Montagna
mercoledì 28 Ottobre, 2026
I maestri di sci trentini temono l’invasione di insegnanti stranieri: «Più controlli sui titoli esteri, a rischio sicurezza e qualità dell’insegnamento»
di Redazione
La richiesta alla Provincia: «Applicare la risoluzione del Consiglio di Stato dell'anno scorso»
C’è preoccupazione tra i maestri di sci del Trentino in vista della prossima imminente stagione turistica invernale. Una preoccupazione legata alle prospettive occupazionali connesse alle attività professionali dei maestri privi delle abilitazioni richieste obbligatoriamente a chi aderisce al collegio (Collegio maestri di sci in Trentino, Cmst) e all’associazione dei maestri del Trentino (Amst).
In sostanza si paventa che il continuo aumento del numero dei maestri (italiani e stranieri accumunati professionalmente dall’aver ottenuto la qualifica frequentando corsi ed esami all’estero) porti ad una riduzione della sicurezza in pista e della professionalità del comparto – chiariscono i presidenti Mario Panizza (Cmst) e Andrea Sini (Amst) – con il grande rischio di non garantire alla clientela quella qualità di insegnamento che oggi è propria dei professionisti certificati dalla partecipazione ai corsi organizzati a livello locale. Una qualità umana e professionale ormai riconosciuta al di fuori dei nostri confini che rischia di venir compromessa e messa in dubbio dalla possibilità di raggiungere qualifiche importanti con scorciatoie pericolose per tutto il comparto professionale. Non una ipotesi ma ormai una certezza considerato il costante incremento numerico delle persone che operano nell’ambito dell’insegnamento dello sci in Trentino.
Il tema è stato portato all’attenzione del governo provinciale locale e recentemente è tornato nell’agenda del direttivo del collegio Cmst, nell’ultima riunione svolta a Trento. «Oltre che essere riconosciuti come professionisti di alto livello, siamo definiti gli operatori/ambasciatori del turismo invernale trentino – chiosano Panizza e Sini sintetizzando il pensiero del direttivo Cmst e di quello Amst – ma in realtà molti dei potenziali diplomati con titolo conseguito all’estero non sono allo stesso livello dei nostri. In questi anni abbiamo sempre più migliorato la formazione, introducendo da un lato corsi di aggiornamento e anche di qualifica professionale – con l’istituzionale di specifici segmenti dedicati da un lato a migliorare la nostra operatività tecnica (con le specializzazioni nello sci alpino, nello sci nordico, nello snowboard e anche nel freeride) – ma anche la sensibilità di insegnamento con l’istituzione di corsi dedicati al miglioramento della comunicazione nelle lingue straniere ma anche, ad esempio, ad una crescente attenzione nei confronti dei bambini e dei diversamente abili».
«Un patrimonio non sempre riscontrabile tra i professionisti provenienti o certificati all’estero. È infatti molto più facile superare un esame in nazioni limitrofe – affermano – rispetto a superarlo in Trentino e poi essere costretti ad un regolare e costante percorso di aggiornamento e specializzazione».
Da anni chiediamo alla politica trentina di intervenire su questo tema ma sinora senza risultati. La nostra richiesta è di seguire e applicare subito la linea dettata dalla sentenza del Consiglio di Stato del 2025 che stabilisce quali sono i requisiti che i maestri con titolo straniero devono avere per poter esercitare la professione e per poter garantire la sicurezza in pista. Nel vicino Alto Adige ciò è stato fatto con reciproca soddisfazione delle parti.
Oggi chi chiede di poter insegnare in Trentino privo di qualifica professionale italiana può scegliere due vie: operare all’interno di una scuola certificata (una cinquantina quelle operanti) e quindi poter godere della supervisione di professionisti abilitati (in Trentino esistono puntuali corsi per la qualifica di direttori di scuola) o chiede di operare in forma autonoma, cioè come libero professionista. In entrambi i casi serve una autorizzazione preventiva della Provincia autonoma di Trento. Il rischio a cui si riferisce Panizza è che dopo due anni il professionista può rivolgersi in sede statale (Conferenza Servizi a Roma), forte del “tirocinio” svolto in un’area qualificata qual è il Trentino, e chiedere il pieno riconoscimento del titolo. Scavalcando così anche le stringenti norme europee che chiedono anche il superamento di prove di formazione comuni (quali Eurotest ed Eurosécurité) per fissare un livello professionale comune nelle varie nazioni.
«Nel momento in cui la nostra categoria punta ad assumere un nuovo ruolo nel rapporto con la montagna, grazie alla nascita di “Scuole” in grado di affiancare all’offerta qualificata e certificata nella stagione della neve anche grandi opportunità in estate e nelle cosiddette “belle stagioni”, termine coniato da Trentino Marketing per indicare l’offerta di vacanza in primavera ed autunno – conclude il presidente Panizza, evidenziando il sentimento della categoria – la non regolamentazione di questi professionisti e il loro deciso incremento numerico, abbinata alla non puntuale verifica delle loro conoscenze tecniche di insegnamento, rischia di destabilizzare tutto il settore dei Professionisti della neve e operatori del turismo della montagna Trentina, non solo invernale».
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