Sociale
domenica 18 Gennaio, 2026
Amministratori di sostegno: oltre 3.200 incarichi in Trentino. Nel 70% dei casi è un familiare
di Denise Rocca
Tra aumento degli anziani, carenza di risorse e sperimentazioni innovative, la misura introdotta nel 2004 è oggi centrale nella tutela delle persone fragili
Il tema dell’amministrazione di sostegno è sempre più attuale, con i casi in crescita e destinati ad aumentare di pari passo con l’aumento delle persone anziane e senza parenti prossimi. E sempre più si diffondono corsi di formazione e informazione sul tema, anche perché molte strutture di accoglienza per persone anziane richiedono oggi che ci sia una figura giuridicamente investita di alcune decisioni, patrimoniali e non solo, per ammettere nuovi ospiti.
Nel 2025 le amministrazioni di sostegno aperte sul tribunale di Trento sono state 3.201: nel 70% dei casi sono i famigliari a ricoprire questo ruolo che viene affidato da un giudice tutelare, poi ci sono professionisti per un 25% (soprattutto avvocati) e infine persone che sono iscritte ad un albo dedicato. Negli ultimi anni il trend varia fra le 330 e le 370 nuove aperture annue.
A Rovereto le posizioni aperte lo scorso anno sono state circa 1.550 e l’aumento medio annuo registrato è del 10%. I dati sono forniti dall’Associazione Comitato per l’Amministratore di Sostegno in Trentino che opera su tutto il territorio provinciale.
Le mansioni dell’amministratore di sostegno – introdotta in Italia dalla legge 6 del 2004 con l’obiettivo di assicurare una migliore tutela con la minore limitazione possibile delle capacità di agire delle persone in tutto o in parte prive di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana – sono evolute nel tempo seguendo l’andamento dei bisogni emergenti delle persone fragili, bisogni sempre più complessi e sfaccettati.
Benedetta Pensini, avvocata, è anche presidente dell’Associazione amministratori di sostegno in Trentino – realtà nata nel 2008 per far conoscere l’istituto di salvaguarda dei più fragili che ha 17 sportelli informativi gratuiti sul territorio provinciale – e spiega:
«L’amministrazione di sostegno è una misura personalizzata, dovrebbe essere un vestito cucito su misura: non è necessario che tutti i poteri siano affidati all’amministratore di sostegno se la persona ha la capacità di compiere degli atti in autonomia. Nei nostri sportelli informativi questa è una delle prime cose che cerchiamo di far capire alle famiglie, per comprendere assieme a loro le necessità del loro caro in modo che la domanda al giudice si limiti alla sfera del bisogno.
Perché non dobbiamo dimenticarci che è un sostegno e la misura è una limitazione dell’autodeterminazione di una persona: ecco perché c’è una verifica attenta e regolare dei presupposti per la permanenza dell’amministrazione di sostegno. È la persona il centro da tutelare, l’esercizio dei suoi diritti inviolabili nella quotidianità, non il patrimonio, non la famiglia, non altre parti o questioni che possono essere anche rilevanti in generale ma non sono il focus primario di questo istituto giuridico».
Le sperimentazioni per tenere fede alla missione dell’amministratore di sostegno e ai motivi per cui questo istituto è nato ci sono e cercano di coniugare bisogni diversi – ben differente è gestire gli interessi economici dalle questioni cliniche o sociali – che emergono con il modificarsi della popolazione.
Il tema dello sconfinare in ambiti non prettamente tecnici o per i quali esistono professionisti più preparati è al centro del dibattito anche fra gli avvocati. Spiega Alberto Scerbo, avvocato e presidente della Comunità della Vallagarina:
«La formazione credo che sia fondamentale e anche arrivare a figure che siano specializzate in questa funzione, molto delicata nella vita delle persone e delle famiglie. Servono sia predisposizione personale che una formazione più strutturata, per la complessità delle situazioni che possono presentarsi.
La questione – e lo dico da sindaco di Nogaredo – è arrivata anche al Cal, perché può succedere che si affidi questo ruolo ad amministratori comunali o assistenti sociali, in mancanza di altre persone, ed è chiaro che non è il risultato ideale. È un tema emergente, sempre più pressante per le famiglie ma anche per i professionisti chiamati a tutelare una persona con fragilità».
Si è tentato di avere un amministratore di sostegno associativo, ma la proposta non è andata a buon fine. Nonostante ciò esistono modelli sperimentali. «Abbiamo oggi tre casi sul territorio provinciale – spiega Pensini – nei quali è stato nominato un doppio amministratore di sostegno: uno per gli aspetti sanitari e relazionali, l’altro per le questioni patrimoniali e legali».
Una legge viene poi attuata dai provvedimenti: nel caso della Provincia di Trento è la legge 4 del 2011, che ha promosso l’istituto e investito risorse importanti affinché il cittadino potesse avvalersi dell’amministrazione di sostegno. Una delle peculiarità è che non è necessaria l’assistenza di un legale per presentare la domanda al tribunale.
«Ciò che è più critico in concreto è il carico di lavoro dei giudici tutelari, che non sempre sono supportati da risorse adeguate per gestire la mole di richieste. I tempi della procedura possono quindi risultare più lunghi di quanto una famiglia possa aspettarsi nel momento del bisogno ed è questa una delle principali difficoltà».
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