La protesta
martedì 5 Settembre, 2023
Sabato a Trento la protesta contro le telecamere. Fbk: «Sistema a prova di privacy»
di Davide Orsato
Ventinove sigle del mondo no-vax si danno appuntamento in piazza Dante. L’accusa è quella di importare il modello cinese. I ricercatori: «Nessun controllo totale»
Sulla carta, la manifestazione è imponente: 29 sigle, tutte della galassia che va dai No-Vax / No Green Pass agli anti 5G, ai gruppi che si occupano di «scie chimiche». Gli slogan, sicuramente, roboanti: «Arriva la città – prigione intelligente». Il soggetto è Trento, a detta degli organizzatori della manifestazione, la prima città a testare un «modello cinese di sorveglianza». L’obiettivo della critica i due progetti che coinvolgono la Fondazione Bruno Kessler: Marvel, che lavora con la rete di telecamere di sorveglianza del Comune, e quello che si occupa di implementare l’e-wallet, il «portafoglio elettronico», voluto e finanziato, invece, dalla Provincia.
Due iniziative che, tra di loro, non c’entrano apparentemente nulla ma che per i manifestanti sono due facce della stessa medaglia: il controllo totale, naturalmente. Contro questo scenario manifesteranno attivisti provenienti da gran parte del Nordest, chiamati a raccolta già da settimane, principalmente attraverso i canali Telegram. L’appuntamento è per sabato alle 10 in piazza Dante, il principale organizzatore è «Uniamoci». I messaggi che anticipano il raduno non sono piaciuti al Comune che parla di «ricostruzioni fantasiose». Quanto all’Fbk sono ormai mesi che i ricercatori cercano di rassicurare sulla privacy delle due iniziative.
«Leggi stringenti»
Partiamo dal progetto Marvel, quello incentrato sulla sicurezza. «L’idea di base era quella di mettere assieme le seicento telecamere di videosorveglianza del comune e di vedere se si riusciva a utilizzarle non solo ex post, risalendo a registrazioni dell’evento accaduto, ma anche come sistema di allarme in caso di evento anomalo», spiega Matteo Gerosa del Digis, il centro dell’Fbk che segue il progetto. Si sfrutta l’intelligenza artificiale ma non per funzioni come il riconoscimento facciale, quanto per la ricezione di segnali fuori dall’ordinario. Come un rumore, un boato. Ma anche come un successione di immagini che possono essere interpretati come un’aggressione. E le garanzie per l’anonimato? «Il cuore del progetto è quello di seguire i principi della privacy by design, ossia metterla al centro già dalla progettazione. Il sistema non solo non può riconoscere volti, ma nemmeno leggere targhe. L’idea è quello di avere un allarme automatico, evitando l’osservazione diretta, anche nei frangenti consentiti dalla legge». Totalmente infondato, infine, il timore che il sistema «legga» all’interno degli smartphone, come paventato da un volantino della manifestazione.
Un portafoglio elettronico
Se la preoccupazione per Marvel è comprensibile, visto l’utilizzo «penetrante» che viene fatto delle reti di videosorveglianza in certi paesi, a cominciare dalla Cina, ha stupito il fatto che a finire nel calderone ci fosse anche la sperimentazione sull’e-wallet, presentata all’ultima edizione del Festival dell’Economia e che era circolata pochissimo al di fuori della stampa locale e specializzata. Per i manifestanti si tratta di un «sistema che gestirà le nostre vite da remoto: conti corrente e documenti non saranno più nelle nostre mani». «In realtà siamo partiti da un principio all’opposto — avverte Silvio Ranise, direttore del centro di Cibersecurity di Fbk — si vuole dare al cittadino il pieno controllo di quello che condivide con la pubblica amministrazione». Si tratta dell’evoluzione dello Spid, con la dematerializzazione di documenti che possono andare dalla carta d’identità alla tessera sanitaria. «Il cittadino quando userà un servizio qualsiasi, non solo in Italia ma in altri Paesi dell’Unione Europea — conclude Ranise — potrà selezionare quali indicazione condividere, ad esempio se ha più di 18 anni per un acquisto online di alcolici». I trentini potrebbero essere tra i primi a fruire di questa possibilità.
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