il lutto

venerdì 30 Ottobre, 2026

Rovereto: addio a Rolando Gardumi, storico aeromodellista. «Era l’essenza stessa della passione per il volo»

Il ricordo del gruppo Gar: «Riusciva a passare i limiti di ciò che all’epoca appariva impossibile»

È venuto a mancare Rolando Gardumi, storico aeromodellista nato negli anni ‘40 e originario di Rovereto. A ricordare Gardumi, morto a Ledro nei giorni scorsi, è il gruppo degli Aeromodellisti del GAR roveretano: «Ai più giovani il nome di Rolando Gardumi è poco conosciuto poiché si era allontanato da Rovereto da qualche tempo, ma non è così per tutti — affermano —. Che lo abbiano conosciuto o meno, per chi ha avuto a che fare con tutto quel che concerne l’aeromodellismo e simili, Rolando Gardumi impersonificava l’essenza stessa della passione per il volo. Una passione che è stata per lui totalizzante al punto di averla trasformata nel suo lavoro, ma sapeva essere anche molto coinvolgente». Rolando Gardumi è stato presidente del GAR tra il 1980 e il 1982. Si era formato pochi anni prima alla scuola del volo pionieristico di Guido Vettorazzo ed Aldo Ciaghi e compare nelle cronache delle gare internazionali Coppa Stella d’Italia fin dal 1959. «Un aeromodellismo — aggiunge il gruppo roveretano — che nonostante la giovane età gli andava già stretto poiché i suoi modelli erano sperimentali ed innovativi e tendevano ad uscire dalla consuetudine. La sua presenza nel GAR di Rovereto è pertanto molto oltre i pochi anni in cui è stato presidente, durante i quali ha traghettato lo spirito stesso dell’essere aeromodellisti nell’epoca contemporanea. Dall’epopea pionieristica dei grandi raduni ove giovani e meno giovani condividono i loro manufatti, all’epoca in cui innovazione, ricerca e nuove tecnologie di materiali o novità come i radiocomandati irrompono nell’aeromodellismo. Dove tutto è da sperimentare e conoscere prima ancora che diventi pratica del volo» sottolineano. Gardumi è ricordato come una persona che «riusciva a passare i limiti di ciò che all’epoca appariva impossibile. Tutti noi lo ricordiamo come colui che era in grado di far volare tutto. Non c’era sperimentazione che non avesse intrapreso, novità che non volesse testare. Con la caratteristica che più ce lo rende caro e di cui sentiremo la mancanza: la voglia di condividere ogni suo progresso con altruismo e sincerità. Con spirito didattico e la voglia di trasmettere la sua passione».

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