Sicurezza
giovedì 25 Luglio, 2024
La truffa del parente in difficoltà colpisce ancora: vittime due trentini
di Redazione
Ci sono nuovi casi di persone finite nella rete dei malintenzionati
Altre due persone anziane sono state truffate in Trentino con la scusa del parente in difficoltà. A renderlo noto sono state le forze dell’ordine a fine luglio. Il primo caso si è verificato ad Arco, dove i criminali si sono presentati in due alla porta di casa una signora anziana dichiarandosi carabinieri e raccontando che il nipote era rimasto coinvolto in un incidente stradale e che avrebbe potuto finire in galera qualora non fosse stata pagata immediatamente una cauzione. Il secondo episodio si è invece consumato a Trento, dove a finire nella rete dei truffatori, sempre con la solita scusa, è stato un 93enne. Secondo quanto constatato dalle forze dell’ordine, in estate si registra un’impennata di truffe, anche perché sono numerosi gli anziani che rimangono soli a casa e che non possono contare sulla presenza di un parente o comunque accertare in tempo reale la infondatezza di quanto rappresentatogli.
La tecnica
Il modus operandi è, più o meno, sempre lo stesso: i malintenzionati contattano il malcapitato al telefono, solitamente su utenza fissa il cui numero viene selezionato attraverso rubriche telefoniche online (all’uopo, qualora non necessario, sarebbe opportuno richiedere al fornitore del servizio di cancellare i propri dati dagli elenchi), gli raccontano di un finto incidente asseritamente causato da un congiunto che per questo motivo rischia di finire in carcere, a meno che non si provveda a pagare una somma di denaro, o in alternativa, a consegnare beni preziosi a un loro emissario (il finto carabinieri) che di lì a poco si presenta sull’uscio di casa. Le forze dell’ordine invitano, ancora una volta, i cittadini a diffidare di chiunque avanzi richieste di denaro e a segnalare immediatamente analoghi tentativi di raggiro al Numero unico di emergenza 112 o mettendosi in contatto con la più vicina stazione dei carabinieri. «È opportuno ribadire l’infondatezza di simili richieste – precisa la nota -, atteso che non è possibile in Italia, se tratti in arresto, essere rilasciati dietro cauzione e comunque nessun genere di pagamento potrebbe mai essere riscosso a domicilio da parte di un rappresentate delle forze dell’ordine».
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