Il lutto

lunedì 19 Dicembre, 2022

Sconcerti e quel libro con Moser sulle pietre sconce della Parigi-Roubaix: «Quanti ricordi, ma non sempre si andava d’amore e d’accordo»

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Agli esordi della sua carriera giornalistica Mario Sconcerti - morto nella giornata di sabato - raccontò la prima vittoria della Regina delle classiche da parte dell'ex ciclista trentino Francesco Moser

«Con Moser da Parigi a Roubaix: racconto d’un fantastico viaggio sulle pietre dell’inferno». Prima di diventare una delle più prestigiose firme del calcio, all’inizio della sua carriera Mario Sconcerti è stato un cantore del ciclismo. Fu lui a scrivere, per Bicisport, il libro che narra la prima vittoria della «Regina delle classiche» da parte del campione trentino Francesco Moser. «Lo conoscevo bene. Allora – ricorda l’ex ciclista di Palù di Giovo – faceva parte della squadra dei giornalisti che seguiva tutte le corse: eravamo amici, ma non sempre si va d’amore e d’accordo con i giornalisti», dice sorridendo ai vecchi tempi.
La notizia della morte dell’editorialista del Corriere della Sera, già direttore del Corriere dello Sport e vicedirettore della Gazzetta dello Sport, ha sorpreso tutti. Sconcerti, 74 anni, era ricoverato a Roma al Policlinico di Tor Vergata per accertamenti di routine, ma un malore improvviso – nella giornata di sabato 17 dicembre – gli ha stroncato la vita. Nato a Firenze (ci tornerà come amministratore delegato della Fiorentina), da giovane iniziò la sua carriera giornalistica al Corriere dello Sport, proprio nel capoluogo toscano. Poi scrisse da Milano e infine da Roma, dove viveva. E nel 1978 fondò le pagine sportive del quotidiano La Repubblica.
Il 1978 appunto. Il suo primo amore fu il ciclismo, uno degli sport più popolari in assoluto, vissuto tra la gente. «Faceva parte della squadra dei giornalisti che seguiva tutte le corse, insieme a Conti, Evangelista, De Angelis, Pietropaoli – racconta Moser – Venivano alla partenza a chiederci le prime cose, poi seguivano dei passaggi della corsa e ci rivedevamo all’arrivo. Viaggiavano e cenavano quasi tutti assieme: tante notizie le davano uguali, poi ogni tanto qualcuno aveva lo scoop e cercava di tenerselo per dare il buco agli altri». Così nacque il libro «Con Moser da Parigi a Roubaix: racconto d’un fantastico viaggio sulle pietre dell’inferno», a firma di Sconcerti. «Bicisport diede l’incarico a lui: lo conservo ancora quel libro», dice l’ex ciclista trentino.
E nella descrizione del libro sembra proprio di ripercorrere i ricordi di Moser: «Mario Sconcerti vive a Roma e continua a viaggiare raccontando uomini e storie raccolte soprattutto sulle strade del ciclismo, di giorno e di notte, nella zingaresca comunità dei corridori insieme ai quali ha spartito, minuto per minuto, la felice avventura di Moser, cominciata nel nevischio delle Fiandre e finita, una domenica pomeriggio alle cinque, sulle pietre sconce della Parigi-Roubaix». Quella del 1978 fu la prima vittoria della Regina delle classiche per Moser. «Eravamo amici – conclude Moser – ma non sempre si va d’amore e d’accordo con i giornalisti. A volte scrivevano cose giuste, altre volte se le inventavano, come nel periodo della rivalità con Saronni: ogni tanto esageravano perché la gente voleva quello». Quel giovane giornalista divenne poi una delle penne più importanti.