Società
venerdì 2 Gennaio, 2026
Sicurezza e accoglienza, l’appello del vescovo Tisi: «Sbagliamo se pensiamo di risolvere il problema solo con le telecamere»
di Redazione
Le parole sono arrivate durante la giornata della Pace a Rovereto: «Blasfemo l’uso della fede per giustificare la guerra»
La fiaccolata serale, prima della Messa celebrata da monsignor Lauro Tisi, è stato il momento culminante, simbolicamente forte, del giorno dedicato alla pace di Capodanno a Rovereto, non a caso il primo dell’anno. «È significativo – commenta Tommaso Vaccari, consigliere delegato ai temi della pace – che si parta il primo giorno dell’anno, un po’ anche come augurio affinché questi temi siano il filo conduttore del nostro immediato futuro. Importante anche se ne sia parlato in modo concreto, non utopistico: la pace è un impegno che tutti possono praticare. Per questo anche come Comune puntiamo molto sulla formazione, sull’educazione, parlando ai giovani. Proseguiremo anche quest’anno l’esperienza della scuola della pace, senza perdere il dialogo con chi ci è già stato e aprendoci ai nuovi». «È stata una serata molto significativa – aggiunge la sindaca Giulia Robol – perché si è parlato di una pace concreta proprio nel momento in cui invece tutto intorno si vede guerra. Rovereto ancora una volta è stimolo per diffondere una cultura di pace; essere qui ogni inizio dell’anno è significativo di un percorso che non si deve abbandonare e del ruolo che la città stessa si assume».
I rintocchi della Campana si distinguono ancora nel fragore delle parole di guerra che risuonano anche in Europa. Lo ha ricordato bene Giorgio Beretta, sottolineando come ancora in troppi facciano arrivare parole bellicose in territori che sanno benissimo cos’è la guerra e quali tragedie abbia innescato e di quali disastri sia foriera.
Le fiaccole nella notte hanno rotto il buio con la loro luce, segno del compito che ci si deve prendere per non far passare la logica del «se vis pacem, para bellum», ma di capovolgere quella sentenza come ha chiesto il papa: se si vuole pace, bisogna prepararsi alla pace, anche in un contesto che spinge altrove. Il corteo si è snodato da corso Rosmini, dalla Filarmonica dove poco prima si era tenuta la conferenza, fino alla piazza per poi svoltare in corso Bettini e arrivare alla chiesa della Sacra Famiglia che ha ospitato la Messa celebrata dal vescovo di Trento. «Già un anno fa, quando abbiamo scelto Rovereto per la giornata della pace, i relatori avevano lanciato l’allarme, ma non immaginavamo, un anno dopo, che tutti i leader europei avrebbero sdoganato il linguaggio bellicistico permettendosi di dichiarare cose inenarrabili – ha detto Tisi –. E tutto questo nel silenzio dell’opinione pubblica, che sembra non rendersi conto di quanto sta accadendo. In tempi non sospetti papa Francesco aveva parlato della “terza guerra mondiale a pezzetti”: ci aveva visto benissimo. Ecco perché papa Leone ha lanciato in questi giorni un messaggio fortissimo definendo “blasfemia” l’uso della fede per giustificare la guerra e il nazionalismo. Quando ero piccolo – ha concluso il vescovo – non c’erano le chiavi di casa perché ci difendeva la fraternità. Oggi abbiamo paura degli altri e ci sentiamo sicuri solo con le telecamere, ma è già una sconfitta. L’unica cosa che ci può salvare è vedere l’altro come fratello, che non è amico, perché quello si sceglie, ma qualcuno che ha valore a prescindere».