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martedì 6 Ottobre, 2026
I suoni delle Dolomiti chiudono con 12mila presenze. E si confermano un appuntamento unico nel panorama culturale europeo
di Redazione
Anche il 2026 la rassegna è stata un’esperienza autentica, immersa nella natura e aperta all’incontro tra artisti e pubblico. Le immagini che riassumono la kermesse
Si è conclusa sabato 3 ottobre con il concerto di Daniele Silvestri a Pian de Jiadoes, in Val di Fassa, la 31ª edizione de I SUONI DELLE DOLOMITI, il festival che da oltre trent’anni porta la grande musica internazionale tra gli scenari delle Dolomiti trentine, Patrimonio dell’Umanità, trasformando prati, rifugi, laghi e vette in luoghi di ascolto e condivisione.
Sotto la direzione artistica di Mario Brunello, l’edizione 2026, in programma dal 24 agosto al 3 ottobre, ha proposto un programma ampio e trasversale, attraversando generi, epoche e culture: dalla musica classica al barocco, dal jazz al cantautorato, dalla musica corale alle tradizioni popolari, fino a progetti capaci di mettere in dialogo la musica con altre forme d’arte e di espressione. Gli eventi in programma hanno offerto un’esperienza unica, in cui la bellezza dei paesaggi si è intrecciata con le performance di artisti di fama internazionale, rappresentando al tempo stesso un’importante occasione per sensibilizzare il pubblico sulla tutela dell’ambiente, valorizzando le Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità, e promuovendo un turismo consapevole e sostenibile.
Nel complesso, la rassegna del 2026 ha fatto registrare la partecipazione ai concerti di circa 12 mila persone, in continuità con la passata edizione.
Ad aprire il festival, il 24 agosto in Val Nana, è stato Archi, Corde, In-canto, progetto che ha riunito I Violoncellisti della Scala e il Coro SOSAT, in occasione del centenario di quest’ultimo. Un incontro simbolico tra la grande tradizione musicale e quella alpina, arricchito dagli arrangiamenti di Stefano Nanni.
Il percorso è proseguito con artisti di fama internazionale come il violinista Ilya Gringolts, protagonista al Rifugio Tosa Pedrotti, e con uno degli appuntamenti più iconici della rassegna, L’Alba delle Dolomiti, che il 2 settembre al Sass Pordoi, alle prime luci del giorno, ha visto protagoniste le Belles of the Rockies.
Spazio anche alla nuova scena musicale internazionale con il Quinn Christopherson Trio, mentre le Pale di San Martino sono state attraversate dal Trekking dei Suoni, esperienza che ha unito il piacere del cammino alla musica e culminata con il concerto di Mario Brunello e Gilles Apap.
Il viaggio musicale è proseguito con le sonorità balcaniche, klezmer e jazz gitano dei Baba Yaga, con l’energia e la dimensione sociale dell’Ilumina Ensemble, nato in Brasile, e con il barocco di Jakub Józef Orliński e Il Pomo d’Oro, protagonisti di Beyond, dedicato al Seicento italiano.
A Tesero il MediBa 4tet ha intrecciato tradizioni mediterranee e balcaniche, jazz e influenze classiche, mentre a Giasenei l’incontro tra la tromba di Lucienne Renaudin Vary e la fisarmonica di Félicien Brut ha attraversato generi e tradizioni all’insegna della libertà espressiva.
A Pradalago, la musica corale del VOCES8 Scholars Ensemble ha accompagnato il pubblico dalla polifonia rinascimentale alla contemporaneità, mentre a Villa Welsperg, all’imbocco della Val Canali, Glauco Venier, Daniela Spalletta e Alfonso Deidda hanno riletto il repertorio dei Beatles in chiave jazz con Here Comes the Sun.
Il festival ha poi aperto una finestra sul mondo caucasico con le Ialoni, ensemble femminile proveniente dalla Georgia, e sulla nuova canzone italiana con Anna Castiglia, protagonista al Passo delle Selle.
Tra le novità dell’edizione 2026, Musica verticale ha messo in relazione due mondi apparentemente lontani, ma accomunati dalla ricerca dell’equilibrio: la musica e l’arrampicata. Il progetto ha coinvolto l’alpinista e pianista Alexander Huber, la pianista e musicologa Chiara Schmidt, l’attore e scrittore Giuseppe Cederna e l’Ensemble Cortlys, sviluppandosi tra il Teatro Navalge di Moena e gli scenari naturali di Gardeccia.
A chiudere questa 31ª edizione, oggi, domenica 3 ottobre, a Pian de Jiadoes, in Val di Fassa, è stato Daniele Silvestri, cantautore tra i più originali della scena italiana, capace di unire ironia, impegno civile e ricerca musicale. Un finale che ha idealmente riassunto lo spirito di un festival che da sempre sceglie di mettere in relazione mondi diversi, lasciando che sia la montagna a fare da punto d’incontro.
Anche nel 2026 I Suoni delle Dolomiti ha confermato il proprio impegno sul fronte della sostenibilità, dell’accessibilità e dell’inclusione.
Gli appuntamenti hanno rappresentato un’occasione per vivere e conoscere il patrimonio naturale delle Dolomiti attraverso un modello di fruizione rispettoso del territorio, promuovendo una maggiore consapevolezza nei confronti dell’ambiente e un turismo attento e sostenibile.
Dal 2025 il festival fa parte della European Festivals Association e ha implementato un sistema di gestione conforme alla certificazione ISO 20121:2024 per gli eventi sostenibili, rafforzando un percorso che considera la sostenibilità non come elemento accessorio, ma come parte integrante della progettazione della manifestazione.
Particolare attenzione è stata inoltre dedicata all’accessibilità, con quattro appuntamenti progettati per favorire la partecipazione anche delle persone con disabilità motoria e uditiva. Un impegno che ribadisce la volontà di rendere l’esperienza del festival sempre più inclusiva e condivisa.
Con un programma che attraversa generi e tradizioni, I Suoni delle Dolomiti 2026 si conferma un appuntamento unico nel panorama culturale europeo, capace di trasformare la fruizione musicale in un’esperienza autentica, immersa nella natura e aperta all’incontro tra artisti e pubblico.
Tutti i luoghi sono raggiungibili a piedi con percorsi di varia intensità e tutti i concerti sono gratuiti ad eccezione del Trekking dei Suoni.
I Suoni delle Dolomiti è lo storico festival delle Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità, che coinvolge attivamente il pubblico in esperienze culturali, sociali e turistiche, promuovendo una riflessione sul rispetto dell’ambiente e sull’importanza di un futuro sostenibile e accessibile. Un impegno che si traduce anche nella promozione di un turismo consapevole, grazie al coinvolgimento del MUSE come partner scientifico.
Un’esperienza immersiva dove il silenzio diventa ascolto, la fatica del cammino si trasforma in condivisione e l’armonia con la natura si unisce al rispetto per l’ambiente e alla sostenibilità.
Un festival unico nel panorama internazionale, nato nel 1995 da un’idea visionaria di Paolo Manfrini — giornalista, dirigente culturale — che ha saputo intrecciare arte, ambiente e cammino. Fin dalla sua prima edizione, la rassegna ha scelto di rinunciare a palchi, amplificazioni e grandi platee: i concerti si svolgono in quota, raggiungibili solo a piedi, trasformando ogni appuntamento in un’esperienza immersiva e collettiva, dove la musica si fonde con il paesaggio e il silenzio diventa uno spazio di ascolto, la fatica del cammino si trasforma in condivisione e l’armonia con la natura si unisce al rispetto per l’ambiente e alla sostenibilità.
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