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mercoledì 7 Ottobre, 2026

Carenze a scuola, Gerosa sospende il disegno di legge. In forse anche il regolamento

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L’opposizione dice no a una mediazione e l’assessora costretta alla marcia indietro. Dubbi sulla compattezza della maggioranza

«Non ritiro il disegno di legge, in alcun modo. Ma lo sospendo». A metà giornata, dopo un confronto con la minoranza e uno successivo con la maggioranza, è l’assessora all’Istruzione a darne notizia all’aula del Consiglio provinciale. Il primo commento è di Filippo Degasperi di Onda: «Lo sospende? Io non ho mai visto un disegno di legge che torna in Aula e viene approvato», anche perché continuerebbero a gravare le migliaia tra ordini del giorno e emendamenti ostruzionistici. Un regolamento, allora? «Vedremo», dice Gerosa, che però non ne fa cenno nel suo intervento. E sale il dubbio che nemmeno la maggioranza sia tutta unita nel trasformare il testo di legge in una delibera di giunta che contiene tutto. Nonostante l’assessora, e pure l’ex assessore Mirko Bisesti, insistano nel dire che «la maggioranza è unita».
Trattativa fallita
Non ci credeva nessuno, ma il passaggio andava fatto per chiudere il lungo capitolo della discussione sulle carenze formative. L’assessora ha convocato le minoranze per verificare un’eventuale disponibilità alla trattativa. «E allora? Ci sono novità?», ha chiesto ai consiglieri dell’opposizione. «Novità? Sì», ha risposto tra gli altri l’esponente di Campobase Michele Malfer, elencando una serie di provvedimenti assunti da Gerosa negli ultimi mesi: «Il 30% di alunni stranieri, la circolare sull’educazione all’affettività e alla sessualità». Provvedimenti che la minoranza giudica «sbagliati e pericolosi». Niente da fare dunque, non c’è spazio per un accordo. E già si sapeva.
Sospendo ma non ritiro
In Aula Gerosa annuncia il ritiro. Pardon, la sospensione. «Ho preso atto che nonostante le aperture che ci sono state da parte mia, da parte delle minoranze è rimasta la chiusura, che di fatto comporta la prosecuzione dell’ostruzionismo contro un disegno di legge voluto da un governo votato dai cittadini. Ho quindi deciso di non ritirare in alcun modo il disegno di legge ma di sospenderlo momentaneamente». Intervengono alcuni delle minoranze. Francesco Valduga (Campobase), sul passaggio di critica a un ostruzionismo contro un provvedimento proposto da un governo legittimamente eletto: «Ricordo sempre che le maggioranze hanno ragione di governare ma non governano perché hanno ragione. E non vorrei che passasse l’idea che l’ostruzionismo è un no a priori. Noi avevamo chiesto il tempo sufficiente per coinvolgere maggiormente il mondo della scuola, che non c’è stato». Così Degasperi, che oltre a sottolineare la mancata coesione e unità della maggioranza, spiega come nel dibattito «il grande assente è stato il mondo della scuola». Interviene, però, sulla sospensione del provvedimento: «Usi questo tempo — ha detto rivolto a Gerosa — per confrontarsi con chi ha rischiato di trovarsi sulle spalle una nuova modalità di gestione delle carenze non condivisa». Poi Lucia Coppola, di Avs: «Abbiamo fatto un ostruzionismo di qualità, che ha avuto il merito di mettere la scuola al centro. Ma non lo ha fatto l’assessora, che questo mondo non lo ha mai ascoltato».
Opposizioni unite
Altri della minoranza hanno parlato nella conferenza stampa convocata al volo. Lucia Maestri (Pd) ha sottolineato «la mancata originalità della traduzione dei provvedimenti nazionali», per poi affermare: «L’assessora dimentica che esiste l’autonomia scolastica, l’autorevolezza degli insegnanti e la libertà di insegnamento. Lei intende il suo governo della scuola come comando, e non va bene. È lo stesso mondo della scuola che chiede un rallentamento sul tema delle carenze». Una forte critica arriva anche da parte di Paola Demagri di Casa Autonomia, ma anche una certa soddisfazione: «La scuola può tirare un sospiro di sollievo, il ritiro di questo ddl le dà ossigeno. Ora speriamo che non passi il regolamento, perché così la scuola tornerebbe a soffocare». Poi Michele Malfer, che era già intervenuto con passione durante la trattativa. L’esponente di Campobase cita un iconico sketch di Carosello: «Gerosa mi fa venire in mente il Fra’ Cimabue, che ne fa una e ne sbaglia due. Avevamo chiesto tempo, approfondimento. Cosa che non c’è stata. Se vuole inizi ora a mettere nelle condizioni le scuole di dire la loro sul tema delle carenze. E decida a valle, non con un regolamento imposto dalla giunta».
Incertezza sul regolamento
L’assessora, fin dall’inizio, per sottolineare come non fosse l’ostruzionismo a fermarla, aveva sempre dichiarato di avere pronto un regolamento che ricalca la sua proposta di legge, da far adottare alla giunta bypassando il Consiglio provinciale. Ma di questa exit-strategy non ne ha parlato in Aula. E su questo ha cercato di dribblare le domande dei giornalisti: «Vedremo». Poi si scopre che nella riunione di maggioranza, all’ipotesi di procedere con un regolamento invece di una legge, non c’è stata tutta questa unità. Claudio Cia, di Forza Italia, ha ribadito la sua netta contrarietà, alcuni hanno proposto di inserire soltanto la parte riguardante le capacità relazionali — leggi: voto in condotta — mentre solo alcuni hanno spinto per una delibera che contenga tutto, anche le carenze. Degli assessori presenti, nessuno è intervenuto: deciderà Fugatti, perché il tema sembra ora politico, e anche elettorale, perché non tutti vorrebbero aprire un ulteriore fronte con il personale della scuola.

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