ristorazione

giovedì 22 Ottobre, 2026

Osterie d’Italia 2027, da Maso Palù di Brentonico alla Locanda delle Tre Chiavi di Isera: ecco i locali premiati da Slow Food

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Il Trentino conquista 8 «Chiocciole». Tre, invece, i nuovi ingressi tra le segnalazioni della guida: La Locanda del Minatore a Faedo, l’Agritur El Mas di Moena e il Vallarom di Avio

Presentata a Torino l’edizione 2027 della Guida Osterie d’Italia, uno dei progetti ideati dal fondatore di Slow Food Carlo Petrini, l’imprenditore piemontese scomparso lo scorso 21 maggio. Sulla prestigiosa guida, nata ufficialmente 36 anni fa, sono iscritti ben 1952 locali, di cui 335 sono quelli premiati con la «Chiocciola», il simbolo che spetta alle osterie che si distinguono alle quattro voci prese in considerazione: cucina locale, qualità dei prodotti utilizzati, accessibilità dei prezzi e accoglienza.

 

Otto le «Chiocciole» trentine: Maso Palù di Brentonico, Maso Santa Romina di Canal San Bovo, la Locanda delle Tre Chiavi di Isera, il Boivin di Levico Terme, il Nerina di Romeno, Ciasa do Paré di Soraga e l’Osteria Storica Morelli di Pergine. A queste si aggiunge come nuova chiocciola l’Osteria 17, sempre a Pergine, il nuovo progetto ristorativo di Paolo Betti.

Tre invece i nuovi ingressi tra le segnalazioni della guida: da quest’anno si aggiungono a una trentina di locali anche La Locanda del Minatore a Faedo, l’Agritur El Mas di Moena e il Vallarom di Avio. L’edizione trentina della guida prevede poi l’inserto dedicato alle malghe, con due nuovi ingressi: la malga Telvagola sul Lagorai e la Preghena nelle Maddalene. «L’estate 2026, segnata dalle temperature elevate e dal conseguente “assalto” alla montagna, ha reso ancora più evidente il ruolo delle osterie in un territorio montano come il Trentino – scrive Slow Food – Osti e ostesse non inseguono le mode del momento, hype e trend social, ma vivono le comunità e contribuiscono ad animarle. Anche nelle località maggiormente sottoposte alla pressione turistica, rappresentano un punto di incontro tra le esigenze di chi arriva e quelle di chi quei luoghi li abita 365 giorni all’anno, offrendo un servizio che spesso va ben oltre la ristorazione». L’associazione sottolinea l’importanza di riconoscere a questi locali e alla filiera agricola in generale un ruolo importante nel mantenimento e la tutela dei territori in quota, invitando anche a superare la contrapposizione con le posizioni ambientaliste: «È sempre più importante riconoscere il valore delle filiere agricole nel mantenere abitate le terre alte, garantendo servizi, relazioni e opportunità di lavoro — prosegue la nota — È una consapevolezza che deve crescere anche all’interno del mondo ambientalista: la tutela degli ecosistemi montani non può essere separata dalla presenza di chi quei territori li coltiva, li pascola e se ne prende cura. Filiere che trovano il proprio completamento nelle osterie, nelle molte forme che assumono nelle valli trentine: rifugi, masi, aziende agricole, agriturismi, ristoranti d’albergo». Slow Food sottolinea infine come anche a chi gestisce questi locali spetti una responsabilità importante per proteggere il territorio da chi vorrebbe specularci: «Anche osti e ostesse sono chiamati a leggere il proprio lavoro dentro queste trasformazioni — conclude l’associazione — Operano in territori sottoposti a stress climatico e antropico e a una crescente pressione di interessi economici, energetici e politici che tendono a considerare la montagna soprattutto come una riserva di risorse da sfruttare, sottraendo progressivamente capacità di scelta e di governo alle comunità che la abitano». La guida sarà presentata al Muse di Trento il prossimo 3 novembre con una grande cena itinerante che coinvolgerà ben venti osterie nei tre piani del museo. Prima della cena si terrà una conferenza con diversi ospiti, fra cui l’Amministratore delegato di Slow Food Editore e responsabile editoriale della guida Carlo Bogliotti. Le prenotazioni sono aperte, e sul sito di Slow Food Trentino è possibile trovare tutte le informazioni dell’evento.

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