Salute

lunedì 12 Ottobre, 2026

Malattie reumatiche, in Trentino una persona su dieci è colpita: «La diagnosi precoce è fondamentale»

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Sono 5-6mila i pazienti con le forme croniche e autoimmuni più severe. Il reumatologo Lorenzo Leveghi richiama l’attenzione sui sintomi da non sottovalutare e sull’importanza di intervenire entro i primi 3-6 mesi

Non si tratta di «disturbi della vecchiaia», ma di malattie che colpiscono in modo trasversale tutte le fasce d’età, dai bambini ai giovani in piena attività lavorativa, fino agli anziani. In occasione della Giornata mondiale delle malattie reumatiche che si celebra oggi, 12 ottobre, anche l’Unità operativa di reumatologia di Asuit unisce la propria voce a quella della comunità scientifica e delle associazioni dei pazienti per accendere i riflettori su oltre 200 patologie croniche, infiammatorie e autoimmuni che rappresentano la seconda causa di disabilità in Italia. L’obiettivo è richiamare l’attenzione  della cittadinanza sull’importanza fondamentale della diagnosi precoce, dell’accesso tempestivo alle cure e degli stili di vita corretti.

Le malattie reumatiche abbattono il falso mito di essere disturbi esclusivi della vecchiaia: colpiscono in modo trasversale tutte le fasce d’età con una prevalenza femminile che supera il 70% dei casi. La vera chiave di svolta è il fattore tempo: intervenire nella finestra d’opportunità dei primi 3-6 mesi dall’esordio dei sintomi è fondamentale per bloccare la progressione del danno articolare ed d’organo e preservare la qualità di vita.

In Trentino circa una persona su dieci soffre di un disturbo reumatico. I dati delle esenzioni mostrano un nucleo di 5-6mila pazienti affetti dalle forme croniche e autoimmuni più severe, tra cui spiccano l’artrite reumatoide (2.421 casi, con quasi 200 nuove diagnosi l’anno), l’artrite psoriasica (1.506 casi) e la fibromialgia (1.495 casi). Segue una presenza significativa di sindrome di Sjögren (459), spondilite anchilosante (309) e Lupus / LES (286 casi, pari al 18,5% di tutte le connettiviti provinciali), oltre a forme rare e patologie legate alla fragilità ossea come l’osteoporosi.

Il modello organizzativo di presa in cura della U.o. di reumatologia di Asuit coniuga l’alta specializzazione ospedaliera con la prossimità territoriale: le alte complessità e acuzie sono gestite all’ospedale Santa Chiara di Trento (degenza ordinaria) e all’ospedale San Camillo (Day Hospital specialistico e ambulatori interdisciplinari dedicati). Parallelamente, la continuità assistenziale sul territorio è garantita capillarmente negli ospedali di valle (Rovereto, Cles, Arco, Borgo Valsugana, Tione e Cavalese) attraverso oltre 120 ore settimanali di attività specialistica e consulenza fornite dai collegi reumatologi ambulatoriali (SAI) che afferiscono tutti alla direzione della Reumatologia dell’ospedale Santa Chiara, assicurando un’assoluta omogeneità e qualità delle cure.

«Oggi abbiamo a disposizione terapie biotecnologiche, farmaci innovativi e Small Molecules che hanno rivoluzionato la prognosi», spiega il direttore dell’U.o. di reumatologia di Trento Lorenzo Leveghi. «Ma l’arma più potente resta la diagnosi precoce entro i primi 3-6 mesi. Invitiamo a non sottovalutare segnali come un gonfiore articolare inspiegabile o una rigidità alle mani al risveglio che dura più di mezz’ora, rivolgendosi subito al Medico di Medicina Generale o al Pediatra di libera scelta nel caso dei più piccoli».

A testimonianza del ruolo della reumatologia trentina nel panorama nazionale, oggi il direttore Leveghi partecipa a Roma, al Senato della Repubblica, alla conferenza stampa istituzionale per la 30ͣ Giornata mondiale delle malattie reumatiche promossa con la Società Italiana di Reumatologia. Durante l’evento sarà presentato il «Libro Bianco» sui dati e le priorità per potenziare la prevenzione e l’appropriatezza. L’evento servirà a delineare la nuova roadmap legislativa legata al disegno di legge n. 946. Il tavolo di confronto vedrà dialogare i tecnici e i clinici di Agenas, Ministero della salute e Istituto superiore di sanità con i rappresentanti della politica e delle associazioni nazionali ANMAR e APMARR, per definire una riforma strutturale capace di tutelare le fragilità a ogni età e garantire l’uniformità di accesso ai trattamenti avanzati su tutto il territorio italiano.

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