L’investimento
martedì 12 Dicembre, 2023
Il Santa Chiara avrà una «sala ibrida»
di Davide Orsato
Cinque milioni per una struttura che sarà «aggiunta» al corpo storico dell’ospedale di cui è prevista la dismissione
La struttura sarà all’avanguardia, gli ospedali italiani che ne possono vantare una sono poco più di una decina. Ma, ancora una volta, sarà il «caro, vecchio» Santa Chiara ad ospitarla. Lo stesso che, secondo i piani – e sempre se tutto andrà bene – dovrebbe andare in pensione nel 2030. Non si tratta di un investimento secondario: si parla di cinque milioni di euro per una sala operatoria ibrida di ottanta metri quadrati, all’interno di una nuova ala di 220 metri quadrati. Uno spazio di un certo rilievo, che non verrà recuperato dalla metratura esistente ma realizzato ex novo, grazie a un’aggiunta che verrà «agganciata» al blocco C, quello realizzato nel 1970. Insomma, un’«extension» che verrà realizzata tramite un prefabbricato, una metodologia che permetterà al nosocomio di continuare a essere operativo durante il tempo necessario ai lavori.
Le sale operatorie ibride hanno cominciato a essere operative nei principali ospedali italiani dopo la ripartenza post-pandemica. Si tratta di una sala tecnologicamente avanzata, dotata di dispositivi avanzati di imaging, come macchine per la risonanza magnetica, tomografie ed intensificatori di brillanza. E proprio la presenza di questi macchinari permette agli specialisti di spostarsi agilmente tra le procedure chirurgiche mininvasive a quelle più tradizionale. Non è solo una questione di comodità. In questo modo si impedisce, ad esempio, che, in caso di difficoltà. si sia costretti a rinunciare all’intervento e a rimandare il paziente in stanza. Non solo, la disponibilità di questo tipo di macchine in una sala operatoria può fare la differenza anche in parti estremamente difficili: lo dimostra un caso, accaduto a Padova che vedeva una partoriente a grave rischio emorragia. Comprensibile, dunque, la grande attesa, soprattutto per i dipartimenti coinvolti: quello di chirurgia generale, chirurgia vascolare e cardiochirurgia. Per il direttore generale di Apss, Antonio Ferro, «l’investimento garantirà prestazioni di alta qualità ai pazienti trentini e sarà anche attrattivo nei confronti dei medici che possono guardare alla nostra provincia come possibile approdo». La direttrice del dipartimento infrastrutture, Debora Furlani, ha sottolineato come i tempi saranno brevi: il bando è stato pubblicato ieri sera ed è prevista la consegna «chiavi in mano» della nuova ala a fine 2024.
Resta il nodo: si tratta di tanti soldi per un ospedale «destinato a chiudere»? Per il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti e l’assessore alla sanità Mario Tonina, l’investimento, comunque importante sul piano della sicurezza e del servizio, sarà riutilizzabile anche per il nuovo ospedale, quando arriverà. Gran parte delle risorse, infatti, andrà speso in macchinari che potranno essere riutilizzabili. Non ci sarà impatto, invece, sulle liste d’attesa, dato che l’intervento, fortemente voluto dall’ex assessora Stefania Segnana, andrà impattare sulla tipologia e sulla qualità, più che sulla quantità, delle prestazioni erogate. Resta il dubbio: cosa accadrà a questo spazio, tutto nuovo, quando il Santa Chiara andrà in pensione?
«La nuova sala ibrida – è la risposta che arriva dal presidente Fugatti – trasmette la volontà di continuare a investire sull’ospedale Santa Chiara, pur avendo già programmato la realizzazione del nuovo ospedale. Come abbiamo sempre detto, non si deve interrompere il processo di riqualificazione tecnologica. Ecco perché continuiamo a investire, anche in questo periodo transitorio, che ci porterà ad avere il nuovo polo ospedaliero universitario. Quanto al futuro di quest’area è ancora da valutare e da decidere».
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