l'inchiesta

sabato 29 Novembre, 2025

Sloi e Carbochimica, la Procura ottiene la proroga delle indagini sulle aree inquinate: scattano due anni di sigilli

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Il 30 novembre 2023 il sequestro dei terreni. Indagati per inquinamento ambientale 5 imprenditori

Domenica saranno trascorsi due anni esatti dal sequestro probatorio delle aree ex Sloi ed ex Carbochimica con otto iscrizioni sul registro degli indagati tra proprietari dei terreni e relative società. Due anni di articolati accertamenti che però non sono ancora conclusi visto che di recente la Procura di Trento ha chiesto e ottenuto dal gip una proroga delle indagini preliminari. Ed è la seconda in due anni. E potrebbe essere l’ultima visto i tempi già trascorsi.
Una necessità, quella di posticipare ancora l’eventuale chiusura delle indagini oppure la richiesta di archiviazione del fascicolo, dettata probabilmente anche dal fatto che i proprietari dei terreni contaminati stanno ancora dialogando con il Ministero dell’Ambiente sul fronte bonifiche.
I sigilli, gli indagati
Era il 30 novembre del 2023 quando i carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Trento assieme ai tecnici di Appa, Agenzia provinciale per l’ambiente, facevano scattare i sigilli nei terreni degli ex complessi industriali, in esecuzione del decreto firmato dall’allora procuratore capo Sandro Raimondi e dai sostituiti Alessandro Clemente e Davide Ognibene: una misura, questa, disposta nell’ambito dell’inchiesta aperta qualche mese prima, in estate, sul Bypass, per le ipotesi di inquinamento ambientale e disastro ambientale (allora si era proceduto al sequestro dell’area subito a nord e a sud del ponte di Nassiriya, e ad indagare un responsabile di Rfi. Tutto rimasto invariato ad oggi da quanto trapela). Quello che era scaturito in autunno era però un nuovo filone dell’inchiesta. Una costola. Relativa appunto al Sin, Sito di interesse nazionale di Trento nord, ai terreni inquinati che si estendono per undici ettari totali, lì dove un tempo operavano le fabbriche Sloi e Carbochimica. Terreni comunque non interessati alla circonvallazione ferroviaria. Il progetto prevede infatti che la nuova linea passi in mezzo ai terreni contaminati. E il sequestro — ancora persistente dopo due anni — aveva uno scopo ben preciso, eseguito cioè «ai fini probatori e per l’individuazione delle responsabilità penali», finalizzato quindi ad effettuare accertamenti e analisi tecnico-ambientali per verificare la propagazione degli inquinanti, trovare i responsabili e al contempo attivare le necessarie procedure di messa in sicurezza e di bonifica. Allora erano stati indagati con l’ipotesi di inquinamento ambientale Michele Albertini, Stefano e Paolo Tosolini, e Sergio e Adriano Dalle Nogare. Poiché — è la contestazione — non avrebbero predisposto le verifiche e gli ulteriori approfondimenti ambientali imposti con un’ordinanza del 23 settembre 2020 dall’allora ministro dell’ambiente Sergio Costa, in merito alla situazione degli inquinanti nelle aree, nel frattempo estesi anche oltre. In particolare idrocarburi sul lato ex Carbochimica (catrame fuoriuscito fino in prossimità del ponte di Nassiriya), e sull’ex Sloi piombo che sarebbe migrato fino all’area ex Elma – ora Sequenza. Un’ordinanza, quella ministeriale, non adempiuta ma invece impugnata al Tar di Trento che allora aveva rigettato il ricorso dei privati.
Le società, gli interventi
Per le tre società riconducibili agli indagati era stata invece ipotizzata la responsabilità amministrativa: e cioè la Tim srl di Albertini, la Mit srl della famiglia Tosolini e la Imt srl dei due fratelli Dalle Nogare. Proprio la Imt di Dalle Nogare e la Mit di Tosolini avevano trasmesso a Ministero, Ispra, Appa e Comune la «Road map per la ripresa del procedimento di bonifica per la valutazione di possibili interventi di messa in sicurezza» delle aree Sin che già comprendeva, tra l’altro, l’indagine sulle morchie catramose provenienti dall’ex Carbochimica. Con tanto di indagini integrative che gli imprenditori avevano delegato a delle ditte.
E parallelamente all’inchiesta penale sull’ex Sloi ed ex Carbochimica allora si era mosso anche il Ministero all’Ambiente che aveva avviato un procedimento per danno ambientale con i tecnici dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) arrivati in città per dei sopralluoghi a Trento Nord con i tecnici dell’Appa, per definire un report sulle aree inquinate e certificare il livello di compromissione dei terreni.