Trento
martedì 13 Gennaio, 2026
Il grande freddo se ne va, chiudono i posti letto straordinari nei dormitori. E tornano le liste d’attesa: duecento persone in strada
di Simone Casciano
L’assessora Casonato: «Serve più accoglienza e meno emergenza». Per la comunità di Sant'Egidio, «le chiusure peggioreranno la situazione»
Stanotte a Trento non farà più così freddo da far scattare il «piano freddo». Non abbastanza, almeno, da tenere aperti i dormitori straordinari. E così, mentre le temperature risalgono di qualche grado, quasi duecento persone torneranno a cercare riparo sotto portici e ponti, nel cuore dell’inverno. Il leggero aumento delle temperature significa che 64 posti in dormitori extra, aperti per accogliere persone senza un tetto durante il momento più duro dell’inverno, verranno chiusi. La decisione è stata presa nella mattinata di lunedì dal tavolo tecnico costituito da Provincia, Comune e Diocesi, un tavolo che prende le sue decisioni in base al protocollo steso per il «piano freddo» e che prevede l’apertura e la chiusura dei dormitori in base a soglie di temperature definite. Questo non significa però che da oggi a Trento improvvisamente farà caldo, solo un po’ meno freddo. E così 64 persone non avranno più un posto in cui dormire e si andranno ad aggiungere alle tante altre che ancora restavano fuori in lista d’attesa, circa 70 in quella dedicata ai senzatetto, altri 60 nella lista per richiedenti asilo, e che porta a oltre 190 il totale delle persone che si troveranno per strada nel cuore dell’inverno. Non solo, durante i giorni più intensi del freddo erano state bloccate le uscite dei dormitori di coloro che avevano raggiunto il tempo massimo di permanenza e che ora invece saranno sbloccate, quindi altre persone si ritroveranno in strada anche se la loro uscita sarà compensata da nuovi ingressi dalle graduatorie, confermando in quasi 200, tra senzatetto e richiedenti asilo, le persone che da questa sera si troveranno da sole a dover affrontare il gelo.
«Più accoglienza»
I 64 posti extra erano stati recuperati attraverso 20 letti in più nei dormitori già aperti e poi altri 20 in un dormitorio attivato dalla Provincia in San Pio X e 24 in Oltrefersina grazie al Comune.
L’assessora Casonato del Comune di Trento conferma che anche la loro struttura chiuderà. «Confermiamo, del resto il protocollo funziona così: è stato definito con la Protezione civile e scatta quando la temperatura scende sotto determinate soglie di rischio». Casonato spiega che se i vari servizi non vanno di pari passo «si genera caos. La situazione va gestita in modo coordinato perché la gestione delle domande passa dallo sportello unico. È giusto avere una linea unica di gestione. Siamo pronti a riaprire se la temperatura dovesse nuovamente scendere». Casonato spiega anche le ragioni per cui il Comune ha deciso di non tenere aperto il dormitorio, visto che ormai era stato avviato. «Al di là dei costi, che eravamo pronti ad assumerci, l’apertura è sostenuta in gran parte dai volontari e questo può funzionare solo se la finestra temporale è limitata. Inoltre le strutture emergenziali, come il dormitorio in Oltrefersina, non sono adatte a un utilizzo prolungato: parliamo di camerate e di pochi bagni. C’è un limite anche alla sostenibilità degli spazi». Casonato conclude dicendo che «le soluzioni tampone rischiano di ridurre l’urgenza politica di una risposta strutturale. Non possiamo andare avanti solo tamponando, ma allo stesso tempo non possiamo non aprire per paura di dover poi chiudere. Manca una risposta strutturale e, per fortuna, vedo che anche a Bolzano – con un’amministrazione di centrodestra – si chiede la stessa cosa: più accoglienza. Altrimenti le città vengono lasciate sole a fronteggiare una pressione superiore a quella che possono gestire. Ci auguriamo che ora qualcosa si muova a livello provinciale».
«Situazione drammatica»
Molte delle persone che erano accolte nei dormitori extra sono richiedenti protezione internazionale, che dovrebbero essere accolti nei percorsi di accoglienza, a cui hanno diritto, ma questo non succede perché sono pieni a causa del dimezzamento dei posti deciso dalla Provincia. Saranno molti quindi quelli che torneranno a inserire il loro nome nella lista d’attesa tenuta da Astalli. «Non ci sorprende che i dormitori chiudano perché conosciamo il protocollo – osserva Daniele Danese coordinatore di Astalli – Dal punto di vista operativo “funziona”, ma è drammatico dal punto di vista umano, perché per un grado di differenza le persone si ritrovano in mezzo alla strada». Secondo Danese in Trentino «Non dovrebbe nemmeno esserci un dibattito sui dormitori, soprattutto per i richiedenti protezione internazionale, che hanno diritto a percorsi di accoglienza.
Se a questo aggiungiamo le dinamiche già previste di dimezzamento dell’accoglienza, viene da chiedersi: domani, quando i Cas saranno dimezzati, di cosa parleremo? Di 500 persone in strada? Se così fosse, il prossimo inverno sarà drammatico.
Bene che si aprano tavoli di confronto, ma bisogna chiarire quali sono le condizioni: se il taglio dei posti è un punto fermo, allora non funziona».
«La popolazione vigili»
Chi la situazione dell’emarginazione a Trento la conosce bene sono i volontari di realtà come la Comunità di Sant’Egidio che ogni sera passa per le vie della città per incontrare e confortare chi cerca rifugio sotto portici e ponti.
«Nell’ultima settimana, con le aperture extra, le persone che dormivano per strada erano calate in modo significativo: nelle varie zone della città incontravamo una dozzina di persone, invece delle 30 o 40 che vediamo di solito.
È chiaro che, se ora si chiude, la situazione tornerà com’era prima – dice Francesco Passerini, coordinatore dei volontari – Ci rendiamo conto che la decisione sia questa, ma il problema non è la decisione di oggi: è come è stato impostato il tema nel suo complesso.
Faccio anche un appello ai cittadini: se vedono situazioni di rischio, con questo freddo, è fondamentale avvisare».
Da questa sera, per molte persone, la differenza tra avere un letto o dormire all’aperto non sarà una scelta, ma un grado in più sul termometro.
E finché l’accoglienza resterà legata solo alle emergenze, basterà un inverno «un po’ meno freddo» per lasciare di nuovo centinaia di persone da sole, per strada.