la storia
sabato 7 Giugno, 2025
Trento, famiglia con tre bambini piccoli finisce in mezzo alla strada: «Siamo persone oneste»
di Patrizia Rapposelli
Ieri Alexandru e la moglie Florina si sono recati davanti a palazzo Geremia per chiedere aiuto al sindaco che ha disposto una sistemazione provvisoria in albergo per 5 giorni
«Non stiamo bene, ci vergogniamo ma la disperazione e il bisogno ci hanno fatto finire sulla strada: non abbiamo pretese, chiediamo solo un tetto sopra la testa». Alexandru Harapu, 36 anni, e la moglie Florina, 33 anni, con tre bambini di otto e cinque anni e il più piccolino di otto mesi, non hanno più una casa. Sono arrivati dalla Romania nel 2018.
Ieri hanno trascorso il pomeriggio davanti palazzo Geremia per chiedere aiuto al Comune. Fermi lì davanti al portone con una grossa valigia arancione e il passeggino appostati sul marciapiedi. I bambini stretti a loro, il più piccolo in braccio. «È scaduto il contratto di affitto, ma il proprietario ha deciso di non rinnovarcelo. Semplicemente sta valutando altre forme di affitto — racconta Alexandru — Non siamo arrabbiati ma stiamo vivendo un momento difficilissimo. Avevamo lo sfratto ancora un anno fa, ma abbiamo preso tempo per cercare un altro posto dove stare». Ma nell’arco di tutto questo tempo la famiglia non è riuscita a trovare nessuno disposto ad affittargli un appartamento. «Presentarsi con tre figli non è un bel biglietto da visita di questi tempi— prova a ironizzare— Lavoro e posso offrire garanzie ma nessuno è disposto a farci un contratto. Per alcuni il fatto che siamo stranieri è un problema, ma molti prediligono gli affitti brevi».
Alexandru è nato in un paesino di Bacau, a Slanickoldova. Ha studiato in un liceo e coltivato fin dall’infanzia il desiderio di vivere in Italia. Così è arrivato nel 2008 a Bolzano dove ha trovato lavoro nell’edilizia e incontrato Florina. «Ci siamo innamorati e abbiamo messo su famiglia— continua— volevamo vivere a Bolzano, ma per caso ci siamo innamorati di Trento. Così per un anno abbiamo alloggiato a Gardolo al Capitol e, poi, abbiamo trovato casa a Mattarello». Sono stati lì per sei anni con il sogno, primo o poi ti comprare una casa tutta loro. «A Trento lavoro come camionista per un’azienda locale. Non abbiamo problemi economici, facciamo una vita umile ma non ci manca nulla». Ieri Alexandru ha deciso di consegnare le chiavi di casa al proprietario. Con il sorriso e una stretta al cuore sentivano di non poter vivere in quel modo, non era giusto. «Siamo persone oneste. Abbiamo ignorato lo sfratto solo per trovare una sistemazione, ma ora basta. Non è nel nostro dna. Sono settimane che contattiamo gli assistenti sociali senza mai avere una risposta concreta di aiuto. Il gesto di oggi (ieri, ndr) voleva mobilitare il sistema— Alexandru abbassa gli occhi— Abbiamo una dignità, ci vergogniamo ma non c’era altro da fare». E di fatto la loro piccola protesta silenziosa di ieri ha funzionato, perchè dopo oltre cinque ore fermi davanti a palazzo Geremia è arrivata la chiamata del sindaco Franco Ianeselli. «Mi ha chiamato per dirmi che trascorreremo cinque notti in un albergo e, poi, ci aiuterà a trovare una sistemazione». Alexandru però è adombrato in volto: «Mi dispiace, le camere di un hotel costano, non vogliamo chiedere l’elemosina. Ci bastava dormire in un posto umile, ma siamo contenti di essere stati ascoltati». E con gli occhi che brillano e la voce carica di speranza rivela: «Quando i nostri figli saranno grandi ricorderanno questa avventura. Ci rideranno e chissà vivranno ancora qui a Trento. La città è la nostra casa e non c’è sogno più grande per noi che comprarne una tutta nostra, magari a Sopramonte immersa nel verde».
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