La tragedia
venerdì 23 Gennaio, 2026
Sara Piffer, l’investitore 72enne davanti al giudice
di Benedetta Centin
A un anno esatto dalla tragedia fissata l'udienza: l'uomo è accusato di omicidio stradale. La famiglia non si costituisce parte civile
Sarà un anno domani che Sara Piffer, 19enne di Palù di Giovo, promessa del ciclismo trentino, è stata centrata e uccisa da un’auto in fase di sorpasso a Mezzocorona, durante un’uscita di allenamento con il fratello Christian, anche lui agonista, che la precedeva. E proprio in questi giorni è stata fissata la data in cui l’automobilista — ex falegname di 72 anni di Mezzocorona per il quale la Procura aveva chiesto il processo già quest’estate — dovrà comparire davanti al giudice per l’udienza preliminare con il suo avvocato. È chiamato a rispondere di omicidio stradale. Gli è stata contestata anche la violazione del codice della strada relativa al sorpasso: avrebbe superato l’auto che lo precedeva — finendo per invadere la corsia opposta da dove sopraggiungevano i due Piffer in fila indiana e a distanza ravvicinata — senza accertarsi di avere la necessaria visibilità per la manovra né se vi fossero utenti che sopraggiungessero dalla direzione contraria. Per la verità il conducente della Volkswagen Up quel dannato 24 gennaio di un anno fa alla polizia locale aveva ammesso di aver visto arrivare i due ciclisti sulla sua destra, ma forse all’ultimo. E non è riuscito ad evitare il contatto, la tragedia. E se il primo, Christian, 20 anni, era stato risparmiato, non era stato così per la sorella. Il violento contatto sarebbe avvenuto all’altezza del parafanghi della bici, lato sinistro. L’agonista della categoria élite era stata anche stata investita per un tratto. E non è sopravvissuta ai gravissimi traumi. «Papà Sara non respira» la telefonata del fratello disperato.
La consulenza tecnica del pm
L’indagine coordinata dal pm Davide Ognibene è passata anche attraverso una consulenza tecnica, affidata a un ingegnere, per ricostruire ogni sequenza del tragico incidente, per appurare le specifiche responsabilità da contestare all’investitore, che in questi dodici mesi non ha mai preso contatti con la famiglia della 19enne né fatto avere le sue scuse. Gli accertamenti dell’esperto anche im base ai danni riportati dai due mezzi, auto e bici da corsa mal ridotta, rimasti a lungo sotto sequestro. Bici sul cui piantone Sara Piffer aveva il programma dettagliato con tempi, percorrenze e potenza da mantenere durante quell’uscita. Ma quello schianto ha stravolto ogni programma.
Famiglia fuori dal processo
La famiglia Piffer — assistita dall’avvocato Federico Balconi, fondatore di Zerosbatti, la prima associazione in Europa per la difesa dei ciclisti, oltre che legale della Federciclismo — non si costituirà parte civile. Una decisione, questa, per non infierire sull’imputato, perdonato fin da subito nonostante il grande dolore per la perdita dell’amata Sara che papà Lorenzo, mamma Marianna e i figli Gabriele, Christian e Loris, sostenuti da una straordinaria fede, continuano a far vivere attraverso una serie di iniziative (domani, per l’anniversario, ci sarà la messa a Palù di Giovo alle 18 e l’inaugurazione della via Crucis e Lucis in nome di Sara). Quanto alla partita civile è già stata chiusa. La famiglia ha già annunciato che costituirà una fondazione e devolverà il ricavato in beneficenza.
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