Sanità
sabato 17 Gennaio, 2026
Rilascia un’intervista (sotto anonimato) per denunciare la carenza di personale e macchinari obsoleti. L’Asuit fa scattare il procedimento disciplinare
di Davide Orsato
La donna rischia la sospensione: deciderà il giudice del lavoro di Rovereto
Un procedimento disciplinare per «danno d’immagine», con rischio di essere sospesa dalla professione. Il tutto per aver denunciato una situazione «difficilmente sostenibile» non solo per i lavoratori, ma anche per gli utenti della sanità trentina. Il provvedimento ha colpito una dipendente dell’Asuit, che avrebbe (il condizionale è d’obbligo) rilasciato un’intervista ai microfoni della Rai di Trento, coperta da cappuccio e con la voce alterata. Era il primo aprile dell’anno scorso e, nonostante la data, l’allarme sollevato era serissimo: «Siamo alle porte della stagione estiva — avvisava la persona intervistata, riferendosi all’ospedale di Arco — i pazienti si moltiplicheranno ma l’organico è sempre sempre lo stesso». Per poi passare alla situazione del parco macchine: «Ci sono apparecchiature vetuste, mi pare che in Radiologia si parla di macchine che hanno una 23, l’altra 15 anni». Parole assolutamente circostanziate, senza accuse gratuite. E che toccavano un argomento sensibile, quello del diritto alla salute. La scelta dell’anonimato risultava quasi eccessivamente scrupolosa ma giornalisti e l’intervistata hanno voluto prendere precauzioni. Mesi dopo, però, è arrivata «la sorpresa».
Il procedimento, contro cui il sindacato d’appartenenza, la Cisl Fp, ha già fatto ricorso, ha scatenato, nel giro di poche ore molte reazioni. Per due motivi: il primo è che la dipendente è anche una referente sindacale. Se non può parlare lei di disagio lavorativo, chi può farlo? Il secondo ha a che fare con le modalità con cui, per forza di cose, si è svolto il procedimento: come è stato possibile riconoscere la persona nonostante il camuffamento e l’alterazione della voce? Fonti del mondo sanitario ipotizzano l’utilizzo di un software per cercare di «decrittare» quanto più possibile il parlato per risalire all’originale. Insomma, un’indagine che non avrebbe risparmiato sforzi. «Riteniamo grave e preoccupante – affermano Giuseppe Pallanch e Sandro Pilotti, rispettivamente segretario e responsabile sanità della Cisl Fp – che una dipendente, per di più delegata sindacale, venga sottoposta a contestazioni per aver contribuito, in forma anonima e nel rispetto delle regole, a far emergere criticità reali del sistema sanitario, note ai lavoratori e ai cittadini: carenze di personale, carenze organizzative e strutturali, emerse anche in questi giorni. Segnalare queste situazioni non è una colpa, ma un atto di responsabilità verso la sanità pubblica, il lavoro pubblico e la collettività». Attestazioni di solidarietà sono arrivate anche dai colleghi di Anaao – Assomed. Ma a prendere posizione è anche il mondo della stampa trentina. A cominciare da un comunicato del comitato di redazione, ossia della rappresentanza sindacale della Rai di Trento, che precisa, in una nota: «L’intervista in questione era stata rilasciata da un professionista sanitario sotto anonimato, ripreso di spalle e con la voce camuffata digitalmente. Nonostante questo, l’azienda sanitaria ritiene di essere riuscita a risalire all’identità dell’intervistato, identificandolo con la professionista posta sotto procedimento disciplinare. Riteniamo l’episodio molto grave. Come giornalisti del servizio pubblico crediamo sia fondamentale la diffusione di notizie di interesse pubblico sulla qualità della sanità e dei servizi erogati. Riteniamo anche fondamentale la tutela delle fonti che richiedono l’anonimato».
A condannare l’episodio anche la presidente dell’ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige, Sandra Bortolin e il segretario regionale dell’Fnsi Rocco Cerone. In serata è arrivata anche la precisazione dell’azienda sanitaria. Poche, stringate, righe: «Il procedimento disciplinare in alcun modo ha avuto come oggetto il diritto alla libera espressione di un’opinione di un delegato sindacale ma altre ragioni». Ma la correlazione è stata confermata anche dallo stesso assessore alla Sanità, Mario Tonina che tuttavia ha sottolineato come «non ci sia la volontà di tappare la bocca a nessuno». Il T ha potuto appurare che la contestazione riguarda l’articolo 12 del Codice di comportamento interno, al quale si legge: «I dipendenti non possono fornire dichiarazioni ai rappresentanti degli organi di informazioni, senza l’autorizzazione della Direzione aziendale, fatto salvo di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali».
A questo punto, deciderà il giudice del lavoro. Il tribunale competente è quello di Rovereto.