Sanità
giovedì 1 Gennaio, 2026
Aumenti Rsa, i dati di Upipa: «In 18 strutture non si pagherà di più, in dodici aumenti sotto la soglia dell’inflazione»
di Redazione
Ma in sette strutture aumenti superiori al 2%: ecco quali sono
Il 2025 si è chiuso con le preoccupazione per un nuovo aumento delle rette delle case di riposo. Un tema su cui oggi interviene la presidente di Upipa, Michela Chiogna, che invita a leggere i numeri nel loro insieme e con attenzione.
Secondo Chiogna, l’elemento più rilevante è che nessuna struttura ha applicato gli aumenti massimi consentiti dalla Provincia, pari a 3 euro per le RSA con retta sotto la media e a 2 euro per quelle sopra la media. «Questo – sottolinea – dimostra che il sistema è in grado di autoregolarsi», tanto che gli adeguamenti tariffari vengono decisi solo nella misura ritenuta strettamente necessaria, senza bisogno di ulteriori vincoli imposti dall’ente pubblico.
Nel dettaglio, 12 enti hanno applicato aumenti lievemente superiori all’inflazione, attestata all’1,7% e riferita alla cosiddetta inflazione di fondo, cioè il dato reale al netto delle componenti energetiche. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di strutture che partivano da rette inferiori alla media provinciale, confermando così una dinamica già emersa negli anni scorsi di graduale allineamento dei costi all’interno del sistema. Solo in casi circoscritti, precisa la presidente di Upipa, tali aumenti sono legati a specifiche criticità di bilancio.
Altri 12 enti hanno invece ritoccato le rette al di sotto del tasso di inflazione, pur avendo dovuto far fronte a rincari legati ai servizi esternalizzati. I restanti 18 enti, infine, non hanno apportato alcun aumento.
Chiogna invita inoltre a privilegiare la lettura del dato percentuale, più rappresentativo rispetto all’aumento in valore assoluto, perché consente di comprendere meglio la relazione con l’andamento dell’inflazione.
Infine, l’attenzione si concentra sull’incremento medio dello 0,99%, definito come media ponderata: non una semplice media aritmetica tra le percentuali dei 42 enti, ma un dato che tiene conto anche del numero di posti letto. «Aumentare di un euro in una struttura da 40 posti non ha lo stesso peso che farlo in una da 400», spiega Chiogna, chiarendo che una media aritmetica avrebbe restituito un valore ancora più basso. «Abbiamo però ritenuto più corretto – conclude – comunicare il dato ponderato, perché fotografa meglio la realtà del sistema».
Gli aumenti maggiori
In sette strutture ci sono aumenti maggiori al 2%. Si tratta dell’Apsp Padre Odone Nicolini di Pieve di Bono (+3,26%), dell’Apsp San Giovanni di Mezzolombardo (+2,43%), della Casa di Soggiorno Suor Filippina di Grigno (+2,22%), di Villa San Lorenzo di Storo (+2,11%), del Centro Servizi Socio Sanitari di Malè (+2,08%) e dell’Apsp Cristani de Luca di Mezzocorona (+2.06%) e l’Apsp Anaunia di Predaia (+2%)
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