Terra Madre
martedì 13 Gennaio, 2026
Alla Mach si diplomano i nuovi tecnici del verde. La tesi di Samuele Favretto: «Così si combatto le isole di calore nelle città»
di Giacomo Polli
Classe 2004, originario di Marcon (Venezia): «Anche aree edificate di recente sono solo colate di cemento»
Tra i dodici studenti che hanno completato il corso per diventare tecnici superiori della Fondazione Edmund Mach del verde c’è anche Samuele Favretto, classe 2004 e originario di Marcon (Venezia), che ha sviluppato la propria tesi sul ruolo del verde nella mitigazione delle temperature negli spazi urbani e di come il suo utilizzo possa migliorare anche la qualità di vita dei residenti.
Favretto, su cosa ha sviluppato la sua tesi?
«Sono partito dal tema del verde affrontando diverse tematiche, tra cui l’isola di calore urbana, analizzando il problema e le sue cause. Ho poi messo in evidenza come il verde rappresenti la soluzione principale per raffrescare gli ambienti urbani, affiancata comunque da altri fattori importanti come i materiali utilizzati, la struttura delle città e il modo in cui sono state costruite. Il fulcro della mia tesi, anche in relazione al corso che ho seguito, è stato soprattutto il ruolo del verde».
In che modo le città possono utilizzare gli spazi verdi per migliorare la qualità di vita?
«Il primo passo è sicuramente preservare gli spazi verdi già esistenti. Oggi si parla spesso di rendere edificabili dei terreni, ma anche un’area agricola può avere un ruolo importante nel contrasto al cambiamento climatico. All’interno dei centri urbani, anche un piccolo giardino o un singolo albero possono fare la differenza: creano ombra, favoriscono la traspirazione delle piante e contribuiscono a ridurre le temperature. È sbagliato pensare che un albero o un viale alberato non abbiano effetti concreti: i dati dimostrano che sotto i viali alberati le temperature sono sensibilmente più basse. Piantare un albero nel proprio giardino, se posizionato correttamente e gestito nel modo giusto, può portare benefici reali. In estate fornisce ombra, mentre in inverno, se scegliamo una pianta che perde foglie, permette il passaggio della radiazione solare. In questo modo svolge una doppia funzione utile».
Nella tesi ha analizzato casi specifici?
«Ho analizzato un caso del mio Comune, Marcon, in provincia di Venezia, un centro di cintura urbana della terraferma veneziana. Ho preso come esempio piazza Mercato, che essendo stata costruita prima del 2007 che non ha dovuto rispettare le invarianze idrauliche e che oggi risulta quasi totalmente cementificata. È uno spazio molto frequentato, soprattutto da persone anziane e bambini, ma completamente privo di verde. Le poche piante presenti si trovano in condizioni precarie: hanno aiuole molto piccole e presentano danni ai fusti. Questo dimostra che non basta piantare alberi, ma è fondamentale anche prendersene cura, creare spazi adeguati e comprendere le reali esigenze delle piante. Solo così possono offrire benefici sia ambientali sia legati alla salute psicofisica delle persone. Nella tesi ho illustrato come un progetto di riqualificazione dell’area possa portare a una mitigazione climatica, partendo dall’aumento delle aree verdi alla piantumazione di piante ad alto fusto. Ho inoltre affrontato il tema della trasformazione delle superfici, aumentando l’albedo attraverso materiali chiari e superfici drenanti, un aspetto fondamentale anche dal punto di vista idraulico».
Per contrastare le temperature alte il verde è quindi la soluzione migliore?
«Sicuramente è la soluzione più naturale. Le piante non offrono solo benefici legati alla riduzione delle temperature, ma anche numerosi vantaggi per la salute fisica e psicologica delle persone. Le aree verdi rendono i luoghi più vivibili e contribuiscono anche ad aumentare il valore immobiliare di quartieri e abitazioni».
Come ha iniziato questo percorso?
«Ho frequentato le scuole superiori a Conegliano, dove mi sono diplomato in gestione delle risorse forestali e montane. Ho sempre avuto un forte interesse per le tematiche ambientali e per la natura. Durante una visita didattica in Trentino, in quinta superiore, ci è stato presentato il corso Fem e ho deciso di intraprendere questo percorso. Sono stato molto felice della scelta presa. Il corso offre reali opportunità lavorative e affronta tematiche sempre più attuali. È un percorso biennale impegnativo, ma compatibile anche con il lavoro. Il gruppo era composto principalmente da giovani, con alcuni compagni un po’ più avanti con l’età. Questo mix di età è stato molto arricchente».
Ora quale strada seguirà?
«Attualmente lavoro nell’impresa edile di famiglia, ma mi piacerebbe sviluppare anche un ramo dedicato alla gestione del verde. L’obiettivo è sensibilizzare i clienti sull’importanza di integrare il verde nei progetti edilizi, creando soluzioni in cui edilizia e natura possano coesistere. Spesso, nella pratica, manca coordinamento tra imprese edili e giardinieri, rendendo difficile intervenire correttamente sul verde. La soluzione ideale è partire da un progetto pensato fin dall’inizio, in cui l’impresa edile tenga conto delle esigenze delle piante: spazi adeguati, superfici permeabili e materiali corretti. Questo permette di ottenere benefici a 360 gradi».
Università e ricerca
Franco Bernabè: «Energia, la sfida centrale del nostro tempo. Con Trump fatti dei passi indietro»
di Marco Ranocchiari
Il presidente dell'ateneo sulla scelta del tema dell'assemblea pubblica annuale: «L'Università può dare un contributo importante nel ripensamento delle nostre priorità»
Ambiente
Dopo Vaia, la biodiversità cambia (e incide sulla salute): 42 milioni di alberi abbattuti e nuove sfide sanitarie nelle Alpi
di Redazione
Mercoledì 14 gennaio il primo Talk biodiverso del 2026 mette al centro gli effetti della tempesta Vaia: dalle foreste frammentate alle zoonosi, passando per il ruolo delle zecche e il rischio sanitario legato ai cambiamenti climatici