi mesi. Per tutto questo tempo Omar ha alternato lavori saltuari alla ricerca di un posto stabile in cui dormire, ma invano. La sua ricerca alla fine lo ha portato sotto il ponte San Nicolò a Trento sud, dove l’altra sera ha rischiato la vita.

Freddo (quasi) letale
«Mercoledì faceva davvero tanto freddo, troppo – ricorda Omar – Ero dentro a una tenda con un amico, cercavamo di scaldarci ma era impossibile. Così abbiamo chiamato A. (il volontario di Tabita) chiedendo che ci portasse delle coperte». Erano circa le 23.30, quando A. è arrivato Omar e il suo amico sono usciti dalla tenda per recuperare le coperte, ma per il giovane la situazione era già compromessa. «Mi sono reso conto che non riuscivo a muovermi – racconta – Ho provato ad appoggiarmi al muro accanto alla tenda e farmi forza ma era tutto inutile. Facevo fatica anche a parlare, avevo la bocca impastata. Ho chiesto dell’ossigeno, non riuscivo a respirare». A questo punto Omar ha perso completamente le forze ed è caduto a terra. «Il mio amico e Alex sono corsi da me e hanno chiamato i soccorsi, l’ultima cosa che sono riuscito a dire è stata “portatemi in ospedale” poi sono svenuto».

Lo studio da operaio
La chiamata repentina di A. e il pronto intervento dei soccorsi hanno permesso di evitare che accadesse il peggio. Ora per Omar si è aperto un posto in dormitorio e il giovane pensa e si impegna per il suo futuro. «In Marocco ero un calciatore molto forte, sono nato con la palla tra i piedi. Ma ora non ho sogni di questo tipo, ho 27 anni so che la mia strada è un’altra». Quando gli chiediamo quali siano i suoi sogni Omar risponde come farebbe un qualunque altro giovane. «Vorrei che mio padre e mia madre fossero fieri di me, che sapessero che sto bene e ce l’ho fatta. Vorrei solo potermi costruire una vita tranquilla».

E Omar sta lavorando perché questo si avveri, ci mostra con orgoglio il calendario delle lezioni di un corso che sta seguendo. È il corso «Educa edile» promosso da Fondazione Caritro e organizzato da Kaleidoscopio e dall’Associazione artigiani. Un percorso di 18 incontri in un mese per professionalizzarsi come operaio edile. La Provincia ha sempre detto che per chi vuole lavorare in Trentino il posto c’è, eppure Omar lavora e studia per lavorare, ma per lui spazio fino a due giorni fa non ce n’era. E mentre lo aspettava, collassava per il freddo, sotto un ponte di Trento, in una notte a meno 5 gradi.