L'editoriale
venerdì 2 Gennaio, 2026
La sinistra e Checco Zalone
di Francesco Barana
Un comico centrista e progressista che però piace alla destra. E lo scollamento fra i gusti delle «masse» e l'intellighenzia si fa sempre più ampio
Il paradosso è che Checco Zalone non è un comico «di destra», ma piace alla destra ed è snobbato dalla sinistra. L’attore, al secolo Luca Medici, ha scelto un nome d’arte ispirato all’espressione dialettale barese (città natale di Medici) «che cozzalone», che significa «che tamarro». E infatti dietro quella «maschera», Medici – laureato in Giurisprudenza e musicista sopraffino – sbeffeggia soprattutto i tic grossolani, rozzi e volgari non certo attribuibili al mondo della cosiddetta «intellighenzia di sinistra» (peraltro, esiste ancora?). Che, certo, ha altri antichi e patologici difetti, dalla puzza sotto il naso allo snobismo, che Zalone prende di mira, tuttavia marginalmente, non è quello il cuore della sua comicità.
In «Buen Camino» infatti Zalone, che interpreta un ricco figlio di papà, insegue la figlia Cristal, scomparsa, nel cammino di Santiago di Campostela: un’esperienza che lo porta a ripensare in senso meno materiale alle priorità della sua vita. In «Tolo Tolo» Zalone va in Africa e tratta del tema immigrazione criticando la xenofobia. Eppure, il messaggio semplicistico che passa dalla critica è che «Zalone è di destra e mette nel mirino la sinistra».
Medici invece non è né di destra né di sinistra, se proprio volessimo usare una categoria politica lo potremmo definire un «centrista» moderatamente progressista. Medici è «solamente» un artista, peraltro colto, e in quanto artista: curioso, attento, aperto al mondo. Uno così non è e non può essere di principio reazionario. Chi lo conosce, lo racconta anzi un po’ infastidito per non essere mai stato accettato dai «salotti buoni» progressisti, che nel cinema la fanno da padrone.
E allora da dove nasce l’equivoco cine-politico? Il cruda verità è che Zalone-Medici, che non è di destra, passa per uno «di destra» banalmente perché riempie le sale e sbanca i botteghini. Tradotto: piace al popolo. Ragion per cui è poco amato dai «ceti intellettuali» di sinistra, che hanno smarrito da decenni la connessione sentimentale con le masse, l’empatia verso gli operai e i lavoratori in generale. Zalone-Medici segna, suo malgrado (cioè involontariamente), questo «distacco», è il termometro di un fenomeno storico-politico che si sviluppa già negli anni Novanta, ma i cui prodromi risalgono alla seconda metà degli Ottanta: le masse, termine caro a Marx, e la sinistra non si parlano più. Alle urne. E anche al cinema.
E questo «vuoto» (concetto che in fisica, ma anche in politica e nel costume non esiste) di rappresentanza se lo prende e se lo attesta la destra. Ed è così che i film «intellettuali» dei Germano (tecnicamente forse il nostro più bravo attore) vivono nel connubio sale vuote- recensioni altisonanti; al contrario delle commedie intelligenti (ma non intellettuali) di Zalone, snobbate dalla critica ma amate dal pubblico.
Ma qui si torna al paradosso, di cui all’incipit: lo scollegamento tra sinistra (e ceti borghesi-progressisti) da un parte e masse dall’altra è diventato talmente ampio e clamoroso che la sinistra non solo non riconosce più i fenomeni popolari, ma disconosce un Medici, che non è Nanni Moretti e quindi un figliol prodigo, ma sarebbe potuto diventare un figlio acquisito.
L'editoriale
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