redazionale
venerdì 26 Settembre, 2025
Uil Fpl: «Bene il premio Covid ai lavoratori delle Rsa. Ma discriminati i lavoratori della sanità privata trentina»
di PR
Un’altra questione riguarda il numero di personale, ormai non più in linea con il volume di lavoro assegnato, e la loro retribuzione, che non tiene il passo con l’inflazione
Giuseppe Varagone Segretario Generale della UIL FPL Sanità del Trentino esprime soddisfazione per le recenti dichiarazioni dell’Assessore alla Salute, che ha rassicurato sulla disponibilità di fondi in assestamento di bilancio per riconoscere il premio COVID fase III ai lavoratori delle RSA trentine. Tuttavia, ci preme evidenziare come questa stessa rassicurazione non abbia coinvolto il personale che opera presso le strutture sanitarie private accreditate del Trentino, quali Casa di Cura Eremo, Casa di Cura Villa Regina, Casa di Cura San Camillo, Casa di Cura Villa Bianca, Casa di Cura Solatrix e la Cooperativa Villa Maria.
Per questi lavoratori, infatti, non sono stati destinati fondi per l’erogazione del premio COVID fase III, a differenza di quanto avvenuto per il personale dell’APSS. Questa disparità è stata percepita come discriminatoria e scoraggiante, poiché la Giunta Provinciale non ha ancora riconosciuto il loro impegno e sacrificio, che si sono dimostrati particolarmente evidenti durante il periodo pandemico. La mancanza di riconoscimento economico ha generato sconforto e delusione tra questi operatori sanitari, che avevano invece ricevuto il premio in ottobre 2022.
Ricorda Varagone che, con missive inviate il 13 settembre 2022, il 10 marzo 2023 e l’11 luglio 2024, abbiamo ribadito l’importanza di erogare il premio COVID-19 fase III anche a questi operatori della sanità privata trentina. Nonostante le promesse, ad oggi nulla si è concretizzato.
Un’altra questione che ci sta a cuore riguarda il numero di personale, ormai non più in linea con il volume di lavoro assegnato, e la loro retribuzione, che non tiene il passo con l’inflazione. Nonostante le richieste di assunzioni e di soluzioni per incentivare economicamente chi lavora in queste strutture, la risposta è sempre la stessa: le tariffe riconosciute dalla PAT non consentono di aumentare le retribuzioni.
Per questo, chiediamo un intervento forte e immediato da parte del Presidente e dell’Assessore alla Salute e Politiche Sociali della PAT, affinché si trovi una soluzione concreta a queste problematiche.
Preannunciamo fin da ora che, in assenza di risposte tempestive, valuteremo le azioni da intraprendere per tutelare i diritti e il benessere di questi operatori.
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