L'intervista
domenica 11 Gennaio, 2026
Brunello in concerto con la Haydn: «In Trentino c’è vivacità musicale. Va preservata dall’assalto turistico»
di Annely Zeni
Il violoncellista impegnato nella doppia veste di solista e direttore: «Riscopro Weinberg»
L’Orchestra Haydn prosegue la Stagione sinfonica con il primo concerto in cartellone nel nuovo anno: domani alle 19.30 alla Casa della cultura di Silandro, martedì alle 20 all’auditorium di Bolzano e mercoledì alle 20.30 all’auditorium di Trento, il complesso regionale si unirà al violoncellista Mario Brunello, impegnato nella doppia veste di solista e direttore. Brunello è una presenza costante in Trentino, anche perché direttore artistico del Festival «I Suoni delle Dolomiti», che tutti gli anni porta la grande musica nei paesaggi più suggestivi del territorio.
E allora, maestro, cosa le piace così tanto in Trentino da convincerla a trattenere un legame ben più duraturo di una o più presenze concertistiche?
«Mi piace la montagna ovviamente, vengo per quello soprattutto. Mi piace che il Trentino mi abbia dato la possibilità di scoprire che la musica in quota ha un valore particolare. Quello che forse mi disturba un poco, adesso, è l’atteggiamento del turismo di massa, cioè di quel turismo che non viene per apprezzare la singolarità di questa geografia. E soprattutto che, in certe situazioni, il Trentino assecondi questa voglia di standardizzazione, offrendo merce che si trova ovunque, mentre dovrebbe difendersi da questo assalto».
A parte la montagna, o comunque attraverso la montagna, lei ha avuto modo di conoscere da vicino anche il mondo musicale della nostra provincia. Può darci la sua opinione?
«Intanto c’è questa orchestra Haydn in cui ho notato con piacere l’inserimento di tanti giovani musicisti, quindi è un’orchestra con un futuro, poi suona bene. Con il festival delle Dolomiti abbiamo fatto delle collaborazioni con il Conservatorio nonché con la Società Filarmonica di Trento. Insomma è una realtà, il Trentino, con una sua vivacità».
(Primo musicista europeo a vincere il Concorso Čajkovskij a Mosca nel 1986, personalità tra le più versatili e curiose del panorama internazionale, Mario Brunello interpreterà da solista il Concerto per violoncello e orchestra op. 129 di Robert Schumann e il Concertino op. 43 bis del compositore russo Mieczyslaw Weinberg, oltre a dirigere la Sinfonietta n. 2 op. 74 dello stesso autore, insieme alla Sinfonia n. 82 denominata «L’orso» di Joseph Haydn).
Lasciando a margine l’ottimismo illuminista di Haydn, pare esserci un filo rosso, che attraversa il resto del programma nella direzione romantica di una profonda malinconia. Il filo «russo» del programma lo chiamerebbe «toska», desiderio struggente, disillusione, crisi spirituale, sentimento di inedaguatezza, di cui il violoncello rappresenta l’interprete ideale.
«Certamente è uno strumento che scatena questa tipologia sentimentale. Il suo suono caldo fa pensare più che a qualcosa di esibizionistico ad un dialogo a tu per tu. Si fa complice del ricordo e i compositori ben lo sanno perché al violoncello affidano le melodie più struggenti ed evocative. Sia Schumann che Weinberg esaltano queste caratteristiche».
Il violoncello può allora farsi diaristico, raccontare le pieghe più intime di un disagio: nel caso di Schumann il concerto si posiziona sulla soglia della fragilità mentale, in un periodo di sofferenza caratterizzato da depressione, angoscia, apatia, accompagnate da allucinazioni auditive persistenti, sintomi allarmanti della malattia che lo avrebbe condotto alla tomba a soli 46 anni. E nel caso di Weinberg?
«La sua musica riflette una vita combattuta, molto difficile dove l’uomo Weinberg è sempre perdente. Non è un caso se nell’orchestrazione è uno dei compositori che usa tantissimo la sordina per gli archi (piccolo bidente di legno o d’avorio, ma anche metallico e d’altre forme, che, collocato sul ponticello, attutisce le vibrazioni trasmesse al piano armonico, ndr), non vuole un suono limpido ma sempre opaco, offuscato».
(Nato in Polonia, Weinberg sfuggì più volte alle invasioni naziste, stabilendosi infine a Mosca grazie all’aiuto dell’amico Šostakovič. Ma non ebbe vita facile nella Russia di Stalin, se, come l’amico, venne accusato di modernismo a pure arrestato. Una vita dominata dalla paura: la partitura del Concertino, scritto nel 1948, rimase nascosta per non rischiare le rappresaglie del regime sovietico).
Infine, Mario Brunello direttore, non è una fatica doppia interpretare entrambi i ruoli?
«È una fatica, ma che dà grande soddisfazione ed è una precisa volontà mia di ampliare il far musica, riuscire a far passare la mia idea di musica e realizzarla in tanti. Ai musicisti dell’orchestra chiedo di essere protagonisti di quello che suonano, non aspettarsi da me indicazioni su tutto».
E dal punto di vista del pubblico ha qualche strategia particolare per incentivare la comunicazione?
«Mi piacerebbe, ma non sono capace, probabilmente chi sa usare i social ottiene qualche risultato… Io confido nella curiosità del pubblico e per questo cerco sempre di proporre qualcosa di nuovo. C’è ancora tanta bella musica nascosta da ascoltare. Per fortuna Beethoven riempie ancora le sale, ma non possiamo lasciar fare tutto a lui…».
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