La storia

giovedì 22 Ottobre, 2026

Adele Cobelli e i suoi occhiali verdi, persi e ritrovati. Il racconto di papà Devis: «Li indossava sempre, ora li porto io: è come vedere con i suoi occhi»

di

Il racconto a sette mesi dalla tragica morte in un incidente: «È stato come se mi dicesse: "Alzate la testa, cercatemi lassù"»

«Ady, hai lasciato un vuoto incolmabile». Inizia così il toccante messaggio pubblicato su Facebook da Devis Cobelli, papà di Adele, la giovane ciclista morta in un tragico incidente lo scorso 20 giugno. A quattro mesi dalla scomparsa, il padre ha scelto di condividere un ricordo personale, una storia legata a un oggetto che per lui racchiude un significato profondo: gli occhiali verdi che la figlia indossava sempre quando andava in bicicletta.

Un racconto fatto di dolore, nostalgia e fede, nel quale un episodio avvenuto durante un’escursione in montagna è diventato per Devis un momento speciale, capace di restituirgli, almeno per un istante, una sensazione di vicinanza alla figlia.

Nel suo post, Cobelli racconta che gli occhiali verdi erano inseparabili da Adele fin da quando aveva iniziato ad andare in bici. Un accessorio che, dopo l’incidente, ha assunto un valore ancora più grande: secondo il padre, è stato l’unico oggetto a salvarsi dallo schianto del 20 giugno.

Devis spiega di aver iniziato a indossarli durante le gare e nelle passeggiate in montagna, da quando la figlia, con le sue parole, è «nata in cielo».

«È come se potessi vedere con i suoi occhi e mi dà una grande sensazione di pace», scrive. Un modo per sentirla ancora accanto, soprattutto nei momenti in cui la mancanza si fa più forte.

La storia risale alla fine dell’estate. Devis si trovava in montagna, arrivato a una malga a circa 1.900 metri di quota, quando si è accorto di aver perso gli occhiali.

Il ritrovamento mancato lo ha gettato nello sconforto. Ha iniziato a ripercorrere il sentiero, cercando ovunque e chiedendo aiuto alle persone che incontrava. Dopo diversi tentativi, però, ha dovuto arrendersi, mentre ansia e tristezza prendevano il sopravvento.

Poi, all’improvviso, una voce in inglese: «What are you searching for?», ovvero «Che cosa stai cercando?».

Davanti a lui c’era un uomo alto e imponente, che teneva per mano la figlia, una bambina che, racconta Devis, poteva avere la stessa età di Adele. Il padre ha spiegato di essere alla ricerca di un paio di occhiali verdi.

La risposta dell’uomo lo ha sorpreso: «Come with me, I saw it on a flower», cioè «Vieni con me, li ho visti su un fiore».

Devis racconta di aver seguito quell’uomo fino al punto in cui si trovavano gli occhiali. Erano proprio lì, appoggiati su un fiore.

Un’immagine che, nel suo dolore, ha assunto un significato particolare. «Adele col suo nuovo allenatore in cielo ce l’ha fatta di nuovo», scrive il padre, interpretando quell’episodio come un segno della presenza della figlia.

Fino a quel momento, racconta, aveva cercato soltanto guardando a terra, con la testa bassa e il cuore affranto. Il ritrovamento lo ha portato a dare un nuovo significato a quella ricerca.

Il suo messaggio si chiude con parole rivolte idealmente ad Adele e alla sua famiglia: «Mamma, papà, Gioele, io sto bene, non sono in terra, alzate lo sguardo, alzate la testa… cercatemi più in alto».

Un ricordo intimo, condiviso a quattro mesi dalla tragedia, che racconta il legame di un padre con la figlia attraverso un oggetto quotidiano diventato prezioso e un incontro inatteso in alta montagna. Un modo personale di attraversare il lutto e di continuare a sentire Adele vicina.

Commenti: