In tribunale

giovedì 5 Novembre, 2026

Cameriera picchiata e molestata in malga. A processo lavoratore di una struttura sulla Paganella

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L’imputato, un giovane di 25 anni, non accettava il rifiuto della ragazza, che ora chiede 200mila euro di danni. Entrambi lavoravano nella struttura

Picchiava, maltrattava e insultava la collega di lavoro che aveva il solo torto di non cedere alle sue volgari e pesanti avances. Per questo motivo la Procura di Trento ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di un tuttofare di 25 anni di una malga della zona della Paganella.

La prima udienza del giudizio abbreviato, nella quale una cameriera della stessa struttura si è costituita parte civile tramite l’avvocato Giuliano Valer chiedendo 200mila euro di risarcimento, si è tenuta l’altro giorno davanti al giudice Marco Tamburrino dopo che il gip Enrico Borrelli aveva disposto il giudizio immediato.

Secondo l’accusa, il giovane tormentava e molestava di continuo la ragazza che come lui lavorava in una nota malga trentina. L’uomo avrebbe preso di mira una collega di 31 anni che era stata assunta come cameriera nella malga. I fatti sono andati avanti per un paio di mesi, dal luglio all’agosto dell’anno scorso. Per la Procura, il reiterato atteggiamento del giovane aveva provocato nella cameriera un perdurante e grave stato di ansia e paura, e un fondato timore per la propria incolumità. All’inizio le aveva detto che era interessato ad avere rapporti sessuali con lei, ma era stato sempre respinto. Ma invece di rinunciare, era diventato sempre più insistente e aggressivo, tanto da arrivare a un tormento continuo nei confronti della donna. La avvicinava ogni giorno facendole apprezzamenti molto pesanti sul suo aspetto fisico e chiedendole di continuo rapporti sessuali.

Pronunciava frasi del tipo: «Tu hai un bel corpo, perché non me la vuoi dare?» e, senza aspettare la risposta, pronunciava insulti irripetibili nei confronti della poveretta che voleva solo lavorare. Poi, come nel manuale del più becero patriarcato, accompagnava le parole con una manata sul sedere. E si divertiva a darle sempre più forte. In un’occasione, poco prima del ferragosto del 2025, l’uomo ha colpito la collega con una violenta manata al collo mentre era chinata all’interno della cucina.

Lei si è messa a piangere per il dolore e ha confidato il trattamento che doveva subire alla sorella della titolare della malga. Per tutta risposta il giovane l’ha raggiunta sulle scale verso gli alloggi del personale e l’ha rimproverata per aver rivelato tutto ai datori di lavoro. Poi l’ha strattonata per la maglietta e le ha sferrato un pugno nello stomaco, causandole una forte contusione cervicale; da qui l’accusa di lesioni aggravate dall’essere colleghi e dal fatto che sono state causate nell’ambito di una condotta più ampia di atti persecutori. Infatti, con tutti questi comportamenti, l’uomo provocava nella sua vittima un timore continuo per la sua incolumità. Tanto che la donna era colpita spesso, in quel periodo, da attacchi di panico che le impedivano anche di lavorare serenamente. La donna era arrivata a chiedere alla titolare la chiave della sua stanza per chiudersi dentro di notte, ma senza riuscirci perché la chiave non si trovava.

L’accusa di violenza sessuale, invece, viene contestata perché in molteplici occasioni e nell’ambito di un unico disegno criminoso – ovvero quello di spingere la donna a cedere alle sue pesanti avances – il venticinquenne aveva costretto la sua vittima a subire continui atti sessuali, come le manate sul sedere, nonostante la donna mostrasse di essere molto infastidita e offesa da questi gesti. Per un paio di mesi la donna ha dovuto tollerare e subire le pesanti attenzioni del giovane che mirava solo ad avere rapporti sessuali con lei, ma, di fatto, ha dovuto difendersi da sola senza che nessuno la sostenesse. Per questo ha presentato una denuncia-querela facendo partire le indagini dei carabinieri, che hanno sentito gli altri colleghi che lavoravano con lei nella struttura e i titolari. In particolare, l’episodio della manata in cucina venne confidato subito alla sorella della titolare, e per questo motivo la donna è stata colpita dal violento pugno nello stomaco da parte del giovane tuttofare. Ora sarà il processo a stabilire se gli elementi trovati da carabinieri e Procura saranno sufficienti per arrivare a un verdetto di condanna.

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