L'opera
lunedì 19 Ottobre, 2026
Variante di Torbole, la Provincia sceglie il tracciato nonostante i nodi ambientali da risolvere: ecco i cinque punti da approfondire
di Leonardo Omezzolli
La variante D è quella selezionata. Da valutare gli effetti sulla Sarca, sugli habitat fluviali, sulla qualità dell’aria e sulla viabilità
La documentazione sulle progettualità per la realizzazione della Variante di Torbole, il Docfap pubblicato ieri dalle pagine de il T, mette in chiaro una precisa scelta politica di voler procedere, almeno per quanto riguarda la Provincia con la soluzione D, nelle sue versioni D1 e D2. Le motivazioni tecniche, anticipate già in un articolo de il T del 15 luglio, sono prettamente economiche, perché le differenze tra le soluzioni D e C sono pressoché irrisorie al fine dello spostamento dei volumi del traffico, ma, soprattutto, meno peso, in termini di punteggio, hanno le valutazioni di impatto ambientale. Non a caso, i documenti provinciali appena pubblicati sono ben chiari in materia.
Nella tabella con le alternative progettuali e il loro impatto sui vincoli rispetto all’interferenza con gli strumenti di governo e gestione del territorio provinciale (ossia il numero di autorizzazioni specifiche e nullaosta necessari per realizzare l’opera ndr), si può notare distintamente che su nove parametri (inquadramento strutturale, Carta del Paesaggio Pup, Tutele paesistiche, Reti ecologiche e ambientali, Sistema insediativo e reti infrastrutturali, carta delle risorse idriche, carta di sintesi della pericolosità, Pguap ambiti fluviali, Aree protette Sic Natura 2000), le soluzioni D1 e D2 necessitano di approfondimenti e autorizzazioni per 5 di questi aspetti e tutti di carattere ambientale (Tutele paesistiche, reti ecologiche e ambientali, carta delle risorse idriche, carta di sintesi della pericolosità e Pguap ambiti fluviali). Mentre la soluzione C ne richiede soltanto 3 (Tutele paesistiche, Sistema insediativo e Carta di sintesi della pericolosità).
L’analisi sulle piene
Non a caso i tecnici nella relazione mettono ben in evidenza la necessità di un’analisi puntuale sulle piene della Sarca. Piene non certo anomale per il corso fluviale inframezzato da diverse opere idrauliche la cui gestione (soprattutto in caso di eventi meteorologici improvvisi) ha già provocato piene con conseguenze impattanti. Non ultimo la necessità di alzare gli argini in più punti proprio in prossimità del centro arcense e lungo le aziende al Linfano. «Resta necessario – scrivono i tecnici provinciali – lo sviluppo della verifica idraulica di dettaglio dell’attraversamento portate di piena Tr 100 e 200 anni». Ossia di studiare e prevedere il volume massimo di acqua (espresso in metri cubi al secondo) che un fiume o un corso d’acqua può raggiungere durante un evento alluvionale eccezionale, calcolato su base statistica in una qualsiasi annualità.
L’impatto sull’habitat fluviale
Sebbene le soluzioni D1 e D2 non impattano in aree protette la loro incidenza non è secondaria. Se è vero che non è richiesta la valutazione di incidenza ambientale i tecnici affermano che «è tuttavia raccomandato un approfondimento relativamente agli habitat e alla fauna ittica del fiume Sarca per le alternative D1 e D2».
Un elemento che chiarisce come la volontà politica provinciale sia monodirezionale sulle opzioni D1 e D2 è la presenza della relazione del Piano di lavoro per
lo studio di impatto ambientale (Sia) presente solo per le soluzioni D1 e D2.
L’impatto ambientale D1 e D2
Le carte tecniche elencano le previsioni di impatto ambientale e le relative richieste di approfondimento o autorizzazione necessarie ad ottenere l’ok definitivo all’avvio dell’opera. Realizzare la Variante di Torbole. Incidenze su Torbole e sull’area del Linfano si verificheranno sul piano dell’atmosfera e della qualità dell’aria sia durante il cantiere che a opera ultimata: emissioni polverulente e gassose da scavo, trasporto e mezzi di cantiere, diffusione di fumi agli imbocchi in esercizio. Da un lato le campagne del Linfano, le abitazioni anche turistiche ricettive e ristorative e la ciclabile. Dall’altra il Garda, la Conca d’Oro e l’abitato di Torbole (Ora del Garda). L’impatto sarà anche in ambiente idrico con il rischio di sversamenti in cantiere e con l’interferenza con la Sarca, oltre che con lo scarico delle acque di perforazione e drenaggio in fase di scavo. Ci sono poi situazioni da monitorare per l’instabilità agli imbocchi della galleria in pericolosità geologica media, la gestione delle terre e rocce da scavo, la tratta a rischio crolli sulla viabilità esistente (ss 249). si dovrà controllare l’impatto dei rumori e delle vibrazioni da cantiere. E ancora l’interferenza con iul corridoio ecologico e gli habitat ripali sulla Sarca. Le opzioni D1 e D2 cadono entrambe in aree a tutela paesistica e le opere dovranno rispettare determinati canoni. Ci sono poi le ricadute sulla salute pubblica quindi le elevate e prolungate esposizioni a polveri e vibrazioni o rumori vista l’estrema vicinanza a centri abitati. Infine, non meno importante l’impatto del cantiere sulla quotidianità viaria.
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