il caso
venerdì 27 Dicembre, 2024
Il Soccorso Alpino trentino difende Ottavia Piana: «Non si merita questa gogna mediatica»
di Redazione
«Sarò contento quando gli italiani la prenderanno a calci», «ragazzetta sciagurata»: la speleologa di 32 anni è stata travolta da un'ondata di critiche dopo essere stata salvata dagli abissi di Bueno Fonteno
È stata sommersa da insulti e critiche Ottavia Piana, la speleologa di 32 anni rimasta intrappolata nella grotta Bueno Fonteno (Bergamo) le sera di sabato 14 dicembre mentre esplorava nuovi cunicoli. La stessa grotta che l’aveva inghiottita nel 2023 e dalla quale già una volta era stata tratta in salvo.
«Sarò contento quando gli italiani la prenderanno a calci», «ora dovrai pagare le spese del tuo salvataggio», «ragazzetta sciagurata», sono queste alcune delle frasi finite sul web e indirizzare alla giovane professionista ma il Soccorso alpino e speleologico Trentino, che ha contribuito all’operazione di salvataggio, non ci sta. Così Luca Gandolfo, vice delegato, parlando anche a nome degli altri 16 soccorritori intervenuti per liberare la speleologa Ottavia Piana dall’abisso di Bueno Fonteno ha preso le sue difese: «La gogna mediatica che si è scatenata a seguito di questo intervento di soccorso, Ottavia non la merita proprio. Si tratta del classico caso in cui ci si è trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ottavia Piana non è stata imprudente ma soltanto sfortunata: il passaggio che ha ceduto, e dal quale è caduta per circa 5 metri battendo la schiena, avrebbe potuto reggere ancora o cedere prima. Piuttosto è l’abisso di Bueno Fonteno ad essere caratterizzato da un notevole rischio, che però nella nostra attività di speleologi è qualcosa di ineliminabile, in qualsiasi località che ci troviamo ad esplorare». E aggiunge: «Anche gli infelici parallelismi con l’incidente accaduto alla stessa donna lo scorso anno lasciano il tempo che trovano. Si tratta di due dinamiche completamente diverse. Se nel primo caso si è trattato di un infortunio tecnico, questa volta è davvero frutto del caso: lei e i suoi compagni stavano procedendo nella mappatura di nuove diramazioni che prima erano sconosciute, quando purtroppo è accaduto l’imponderabile. La speleologia non è un capriccio sconsiderato o un passatempo del tutto personale: si tratta di una disciplina che porta alla conoscenza di territori inesplorati, studiando spesso ecosistemi unici e contribuendo così alla ricerca ambientale».
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