Il retroscena

sabato 17 Gennaio, 2026

Le dimissioni ipotizzate dall’assessore Tonina e il vero bersaglio: il direttore generale Ferro. Ecco cosa potrebbe succedere in giunta e all’Asuit

di

Il responsabilie della sanità della giunta Fugatti si è dato «due giorni per decidere. I nodi che ora deve affrontare Fugatti

L’assessore provinciale alla Salute Mario Tonina potrebbe dimettersi. Ieri, dopo la richiesta del Partito democratico di lasciare il suo ruolo a seguito dei gravi disagi sulle prenotazioni al Cup e al sistema dei prelievi, Tonina si è riservato di pensarci: «Voglio rifletterci seriamente, e chiedo al presidente Fugatti di concedermi due giorni per fare le dovute valutazioni». Fugatti concede, ma difende subito il suo assessore: «Tonina ha tutto il nostro sostegno, in lui abbiamo la massima fiducia». E critica i dem: «Attenzione, la polemica sulla sanità non paga politicamente». Tutti, in giunta, sono convinti che alla fine Tonina resterà al suo posto, e c’è chi sorride di fronte alla drammatizzazione: di richieste di dimissioni ne vengono fatte a frotte in una legislatura. Il fatto che l’assessore l’abbia presa così sul serio potrebbe nascondere altro, anche la palla presa al balzo per sottolineare una sua insofferenza verso i vertici dell’Azienda sanitaria (Asuit) — il dirigente generale Antonio Ferro, in primis — che, se potesse, vorrebbe far saltare. In questi due giorni, quindi, Tonina potrebbe non solo «valutare» sulla richiesta di dimissioni, ma negoziare la sua permanenza in giunta con la testa di qualcun altro. Quella di Ferro, che però Fugatti difende: «Non è facile nemmeno fare il direttore generale».

Scontro al vertice
La reazione di Tonina segue infatti un duro comunicato del Pd, che riporta testualmente le dichiarazioni rilasciate ieri al T dall’assessore. Dichiarazioni in cui ammette i gravi disagi, lasciando filtrare non poca irritazione con l’Azienda sanitaria. «È da tempo che l’assessore Tonina manifesta insofferenza per questa mala gestione dell’Azienda di cui vorrebbe far saltare il vertice», osservano i consiglieri dem Alessio Manica e Paolo Zanella. «Ma non può farlo per la contrarietà del presidente Fugatti, strenuo difensore del direttore generale (Antonio Ferro, ndr) nonostante tutto». Ma i dem sottolineano la contraddizione: «Di fronte a questo scontro di visioni, un assessore serio che ci tiene a che la sanità e il sociale funzionino e che ha ben presente che il governo dell’Asuit va cambiato, così come la gestione dei richiedenti asilo, visti i disastri in atto, metterebbe le proprie dimissioni sul tavolo di Fugatti. Questo è l’unico modo di assumersi la responsabilità politica delle questioni». E insistono: «Se Tonina è convinto che il direttore generale dell’Azienda vada cambiato, dovrebbe dire questo a Fugatti: o mi permetti di farlo per governare la sanità come ritengo o caro il mio presidente, arrangiati». I consiglieri del Pd sono convinti che Tonina non si dimetterà: «La poltrona preme troppo. E non si parli di responsabilità nel restare lì a tenere il timone: un assessore delegittimato dal presidente nella propria visione sul vertice dell’Azienda che governa la sanità è un assessore che non può controllare la sanità».

Le mie responsabilità
Tonina, punto sul vivo dal comunicato del Pd, non poteva far finta di niente. «Io mi assumo le mie responsabilità politiche, perché questo deve fare il titolare delle deleghe alla sanità nella giunta», lasciando intendere tra le righe che anche altri dovrebbero assumersele. Ora quindi i due giorni «per riflettere» di Tonina potrebbero anche essere usati per fare pressione sul presidente. Perché il direttore generale dell’Azienda sanitaria faccia un passo indietro. Perché è fin dall’inizio della legislatura che i due non si sopportano e che l’assessore punta il dito contro il management aziendale per i tanti disservizi che si sono verificati. L’assessore potrebbe andare fino in fondo: se non se ne va Ferro me ne vado io. Ma a quel punto potrebbe essere un bel problema per Fugatti. Che sebbene abbia detto ieri, rivolto al Pd, che «la polemica sulla sanità non paga politicamente», potrebbe accorgersi che non paga nemmeno uno scontro tra Azienda sanitaria e assessorato. Né politicamente né in termini di servizi ai cittadini.