L'indagine

giovedì 22 Gennaio, 2026

Omicidio di Strigno, i nuovi dettagli dalle carte dell’indagine: «Uccisione feroce, Mauro Sbetta buttato dalle scale prima di morire. Il movente? I soldi»

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La confessione di Khalid Mamdouh ai genitori il giorno dopo: «Ho litigato con qualcuno, finirò in carcere».

Khalid Mamdouh si sarebbe accanito con furia brutale, con ferocia, contro il povero pensionato Mauro Sbetta che gli aveva aperto la porta di casa sua, a Strigno, per una delle loro serate in compagnia, lo scorso 10 gennaio. All’apice di un’accesa discussione, scaturita forse dalla richiesta di più soldi da parte del manovale — almeno questo è il movente più probabile — avrebbe massacrato di colpi il 68enne, e in più parti del corpo, mentre si trovavano al primo piano della villetta di via Marconi, tra soggiorno, cucina e giro scale. Gli avrebbe anche sbattuto la testa contro il vetro della portafinestra e, come ultimo atto, lo ha scaraventato giù dai gradini. Per due piani. «Un’aggressione violenta» con lesioni che sono state «feroci e multiple» e con «l’abnorme prevaricazione» da parte del fermato (rimasto illeso), scrive il giudice per le indagini preliminari Gianmarco Giua nelle 19 pagine di ordinanza con cui, martedì, non ha convalidato il fermo di Mamdouh ritenendo che non vi fosse pericolo di fuga, ma ha comunque disposto che il 40enne, che davanti a lui aveva fatto scena muta, continui a rimanere in carcere per il pericolo di reiterazione del reato. Giudice che ha escluso anche che l’omicida volesse solo fare del male al pensionato: una tesi non percorribile considerando l’entità delle lesioni, la collocazione e il numero.

«Andrò in carcere»
«Ho litigato con qualcuno» aveva detto il cittadino marocchino la mattina dopo (domenica) alla sorella e al marito di lei che lo erano andati a recuperare a Strigno, mentre vagava per strada in stato di forte agitazione e ubriachezza. Fuori di sé, buttando a terra 600 euro (in casa gliene verranno trovati mille), il 40enne aveva ripetuto di aver litigato, prima con un marocchino, poi ha riferito con un italiano. Più volte, per 5-6, aveva anche esclamato ai suoi: «Finirò in carcere» senza però spiegarne il motivo. Per il giudice gravi indizi di colpevolezza, questi. Così come lo stato di confusione e preoccupazione unito ad alcol e forse droghe assunti fanno supporre il delitto d’impeto, già ipotizzato per il caos rinvenuto in casa. E tempo una settimana Mamdouh ci è finito in carcere: sabato scorso ha aperto la porta di casa di Borgo, dove convive con i genitori, ai carabinieri con in mano il decreto di fermo del pm Davide Ognibene. E continuerà a rimanerci recluso a Spini di Gardolo: per il gip Giua visto che il 40enne è spesso in stato alterato, come sarebbe stato la sera dell’omicidio, c’è l’alta probabilità che possa commettere altri gravi reati di violenza.

Al telefono: «Non so niente»
Il giorno dopo il rinvenimento del cadavere del povero Sbetta, il fermato, a un familiare che gli chiedeva se ne sapesse nulla, aveva detto, intercettato dai carabinieri al telefono: «Non so niente». E alla domanda se fosse sicuro di non c’entrare aveva confermato: «Sono sicurissimo». Il parente, quel 14 gennaio, aveva insistito dicendosi preoccupato, chiedendogli di raccontare, di dire la verità. «Non c’è niente» aveva ripetuto a ogni domanda.

Come l’avrebbe ucciso
Per gli inquirenti sarebbero i soldi il movente. Pagamenti che il manovale conosciuto come Sony avrebbe preteso da Sbetta che frequentava da un po’ (gli incontri esclusivamente in casa) e che era solito ricaricare la sua Postepay ogni mese con circa 100 euro. Questo nell’ambito di dinamiche legate al loro rapporto.

Il 40enne, accusato di omicidio con la contestazione di recidiva visto i suoi precedenti, scattata la discussione sarebbe arrivato a scagliare la testa del 68enne contro la porta a vetri del soggiorno andata in pezzi, tanto da ferirlo anche al volto. Gli avrebbe poi fratturato le costole a forza di pugni al torace, e provocato una forte emorragia intracranica — risultata fatale — con piatti e soprattutto con un boccale di birra sferrati sulla sommità del capo e rinvenuti a pezzi. Infine avrebbe fratturato in due punti la colonna vertebrale all’ex magazziniere della Set scaraventandolo dalla scala in legno che collega il primo piano al seminterrato. Lì dove è stato trovato morto tre giorni dopo in seguito all’allarme lanciato dal cugino Marco: il corpo supino, con capo e volto tumefatti e sangue ovunque. Ad uccidere il povero Sbetta il trauma cranico e toracico, almeno secondo i primi riscontri dell’autopsia eseguita dal dottor Dario Raniero che ha evidenziato lesioni in più punti da corpo contundente, forse il fondo di boccale di vetro trovato lungo le scale con macchie di sangue, tra i cocci di vetri.

Sigarette, t-shirt e impronte
Mamdouh, quel sabato 10 in cui si era sentito più volte al telefono con il pensionato, prima di raggiungere Strigno con l’autobus si era fermato in un supermercato di Borgo, dove abita, per comprare cinque bottiglie di birra. Lo scontrino è delle 19.24: la carta strisciata per il pagamento è la Postepay, appunto, dell’arrestato. E nella villetta di Sbetta i carabinieri del nucleo investigativo di Trento assieme ai colleghi del Ris di Parma hanno rinvenuto le due buste di quel supermercato, lo scontrino delle birre acquistate, oltre alle birre stesse, consumate da tutti e due o almeno dall’operaio che sarebbe stato in stato alterato, oltre a mozziconi e pacchetti di sigarette dello stesso. Prova schiacciante, ne sono convinti gli inquirenti, l’impronta di mano insanguinata rinvenuta sul muro presente subito dopo la porta d’ingresso della villetta. Anche se non è l’unica manata intrisa di sangue sul muro del giro scale, come se vittima e omicida avessero salito e sceso i gradini. Che almeno un’impronta palmata sia inconfutabilmente di Mamdouh lo dicono gli accertamenti dattiloscopici dei Ris che hanno evidenziato 28 punti caratteristici uguali, quando per la Cassazione ne sono sufficienti 16 o 17 anche di un solo dito per l’attendibilità. Ecco perché gli inquirenti collocano «con certezza» l’operaio sul luogo del delitto. Attribuita a lui anche l’impronta di un piede destro insanguinato taglia 44, il suo numero di scarpe. E sempre nella zona delle scale è stata trovata la maglietta di una ditta meccanica insanguinata, la stessa che Mamdouh indossa in una foto rinvenuta in casa dai militari. Ma ci sono anche i tabulati telefonici che collocano il 40enne nella villetta poco prima delle 20 (l’ultimo accesso della vittima su Whatsapp è delle 22.34). Insomma, più elementi probatori che lo metterebbero con le spalle al muro.