Politica
sabato 10 Ottobre, 2026
Bisesti, Paccher e le incognite Urzì e Gerosa nel risiko-candidati per Roma. «Salvini vuole solo fedelissimi». Ma c’è il fattore Vannacci
di Donatello Baldo
Il centrodestra attende le indicazioni nazionali e si confronta sulla spartizione dei collegi. Nel centrosinistra si fanno i nomi di Patton, Valduga, Ferrari e Manica
Fatta la legge elettorale, ora c’è da pensare a chi mandare a Roma. Ma le coalizioni sembrano prendere tempo. Il centrodestra è fermo perché attende indicazioni dal nazionale, che decide sulle spartizioni dei collegi tra le forze politiche e dice la sua anche sulle candidature. Il centrosinistra è più autonomo nelle decisioni, ma dovrà comunque capire come si configura il campo largo, e di conseguenza se anche i 5 Stelle vorranno un seggio tra i collegi trentini.
Centrosinistra
«Al tavolo non se n’è mai parlato», dicono quelli di Ada, l’alleanza democratica e autonomista del centrosinistra. Anche se qualche previsione viene fatta. Resta sul collegio senatoriale di Trento Pietro Patton, inteso come candidato di coalizione. Da questo punto fermo parte la considerazione sulle attribuzione dei restanti quattro seggi uninominali: due al Pd e uno a Campobase, l’ultimo ad Avs. Nella speranza che qui, che sono pochi, i 5 Stelle non rivendichino un posto. Si fa il nome di Francesco Valduga per il Senato di Rovereto, anche questo molto abbordabile. Ma qui nasce un problema: i dem si lasciano sfuggire due collegi come quelli senatoriali di Trento e Rovereto dati per sicuri? Difficilmente. Quindi si vedrà. Resta poi quello della Valsugana, questo dato per perso, e lì potrebbero andare – per testimonianza – i più piccoli, quindi Avs. Sulla Camera sembra certa la riconferma di Sara Ferrari, che però correrebbe anche sul proporzionale. E nel proporzionale potrebbe esserci anche Lucia Maestri, che se la giocherebbe sulle preferenze, nella speranza che scatti il seggio uninominale per Ferrari, cosa che non era avvenuta la volta scorsa. C’è poi la Camera di Rovereto, anche questa abbordabile. Chi se la gioca? Un nome è quello di Alessio Manica, capogruppo del Pd in Consiglio.
Centrodestra
Più in difficoltà il centrodestra, a quanto pare. La Lega potrebbe pretendere due collegi, così come Fratelli d’Italia, e uno resterebbe a Forza Italia. Il Carroccio potrebbe schierare Mirko Bisesti sulla Camera a Trento, e assicurarsi il collegio senatoriale a Pergine con Roberto Paccher. Ma anche qui Fratelli d’Italia potrebbe storcere il naso per due seggi tutti alla Lega. Che in ogni caso, se questo è lo schema, dovrebbe rinunciare alle due parlamentari uscenti: Elena Testor e Vanessa Cattoi. Che sono incerte anche perché – dicono i più informati – «Salvini questo giro vuole solo fedelissimi». Passando a FdI, qui la questione è davvero complessa. In ballo ci sono Marco Galateo, vicepresidente della giunta altoatesina, Alessandro Urzì, deputato uscente, assieme all’altra uscente Alessia Ambrosi e all’assessora trentina Francesca Gerosa. Una lotta interna per chi prende cosa. E tutti e tutte sperano nel proporzionale, il seggio più sicuro. Nel partito di Meloni si fanno però dei ragionamenti, su ciascuno dei pretendenti. Ambrosi non godrebbe del sostegno dei vertici locali, mentre per Gerosa il problema è un altro: se fosse eletta, al suo posto in Consiglio provinciale entrerebbe Andrea Merler, l’ex consigliere comunale di Trento finito nell’inchiesta Romeo per il reato di corruzione, su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio. Un problema di opportunità per Fratelli d’Italia. Poi c’è chi crede che difficilmente da Roma daranno il via libera alla candidatura di Galateo, per non toccare gli equilibri nella giunta altoatesina. Resta Urzì, che a quel punto potrebbe davvero aggiudicarsi il proporzionale, ma le altre posizioni a chi andrebbero? Buio assoluto. E niente di chiaro nemmeno per quanto riguarda il posto per Forza Italia: c’è l’accordo con La Civica di Gottardi, e potrebbe essere proprio quest’ultimo a candidarsi per il Parlamento nazionale, anche se la sua vera ambizione è la candidatura alla presidenza della Provincia nel 2028. Per il centrodestra, la scorsa volta, era stato eletto anche Andrea de Bertoldi, ora in quota Lega. Sembra che a Roma gli abbiano garantito un posto sicuro, ma non per forza in Trentino.
I conti senza Vannacci
Nel centrodestra, al netto dei ragionamenti interni alla coalizione, guarda anche all’esterno, preoccupato che nelle circoscrizioni uninominali possano candidarsi ovunque i rappresentanti del partito di Vannacci, Futuro nazionale. Se fosse così «tutti i collegi sarebbero a quel punto contendibili, con il rischio di perderli», osservano in molti nel centrodestra. E lo sanno bene anche nel centrosinistra, che se invece passa il campo largo possono fare i conti sui voti dei 5 Stelle, che non saranno percentuali altissime ma un collegio si vince anche per un voto.
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