Il commento

domenica 8 Novembre, 2026

«La montagna ha un’identità che va oltre Kfc»

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Il presidente dell'Apt Madonna di Campiglio, Tullio Serafini, interviene dopo le polemiche legate all'apertura del fast food sulle piste: «Innovare senza perdere il legame con ciò che siamo»

L’arrivo di Kfc sulle piste di Madonna di Campiglio, annunciato per il prossimo inverno insieme all’apertura di un secondo locale a Cortina, fa discutere. E mentre l’iniziativa commerciale divide tra chi la considera un segno di apertura e chi teme un allontanamento dell’identità alpina, interviene Tullio Serafini, presidente dell’Azienda per il turismo Madonna di Campiglio, che invita a non confondere una singola operazione con l’identità di un’intera località.

«La nostra identità non si improvvisa e non si esaurisce in una partnership commerciale. È fatta di storia, tradizioni, cultura alpina, paesaggio e persone», sottolinea Serafini, ricordando il lavoro portato avanti dall’Apt per custodire e valorizzare il patrimonio. Il presidente riconosce che l’iniziativa possa suscitare interrogativi: «Comprendo che un’iniziativa di questo tipo possa suscitare perplessità e interrogativi rispetto all’identità di una località alpina come la nostra. Tuttavia, ritengo sia importante evidenziare che singole operazioni non rappresentano il metro di giudizio reale per raccontare e definire l’identità di un intero territorio».

Una storia, quella di Campiglio, costruita nel tempo attraverso il contributo della comunità, delle istituzioni, degli operatori, e delle associazioni. «La vera sfida è continuare ad innovare, essere aperti al mondo e capaci di attrarre nuovi ospiti, senza perdere il legame con ciò che siamo», prosegue Serafini. Che rivendica la possibilità di far convivere due dimensioni: «La nostra non e una destinazione ferma nel tempo e nemmeno una località che rinuncia alla propria anima; contemporanea, dinamica, internazionale, ma anche riconoscibile nella propria autenticità».

Il presidente dell’Apt allarga poi il ragionamento alle critiche ricevute dalla località, soffermandosi in particolare su quelle provenienti da alcuni commentatori che si richiamano a sensibilità ambientaliste. <Impressiona la facilità e la superficialità con cui vengono espressi nei confronti della nostra località, spesso senza una reale conoscenza della situazione, delle sue dinamiche e del lavoro che quotidianamente viene svolto sul territorio».

La tutela dell’ambiente, precisa, è una responsabilità condivisa, ma per esprimere valutazioni è necessario conoscere da vicino le realtà coinvolte. «Noi non siamo osservatori occasionali del nostro territorio, non lo viviamo solamente durante la stagione turistica, ma 365 giorni all’anno. Qui lavoriamo, vivono le nostre famiglie e qui immaginiamo il nostro futuro. Abbiamo a cuore questo territorio, quanto e forse più di chiunque altro, proprio perché è la nostra casa, non semplicemente un luogo di cui parlare o sul quale esprimere giudizi a distanza».

E conclude con una rivendicazione del rapporto quotidiano con la montagna: «La montagna non la si ama commentandola da fuori, la si ama vivendola quotidianamente, abitandola lavorandoci ogni giorno e assumendo la responsabilità del suo bene futuro. Qui da noi tutto questo si fa».

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