L'intervista
venerdì 2 Gennaio, 2026
Un solo parroco per tutta Pergine e la val dei Mocheni, parla don Antonio Brugnara: «Pochi preti, faremo messe comunitarie»
di Marina Leonardelli
Solo alcune chiese ospiteranno le celebrazioni, altri rimarranno aperte per momenti di preghiere
Don Antonio Brugnara, parroco di Pergine Valsugana, ha dedicato la sua vita al servizio pastorale in varie comunità del Trentino, iniziando come diacono a Pergine nel 1985 e proseguendo come parroco a Roncegno, Santa Brigida, Ronchi e Mattarello, prima di tornare a Pergine nel 2014. Riflette su un anno di cambiamenti nella Chiesa locale, tra riorganizzazione delle parrocchie, nuove forme di comunità e il modo di vivere la fede oggi.
Come descriverebbe l’andamento di quest’ultimo anno nel perginese?
«Il 2025 è stato un anno speciale, segnato dal Giubileo dedicato alla speranza, una virtù che oggi appare sempre più fragile, minata sia dalle tensioni internazionali sia dalle difficoltà della vita quotidiana. È stato anche un anno ricco di doni, di stimoli e di sfide: la comunità di Pergine, a causa dei recenti cambiamenti, si è trovata nelle condizioni di dover capire rapidamente che la fede ha bisogno di essere ripensata in modo nuovo e che non può ridursi all’eterna ripetizione di pratiche consolidate, al “s’è sempre fat così”».
Quali sono stati questi recenti cambiamenti?
«Nel mese di marzo don Romeo Zuin, responsabile delle chiese della Valle dei Mòcheni, è stato costretto a rassegnare le dimissioni da parroco a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. Pur continuando a celebrare, l’intera responsabilità amministrativa è passata alla parrocchia di Pergine. A settembre, inoltre, don Marco Berti è passato dall’essere parroco di Madrano, Nogarè, Vigalzano, Serso e Viarago all’incarico di parroco del Duomo di Trento e di Santa Maria Maggiore, con le sue precedenti parrocchie ora sotto la responsabilità di Pergine. In questo contesto, la recente visita pastorale del vescovo ha offerto orientamento per affrontare la nuova situazione».
Qual è stata la proposta del vescovo Tisi?
«La proposta di Don Lauro si ispira alle riflessioni di alcuni teologi francesi e si realizza nei cosiddetti fuochi eucaristici. Si tratta di spazi in cui le comunità vicine si ritrovano ogni fine settimana per celebrare insieme la messa, diventando tutte protagoniste in uno spirito di fraternità, senza distinzione tra ospitanti e ospiti. Una sorta di reinterpretazione moderna delle antiche pievi. Nel nostro caso, i fuochi eucaristici sono Pergine, Canale, Susà, Madrano e Canezza. Nei paesi limitrofi–Ischia, Santa Caterina, San Vito, Costasavina, Roncogno, Nogarè, Vigalzano, Serso e Viarago– la messa viene celebrata una volta al mese, ma le chiese rimangono comunque aperte per momenti di preghiera organizzati dalle singole comunità».
Come le sembra che i giovani stiano affrontando questi cambiamenti?
«I giovani, sotto molti aspetti, appaiono spesso più avanti degli adulti: per loro aggregarsi e costruire comunità è naturale. Pur registrando una minore partecipazione alle celebrazioni eucaristiche negli ultimi anni, mostrano un rinnovato bisogno di spiritualità, di ricerca del senso della vita e di punti di riferimento stabili. Si distinguono per una maggiore apertura all’ascolto: quando il vescovo Lauro li ha incontrati in diverse occasioni, si è percepita un’attenzione e un interesse nettamente più vivi rispetto al passato, a testimonianza della loro disponibilità a confrontarsi e a partecipare in modo consapevole».
Qual è oggi la situazione delle vocazioni alla vita consacrata nella parrocchia di Pergine?
«Il 13 settembre di quest’anno è stato ordinato sacerdote il perginese Federico Mattivi, all’età di 26 anni, al termine di un percorso maturato già dopo il liceo, quando ha scelto di entrare in seminario. Attualmente celebra l’Eucaristia nelle parrocchie di Villazzano e Povo. La comunità di Pergine può inoltre contare sul supporto di don Matteo Moranduzzo, 28 anni, originario di Castel Tesino. Due presenze giovani che alimentano speranza; tuttavia, non si può negare che negli ultimi anni le vocazioni alla vita ecclesiastica si sono ridotte in modo significativo».
In che modo i giovani oggi affrontano il desiderio di costruire una famiglia all’interno della comunità di Pergine?
«Contrariamente a quanto si sente spesso, il desiderio dei giovani di costruire una famiglia non è mai venuto meno, ma è cambiata la concezione stessa di fare famiglia. Quest’anno a Pergine sono stati celebrati circa venti matrimoni – i dati precisi saranno disponibili il giorno dell’Epifania – e molte coppie vivono prima l’esperienza della genitorialità, sposandosi in chiesa solo dopo anni trascorsi insieme. Oggi le coppie affrontano molte più difficoltà, sia dal punto di vista economico sia per quanto riguarda l’educazione dei figli. Un tempo il percorso educativo era più definito; oggi, invece, il carico di responsabilità e di ansia sui genitori è maggiore.
Si tratta di un approccio diverso rispetto al passato, che non va giudicato».