Sanità
martedì 20 Gennaio, 2026
Dal ruolo di mediatore alle minacce di dimissioni: Mario Tonina, l’assessore democristiano
di Donatello Baldo
Il presidente Fugatti contava sull'indole moderata del suo ex vice. Ma negli ultimi giorni «el Mario» ha sfoderato la sua vera natura
Nella scorsa legislatura Mario Tonina, non a caso, era il vicepresidente. Fugatti si sentiva più sicuro ad averlo in giunta nella sua prima esperienza alla guida del Trentino. «Senti ‘l Mario», diceva a chi gli chiedeva come comportarsi con l’opposizione salita sulle barricate. E così el Mario parlava fitto fitto con i consiglieri della minoranza, quelli della sua vecchia coalizione, perché un tempo era con il centrosinistra. «Senti ‘l Mario», diceva ancora Fugatti quando in FederCoop alzavano il sopracciglio, e via con le telefonate agli amici di Via Segantini, perché l’ambiente lo conosce bene. Moderato, mediatore. Questa la sua indole. Nella seconda legislatura targata Fugatti, Tonina — proprio per la fiducia del presidente — si è accollato la sanità, l’assessorato da cui tutti scapperebbero. Ma quando è arrivato su quella sedia, el Mario non si è limitato a fare il mero esecutore: «La faccia ce la metto io».
E così ha lottato affinché il dirigente generale del Dipartimento Salute — Giancarlo Ruscitti, plenipotenziario anche dell’assessorato quando era assessora Stefania Segnana — facesse i bagagli e se ne andasse. Poi se n’è andato anche il successore, Antonio D’Urso, per motivi tutti suoi, e così ha portato al vertice del Dipartimento Andrea Ziglio. E di lui è molto contento. Cosa che nessuno ha mai sentito dire di Antonio Ferro, il direttore generale dell’Azienda Sanitaria. Non si prendono, non c’è feeling. Ma soprattutto, Tonina non sopporta che ci sia più intesa tra Fugatti e Ferro. Sui punti nascita di valle, ad esempio, di cui Tonina vede i dati, negativi. E Ferro fa finta di non vedere perché Fugatti quei punti li vuole tenere aperti.
Ecco quindi che il moderato, il mediatore, «el Mario» che risolve i problemi e si accolla anche le grane cambia registro e sfodera la sua vera natura, quella orgogliosamente democristiana. Le dimissioni, annunciate e poi ritirate, sono appunto nell’armamentario di un democristiano. Ma non si tratta di un teatrino come dicono quelli del Pd, o come pensavano all’inizio nel centrodestra. In questi tre giorni è successo molto nelle sacrestie della politica. El Mario ha fatto capire che stavolta fa sul serio, e lo ha detto ieri anche a Fugatti, innanzitutto. E poi, in perfetto stile democristiano, ha puntato il dito contro Ferro — inarrivabile, troppo protetto da Fugatti e da De Col — per far cadere qualcun altro.
E tra i candidati al «patibolo» c’è il dirigente del Dipartimento tecnologia dell’Azienda Sanitaria, Alessandro Bazziga. «Qualcosa deve cambiare», ha detto infatti l’assessore che resterà al suo posto. Gattopardismo, penserà qualcuno. No, democristiano.