Evasione
domenica 18 Febbraio, 2024
Tasse, recuperati in Trentino 100 milioni in un anno
di Francesco Terreri
Incassi boom. Evasione fiscale in calo del 10% a 761 milioni, l’8,6% del dovuto
Negli ultimi due anni il recupero dell’evasione fiscale è salito in Trentino a cifre vicine ai 100 milioni di euro l’anno tra attività di controllo dell’Agenzia delle Entrate e pagamenti dei contribuenti che hanno raggiunto accordi col fisco. Dopo gli anni della pandemia, dove gli incassi da tasse e imposte non pagate erano crollati a causa dei rinvii e delle moratorie decise per venire incontro a contribuenti in difficoltà economiche, le entrate tornano a somme vicine se non superiori al periodo pre-Covid: nel 2019 l’Agenzia delle Entrate aveva recuperato in provincia di Trento circa 90 milioni. Così l’ammontare totale dell’evasione fiscale cala: nel 2020 da noi sfuggivano al fisco 846 milioni, nel 2021, ultimo dato disponibile reso noto dal Ministero dell’Economia, siamo scesi a 761 milioni, 85 milioni in meno pari ad un calo del 10%. L’incidenza delle imposte evase in Trentino si attesta all’8,6% rispetto all’11,2% nazionale, uno dei valori più bassi e quindi un indicatore di fedeltà fiscale, superiore però all’8% della Lombardia e al 7,7% della provincia di Bolzano. Secondo l’Ufficio studi della Cgia, l’Associazione Artigiani di Mestre, l’aumento del gettito della lotta all’evasione non è dovuto all’inasprirsi delle pene, dato che il numero di persone arrestate per violazioni penali di natura tributaria diminuisce. Per la Cgia serve un fisco meno aggressivo, più semplice e più equo. Ma al risultato hanno contribuito anche nuovi meccanismi introdotti dallo Stato come la fatturazione elettronica e il miglior lavoro delle agenzie fiscali con strumenti diversi dalle «manette agli evasori».
Nel 2022 l’Agenzia delle Entrate di Trento ha riscosso oltre 97 milioni di imposte e tasse arretrate e non pagate. Di essi, circa 67 milioni sono incassi derivanti dall’attività di controllo degli uffici, mentre 30 milioni sono versamenti diretti dei contribuenti a seguito di accordi col fisco. Il risultato è nettamente superiore, di almeno il 50%, alle stime di inizio anno, che si basavano sulle entrate del 2021, ancora fortemente condizionate dal periodo Covid. A livello nazionale, l’Agenzia ha recuperato il 46% in più dell’anno prima. Nel 2023 la struttura guidata da Ernesto Maria Ruffini è arrivata ad un recupero record di 24,7 miliardi, superando anche le riscossioni pre-pandemia, con un incremento del 22% sull’anno precedente. A Trento quindi l’anno scorso sono stati molto probabilmente superati i 100 milioni di incassi.
Secondo i dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, spiega l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2021, ultimo dato disponibile, l’evasione tributaria e contributiva presente in Italia era pari a 83,6 miliardi, di cui 73,2 miliardi riconducibili alle entrate e 10,4 miliardi ai contributi. Il dato complessivo è sceso di 24,1 miliardi rispetto al 2016, cinque anni prima, con una contrazione del 22,4%. L’evasione è all’11,2% delle imposte dovute. Le differenze territoriali sono molto marcate. Se in Calabria l’infedeltà fiscale è del 18,4%, in Campania del 17,2% e in Puglia del 16,8%, nella Provincia autonoma di Trento scende all’8,6%, in Lombardia all’8% e nella Provincia Autonoma di Bolzano al 7,7%.
Al tempo stesso, nota la Cgia, nel 2021 il numero di persone ammanettate per aver commesso un reato tributario ha toccato il picco massimo di 411, mentre nel 2022 è sceso a 290. Il recupero dell’evasione negli ultimi due anni non è dovuto tanto all’azione repressiva, ma piuttosto a misure come l’applicazione della compliance, cioè l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari da parte del contribuente, che come abbiamo detto in Trentino porta ad incassare 30 milioni l’anno, o l’introduzione della fatturazione elettronica e dell’obbligo dell’invio telematico dei corrispettivi.
Per contrastare maggiormente l’evasione, sostiene la Cgia, «bisogna essere inflessibili con chi è completamente sconosciuto al fisco e altrettanto decisi nei confronti di coloro che, sebbene “targati”, fanno i furbi». Ma serve anche «mettere a punto in tempi rapidi un fisco meno aggressivo, più semplice, più trasparente e più equo, premiando chi produce, chi crea occupazione e genera ricchezza».
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