L'intervista

lunedì 2 Novembre, 2026

Pro Loco trentine in crescita: 240 associazioni e 20mila volontari, ma pesano burocrazia e costi. «Per un gazebo serve un professionista»

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Dal 2020 le realtà sono aumentate di oltre il 30% e il 47% dei presidenti ha meno di 40 anni. La presidente Monica Viola segnala le difficoltà: «Le norme richiedono molto tempo e i contributi pubblici non bastano»

Le Pro Loco trentine non vivono soltanto di sagre e manifestazioni. La rete della Federazione conta oggi oltre 240 associazioni e circa 20mila volontari. Nel 2020 erano 182. Una crescita di oltre il 30%. Nel 2026 sono nate diverse nuove realtà, tra cui quella di Albiano, che in pochi mesi ha superato i 150 soci. Numeri che non spiegano da soli che cosa stia accadendo: la domanda è capire chi si avvicina oggi alle Pro Loco, perché lo fa e quale ruolo abbiano nelle comunità. Ne parliamo con Monica Viola, presidente della Federazione trentina delle Pro Loco.
Nel 2026 sono nate diverse nuove Pro Loco, che cosa dicono i vostri dati sull’andamento di questo fenomeno?
«Le Pro Loco sono un movimento molto attivo e capillarmente presente sul territorio. Nel 2026 ne sono nate diverse, soprattutto nelle valli limitrofe alle città, come Trento e Rovereto. Negli ultimi due anni le nuove nascite sono tutte in zone extraurbane».
Chi sono oggi le persone che si avvicinano alle Pro Loco? È cambiato il profilo dei volontari rispetto al passato?
«Sì, si avvicinano soprattutto giovani adulti e donne. Nel 2020 l’età media dei volontari nei direttivi era di 44 anni per gli uomini e 43 per le donne; nel 2023 era scesa a 40 anni, con solo il 15% sopra i 60. Nel 2026 l’età media è di 42 anni, ma il 47% dei presidenti ha meno di 40 anni. Siamo in controtendenza rispetto al dato nazionale, che comunque segna un ringiovanimento. Anche la tutela del patrimonio immateriale vede impegnati ragazzi nella scoperta e nella trasmissione delle radici».
Che cosa vi raccontano le nuove Pro Loco sui cambiamenti nella vita delle comunità locali?
«Le Pro Loco vogliono rendere le comunità vive e partecipate, anche per contrastare lo spopolamento e attrarre persone che aprano attività o lavorino in smart working. Cerchiamo di coinvolgerle nella progettualità sul territorio, valorizzando radici e senso di appartenenza. Puntiamo a coinvolgere tutti, anche i più giovani attraverso progetti scolastici. Se da questo nasce anche un’offerta turistica, tanto meglio».
Quali sono invece le principali difficoltà che state osservando nelle Pro Loco?
«Le normative, molto stringenti per il Terzo settore, richiedono molto tempo ai volontari per essere conosciute e applicate nell’organizzazione degli eventi. Dobbiamo anche rivolgerci a professionisti, per esempio per compilare le domande o per l’allestimento dei gazebo. Sono momenti impegnativi, così come la raccolta di fondi e contributi, visto che quelli pubblici, ora come ora, non bastano».
La nuova Pro Loco di Albiano, che in pochi mesi ha superato i 150 soci, è un caso particolare o presenta caratteristiche che ritrovate anche altrove?
«Non è un caso particolare: è una Pro Loco nata con una grande voglia di progetti a favore della comunità e del territorio, costruendo una rete tra associazioni, Comunità di valle, Aziende per il turismo (Apt), Comune e altri soggetti. Le nostre Pro Loco sono quasi sempre così: creano una rete tra persone, istituzioni e opportunità economiche, ottenendo partecipazione e successo nei progetti».
C’è qualcosa che dai numeri non emerge, ma che voi state osservando sul territorio?
«La Federazione delle Pro Loco trentine sta partecipando per la prima volta a un progetto di collaborazione con l’Apt di Trento. La nuova legge sul turismo ha favorito il dialogo tra Apt e Pro Loco: stiamo cercando di unire la forza del volontariato alle professionalità delle Apt. È uno dei tanti progetti meno visibili degli eventi, come quelli per la tutela delle lingue locali portati avanti con le scuole».

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