Sport
sabato 3 Ottobre, 2026
Mondo Duplantis al Festival dello Sport: «Punto a 6,32, ma anche 6,40 è un obiettivo reale». Poi scherza: «Mi vedo sulle Dolomiti»
di Valerio Amadei
Il primatista svedese accolto da una standing ovation al Santa Chiara racconta record, Olimpiadi, passioni e futuro: «Rinuncio all’indoor, la priorità è l’outdoor»
«Intanto voglio arrivare a 6,32. Penso che avrei già potuto farlo e il prossimo anno, con più tempo per prepararlo, ci riuscirò. Guardo anche a 6,40, è un obiettivo reale, ma vedremo col tempo». A confessarlo è l’invincibile per eccellenza: Mondo Duplantis, accolto ieri pomeriggio da una standing ovation all’Auditorium Santa Chiara, ancora sold out in questo Festival dello Sport. Intervistato da Gianni Valenti e Andrea Buongiovanni, il primatista svedese ha raccontato il suo mondo dei record tra battute, ricordi e anche cantando davanti al pubblico. Tutto, però, è cominciato da bambino in giardino. «Mio padre ha costruito l’attrezzatura e già da piccolo riuscivo a praticare questo sport. In tv metteva spesso il salto con l’asta, così sono cresciuto con questo legame. Non so spiegare come sia nata l’ossessione, è un mix di molte cose. Amavo la voglia di spingermi sempre più in alto, l’adrenalina di raggiungere nuove altezze». Non c’era però solo l’asta: «Ero bravo a baseball, ma ero più bravo a fare altro. Amo anche il calcio, e sono contento di aver praticato tanti sport. Hanno l’idea di gruppo, di giocare insieme, ed è stato bellissimo. Quando cresci negli sport singoli a volte ti senti solo». Per l’ascesa di Mondo, fondamentali anche i genitori: «Mio padre è un super esperto di salto con l’asta, ma non ha mai esagerato e non mi ha mai forzato. Hanno creato un ambiente in cui ero libero di essere me stesso. Già da bambino non dovevo guardare lui per cercare risposte: mi bastava saltare e le trovavo dentro di me. Sono davvero grato a loro».
Il primo record del mondo è arrivato a 18 anni, dopo il titolo europeo. «Fu un momento incredibile, la mia fiducia salì al cielo e sentivo che tutto fosse possibile. È uno dei pochi momenti in cui riesco a essere super concentrato nonostante la pressione, anzi rendo meglio». Su quel 6,17 il ricordo è sfocato: «C’era mia madre, l’ho guardata e abbracciata. Non ricordo esattamente il momento, le emozioni erano troppe. Sono i momenti che sognano tutti quelli che gareggiano: senti che il mondo cambia». Da allora i primati sono arrivati sempre un centimetro alla volta: «Il perché? Beh, Montecarlo è costosa (ride, ndr)». Poi, serio: «Ora è sempre più difficile. Tra 6,17 e 6,31 c’è una differenza enorme: un centimetro non è tanto, ma quindici sono tantissimi. Battere ogni volta un record mette in mostra il mio mondo: più ne faccio, più il salto con l’asta acquista importanza. Non salto 6,40 in allenamento per poi abbassarmi in gara per scelta». Sul palco del Santa Chiara anche un’asta, non sua, ma comunque simbolo della disciplina: «Con l’asta ci danzi, devi essere un tutt’uno con lei. La cosa strana è la corsa: devi generare velocità rendendo l’asta il meno pesante possibile. Quando pianti l’asta serve la giusta forza e la giusta velocità per salire in aria. È bellissimo, ma anche brutale». La sensazione è simile quella del golf, altra sua passione: «Come quando colpisci bene la pallina. Ti senti in controllo, non ho mai provato emozioni così. Lo descriverei come un momento magico». Ormai tutti i record sono polverizzati, ma Parigi 2024 resta sempre un pensiero fisso: «Mi sembra ancora surreale. Ho sognato per anni quel momento: oltre a diventare campione olimpico, ho battuto il record del mondo. Ogni quattro anni, per un atleta, sono tantissimi: è come l’età dei cani. Tutta la tua carriera dipende dalle Olimpiadi. Dopo Parigi tutti mi hanno conosciuto, sono finito al centro del mondo. Bello, ma strano».
Lo sguardo è già su Los Angeles 2028: «Gli americani amano fare le cose in grande, sarà una super esperienza. Una mia grande performance potrebbe avere un impatto enorme». Spazio anche ai colleghi, su tutti Gimbo Tamberi: «Forse piace per i capelli lunghi e per il look (ride, ndr). Ha una mentalità da leader, sa essere “killer” nei momenti decisivi. Ci sono atleti più talentuosi di lui, che possono saltare anche più in alto, ma lui ha quel qualcosa in più». Una parentesi anche su Sinner, tra gli invitati al recente matrimonio: «È un bravo ragazzo, una persona coi piedi per terra». Rispetto a molte discipline, nel salto con l’asta c’è un ottimo rapporto tra i singoli atleti: «La competizione è con la barra, non con gli altri. Viaggiare con l’asta non è semplice, e momenti così creano spirito. Ora siamo uno speciale gruppo di amici, ma non è stato sempre così». Armand alla nascita, ma ormai per tutti Mondo: «Mondo me lo dicono da quando ho quattro anni, prima ancora di iniziare la scuola. È diventato un secondo nome, mi sento legato a lui». Il segreto per competere restando sereni? «Servono la passione e una bella vita. Ho una bella moglie, una bella famiglia, un ottimo rapporto con i miei genitori e con lo staff: così gareggiare non è complicato. Poi ci sono il golf e la musica, che mi aiutano a staccare la testa». E Duplantis sta portando avanti anche una carriera da cantante: «È abbastanza random, ne sono consapevole, ma mi diverto un sacco. Dal 2020 passo l’inverno in Svezia e, non potendo fare nulla all’aperto, mi sono trovato una notte in studio». La programmazione, intanto, cambierà: «Rinuncio all’indoor, il periodo è troppo pieno e fisicamente comincia a pesare. Ho bisogno di ritmi giusti, senza sovraccarichi: la priorità è l’outdoor». E il futuro, a sorpresa, parla italiano. «Mi vedo sulle Dolomiti», ride. Colpa del padre: «È americano, mia madre è svedese, ma il suo sogno più grande è essere italiano. È cresciuto a New Orleans in una zona piena di immigrati italiani, molti siciliani, e si sente italiano».
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