Il report

sabato 24 Gennaio, 2026

Commercio al dettaglio in crisi in Trentino: in cinque anni perse 500 imprese, chiudono soprattutto negozi di prossimità e micro attività

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I dati Unioncamere e Ministero delle Imprese certificano un calo strutturale del settore: meno negozi, costi in aumento e consumi fragili. Confesercenti: «Serve un cambio di politiche per salvare il tessuto economico locale»

Notte fonda per il commercio al dettaglio locale: anche nel 2025 il saldo demografico delle imprese del settore in Trentino è risultato in negativo. Secondo i dati Movimprese di Unioncamere, le imprese commerciali in provincia sono alla fine dell’anno scorso 3.854, in calo del 3% rispetto al 2024. Le nuove iscrizioni sono state 112, le cessazioni più del doppio: 243. Rispetto all’anno precedente, le aziende sono diminuite di 122 unità.

Facendo un confronto con il 2020, in cinque anni le imprese commerciali sono calate di 500 unità, oltre l’11% in meno, mentre prendendo come riferimento i numeri del 2010 la variazione negativa è del 21,7%, con oltre 1.000 imprese che hanno chiuso negli ultimi 15 anni. Dati che mettono in evidenza una crisi sempre più marcata nel settore delle vendite al dettaglio e che suscitano particolare preoccupazione per il futuro del comparto.

«Il calo del 3% delle imprese del commercio in Trentino non è un dato isolato né una semplice flessione congiunturale – afferma Mauro Paissan, presidente di Confesercenti – Racconta una trasformazione profonda che sta mettendo sotto pressione soprattutto le micro e piccole attività, quelle che ogni giorno tengono aperti e vivi i quartieri, le nostre comunità, il tessuto locale. Nel nostro contesto i consumi reali sono più fragili di quanto suggeriscano i numeri macroeconomici. Lo diciamo da tempo – sottolinea il presidente – i costi fissi continuano a salire, i margini si riducono e per molte imprese diventa sempre più difficile guardare avanti, programmare investimenti, innovare, affrontare il ricambio generazionale. Si resiste, ma con meno certezze e con una fatica crescente che non può essere ignorata».

Le categorie più colpite

I negozi di abbigliamento, i supermercati di piccole dimensioni, i negozi di articoli sportivi e quelli di oggetti d’arte, di culto e decorazione sono i più colpiti dalle chiusure. A rivelarlo sono i numeri dell’Osservatorio commercio del Ministero delle Imprese, aggiornati al 30 giugno 2025.

A rappresentare appieno le difficoltà del commercio locale sono i negozi più piccoli con prevalenza di prodotti alimentari e bevande, definiti dal Ministero come «minimercati ed esercizi di alimentari vari», che in Trentino dai 549 del 2023 sono passati ai 515 di metà 2025 (-6%).

Seguono, con un calo più marcato, i negozi specializzati in abbigliamento, passati dai 372 del 2023 ai 323 del 30 giugno 2025, con 49 attività in meno e una contrazione del 13%. In difficoltà anche il commercio di nicchia: i negozi di oggetti d’arte, culto e decorazione scendono da 167 a 146 (-21), mentre gli articoli sportivi passano da 253 a 240 (-13).

Segnali di contrazione arrivano anche dal settore dei prodotti del tabacco, che perde 25 punti vendita (da 312 a 287) nel giro di due anni. In calo pure i supermercati, che scendono del 5% da 170 a 161. I numeri pubblicati dal Ministero, però, comprendono anche le filiali di imprese extra provinciali, quindi non tutte le chiusure riguardano direttamente il territorio trentino.

«Cambiano le abitudini»

Negli ultimi tempi le nuove aperture, come raccontato da il T in diverse occasioni, riguardano soprattutto spazi di consulenza o show-room, attività con esigenze diverse rispetto ai negozi tradizionali.

«Il fenomeno dei nuovi show-room non può essere interpretato in modo semplicistico come una contrapposizione tra modelli “vincenti” e modelli “in crisi” – spiega Paissan – È piuttosto il segnale di un’evoluzione dei comportamenti di consumo e delle strategie commerciali».

Secondo i dati Istat e Confesercenti, la crescita dei format integrati e dell’e-commerce tende a concentrarsi dove esistono strutture organizzate e capitali, mentre il commercio di prossimità resta più esposto all’aumento dei costi fissi e alla pressione competitiva online. Una tendenza che riguarda molte città italiane, non solo Trento.

«Servono nuove politiche»

Alla luce dei dati nazionali e trentini, Paissan sottolinea la necessità di nuove politiche strutturali: «Il valore del negozio di prossimità non è solo nella transazione, ma nella relazione, nella consulenza, nella presenza quotidiana nei centri urbani e nelle valli».

Quando il commercio si indebolisce – osserva – ne risentono la qualità dello spazio pubblico, la coesione delle comunità e, nel medio periodo, anche l’attrattività complessiva del Trentino, sotto il profilo turistico, economico e della qualità della vita. «È questa la partita da giocare nei prossimi anni».

Il valore della reciprocità

La crisi del commercio al dettaglio non riguarda solo il Trentino. Lo conferma lo studio «Il valore della reciprocità» di Nomisma, secondo cui negli ultimi 13 anni in Italia sono state chiuse circa 130mila imprese, in media 10mila all’anno.

Per l’84% dei cittadini, i negozi di prossimità non sono solo punti vendita, ma presìdi essenziali per rendere vivi i centri urbani, generare impatto sociale positivo e sostenere l’economia locale, nonostante la persistente percezione di prezzi più elevati.